Storia di un corpo – Daniel Pennac

Quell’ammasso di cellule, nervi, muscoli, ossa, frattaglie varie che ci appare tutti i giorni davanti allo specchio, che nascondiamo o mostriamo senza pudore, che curiamo con dedizione o trascuriamo con noncuranza, con cui volenti o nolenti ci presentiamo agli altri, quella forma talvolta aggraziata, talvolta buffa che ci portiamo allegramente o pesantemente in giro per il mondo, il nostro corpo, è il fondamento di questo libro.
Pennac, da quando ho avuto la fortuna di scoprirlo, mi riserva sempre quella piacevolezza dello stupore che deriva dall’originalità.
E anche in questo caso non si è smentito. Ha costruito una storia decisamente sui generis: un diario di un padre che si propone come un vero e proprio testamento fisico del suo corpo, lasciato alla figlia dopo la sua morte. Annotate quasi giornalmente per 74 anni, dai 12 agli 86 anni, infatti, ci sono tutte le sensazioni, le scoperte, le reazioni fisiche di un’esistenza, del corpo del protagonista, della sua evoluzione, della sua interazione con il resto del mondo.
Cresciuto in una famiglia con una madre distante e un padre gravemente malato, il narratore pre-adolescente non ha ancora la percezione effettiva di sé e vive come se fosse proprio l’ombra del padre, gracile e pallido. Non ama la sua immagine e, per evitare di incrociarla, ha un lenzuolo che copre lo specchio della sua camera. Unica ancora di salvezza è la governante Violette, che lo cura e lo nutre con l’istintività e la tenerezza di una madre e che lo accoglie nei mesi estivi nella sua casa di campagna, luogo in cui il piccolo protagonista tempra fisico e carattere, riscoprendo il contatto con la natura e i veri legami affettivi.
A 13 anni, la svolta: il giovane protagonista decide di togliere il lenzuolo dallo specchio e osserva la sua immagine per la prima volta. Realmente. Il suo corpo gli si presenta davanti in una forma non propriamente piacevole e in quel momento ha come un’epifania: decide che la sua mente analizzerà il suo corpo in tutte le espressioni e le interazioni con gli altri, cercando di superare la dicotomia tra interiorità ed esteriorità.
Più che di accettazione di sé, però, in questo caso si può parlare di puro interesse scientifico. Il primo passo, infatti, è quello di ritagliare una tavola anatomica di un testo di Larousse e posizionarla sullo specchio per un confronto impietoso con il suo riflesso di acerbo ragazzino ‘invisibile’. Accettando un tacito patto di non belligeranza con il proprio corpo, sceglierà di aderire il più possibile a quella struttura fisica.
Tutte le sensazioni corporee che verranno registrate da quel momento in avanti, si intrecceranno inevitabilmente con le sensazioni mentali: il corpo diventerà un tramite tra l’io e il resto del mondo e i rapporti interpersonali saranno analizzati principalmente per la loro espressione fisica.
Tralascio volutamente la storia in sé, è bello scoprirla pagina dopo pagina in tutte le sue sfaccettature, con episodi anche decisamente divertenti e raccontati con dovizia di particolari.
E adesso, visto che ho concluso e che questo libro non mi ha minimamente influenzato, vado a portare un po’ a spasso le mie stanche membra.
Buona lettura!

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Titolo: Storia di un corpo
Autore: Daniel Pennac
Pag: 333
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Lingua: Italiano
ISBN: 978-88-07-88837-3

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