Folletti e altre strane creature -Milano e la Lombardia-

Non mi capita quasi mai di leggere libri che trattano tematiche fantasy e non conosco neppure molto bene il popolo che vive in questo mondo narrativo parallelo. Ho sempre ritenuto l’ambiente assai complicato e pieno di nomi impronunciabili, nonché pregno di legami contorti tanto quanto le trame composte da autori, sicuramente validi ma anche un po’ visionari. Con tali presupposti, non molto esaltanti a mio avviso, ho creduto che addentrarmi in questo tipo di lettura mi avrebbe annoiato in fretta. Devo ammettere che la mia reticenza più grande in questo ambito, è data soprattutto dal tipo di musica che viene ascoltata, da chi è solito leggere tale genere, ossia: l’epic metal; posso ammettere in tutta franchezza che sia la cosa più lontana dai miei gusti musicali in assoluto. Così facendo però, mi sono precluso una potenziale lettura interessante solo a causa di un pregiudizio, quindi ho ritenuto doveroso correre ai ripari.

Prima di buttarmi a capofitto in una lettura alla cieca, ho sentito il bisogno di documentarmi un po’ ed il libro scritto dalla giornalista Elisabetta Colombo, ha fatto proprio al caso mio. Ho scoperto che il mondo dei folletti, delle fate, delle streghe ecc… è molto più vasto e dettagliato di quanto non credessi prima; ma ciò che mi ha stupito enormemente è sapere che in ogni regione d’Italia e anche in Lombardia, esistono dei folletti tipici. Io a torto, ho creduto che le leggende legate ai questi personaggi fossero relativi al nord Europa e invece è possibile “trovare” questi esseri persino in una città come Milano, addirittura in zone specifiche o in vie molto rinomate. Ho appreso che che nel capoluogo lombardo esiste la tribù dei Lemps, ovvero, personaggi innocui ma capaci di spaventare a morte durante le loro apparizioni notturne. Costoro vivono agli angoli bui delle strade e a differenza di altri folletti,  i Lemps non assumono sembianze animalesche ma vengono rappresentati con il volto grinzoso e dall’aspetto decisamente poco avvenente. Ce ne sono altri di personaggi autoctoni, come: i Tarusc che vivono nei boschi del Lago Maggiore; i Quertur nei vigneti della Valtellina; i Quagg di Brescia; i Lentegh brianzoli e i Sgranf bergamaschi, insomma siamo circondati da questi esserini. La Colombo fornisce informazioni storiche molto dettagliate che vanno dalla lontana Grecia antica, passando attraverso l’Europa germanica e gallica medievale, finendo ai giorni nostri. Mi sono dovuto ricredere sulla figura dei folletti, poiché ritenevo fossero dei personaggi simpatici e altruisti, (David Gnomo ha influenzato leggermente il mio pensiero) ma da queste pagine si evince che costoro siano dei piccoli diavoli dispettosi creati per disturbare l’uomo, che ognuno di essi abbia un ruolo identificativo e ben preciso nella società umana e che abbiano anche delle vittime preferite per i loro scherzetti.

“[…] Nei folletti c’è la cultura contadina, e non solo, ci sono le credenze popolari, c’è il ricco intreccio con la religione, con il ritmo della natura, con la vita quotidiana.”

Sono uno spaccato della cultura occidentale da cui si può capire molto del modo di pensare di una volta, quali fossero le paure che affliggevano certi popoli e i rimedi per contrastarle. I folletti sono l’anticamera della storia religiosa, un paganesimo pittoresco creato ad hoc per i popoli flagellati da specifiche sciagure, sono davvero utili a comprendere anche il retaggio culturale che sta dietro alle fobie odierne, piuttosto che a quel senso di angoscia e terrore che in certe situazioni si vive sulla propria pelle. I folletti prendono vita dagli incubi notturni fatti per lo più da bambini o da giovani donne; quindi gente, fate attenzione a quando dormite!

Un libro che tratta questo argomento, non può non avere al suo interno delle pagine illustrate a dovere, che rendano l’idea di come possano essere fatti questi mostriciattoli. L’illustratrice e disegnatrice Milena Maganzini ad ogni fine capitolo ci regala dei piccoli capolavori di arte figurativa, che con il solo ausilio di una matita, è capace di trasportare i folletti da parole ad immagini. La scena e lo sfondo sono volutamente accennati da tratti leggeri e fugaci, mettendo in risalto il personaggio appena descritto. Il bianco e il nero, sapientemente calibrati dall’uso del tratteggio del lapis, rende il disegno molto più autentico di qualsiasi lavoro fatto al computer, nonché il sapore rustico a cui fa riferimento l’immagine, si abbina perfettamente con l’origine rupestre di queste antiche entità. La Maganzini fornisce un identikit quasi fotografico dei “criminali” esaminati dalla sua collega, riporta sulle pagine tutte le caratteristiche dell’ambiguità caratteriali di costoro, mettendone in risalto la furbizia e la malignità, immortalandoli come se fossero lì, pronti per essere ritratti dalla sapiente mano della disegnatrice.

Il libro in questione è una specie di censimento di tutti i folletti che gravitano intorno alla Lombardia; è pieno di informazioni, di cenni storici leggendari, di frasi derivanti dal dialetto delle città in cui questi esseri operano o hanno operato; di disegni che raffigurano esattamente come potremmo immaginarci dei personaggi fantastici se dovessimo trovarli sotto casa, o forse è un modo per riconoscerli qualora vedessimo delle figure strane. Le pagine sono un giusto equilibrio tra nozioni ed immagini, sono fatte in modo che si possa avere un’idea ben precisa di cosa sta dietro a questo mondo nascosto; l’ho trovato molto utile.

Questo libro è il primo volume di una collana che descrive ogni regione italiana, il prossimo numero tratterà dei folletti di Udine e del Friuli, chissà cosa si potrà trovare da quelle parti…

I libri si possono ordinare direttamente sul sito dell’editore http://www.grecoegrecoeditori.it (come ho fatto io) oppure richiederli in libreria. Gli appassionati di questo genere, che sono molti, sicuramente non perderanno occasione per comprarli. Chi invece nutre ancora dei dubbi, lo consiglio vivamente perché è utile sapere ciò che ci gira attorno a nostra insaputa, perciò per sconfiggere il nemico bisogna prima conoscerlo.

Buona lettura.

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