Il Diritto di Contare

Quanti di voi sapevano che negli anni 60 venivano impiegate delle donne e per di più di colore, negli uffici della NASA? E quanti di voi sapevano che tre di loro hanno fatto la storia, raggiungendo obbiettivi inimmaginabili e aprendo quella strada da sempre a loro preclusa?
Il film è basato sul libro di Margot Lee Shetterly – Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race – che racconta la storia di Katherine Johnson, nata col pallino dei numeri, di Mary Jackson, dotata di grande acume, intelligenza e forza di volontà e di Dorothy Vaughn che ha dalla sua la grande passione per le macchine e il loro funzionamento, e del loro preziosissimo contributo apportato al primo volo intorno alla Terra e alla corsa allo spazio.
Il tutto in un’ epoca dove le donne contavano poco e se erano di colore ancora meno. Un’epoca in cui, nonostante le nuove leggi in materia di integrazione razziale, i neri continuavano ad avere posti separati sui mezzi e negli uffici pubblici e ad essere trattati come cittadini di serie b (e non mi sembra cambiato molto da allora, nonostante Martin Luther King, Nelson Mandela e Barack Obama, che ha superato il traguardo più ambito di sempre) e in cui una donna di colore poteva solo aspirare a lavori di basso livello. Ma non in questo caso. Certo Katherine,ne ha dovuti mandare giù di bocconi amari, sopportare gli sguardi di disprezzo e superiorità negli occhi di chi incontrava sul lavoro e le porte chiuse, metaforiche e non, che si è vista sbattere in faccia prima di essere finalmente accettata come collega, come matematico e di avere il rispetto che meritava. E stavolta il titolo italiano attribuito a questo film è più che azzeccato.
Il film si apre con una bambina che sta guardando una vetrata a losanghe colorate e intanto parla da sola. Ma non è una filastrocca o una canzoncina che si sente: in quella vetrata lei ci vede in tre dimensioni trapezi, triangoli, rombi, rettangoli e ripete definizioni e formule geometriche mentre nell’ufficio del direttore i genitori firmano l’ammissione al liceo di questo genietto appena uscito dalla prima media. Genietto che nella scena dopo ammutolisce un’intera di classe risolvendo una complicata equazione con annesse radice quadrate e potenze. E questo è quello che poi farà per tutta la vita. Guardando le scene in cui lei scrive e risolve, a mente e a velocità impressionante, equazioni lunghissime contenenti radici quadrate, incognite e numeri elevati a potenza tra ogni tipo di parentesi, sono rimasta senza parole! Per risolvere quel tipo di operazioni con l’ausilio di un calcolatore elettronico dobbiamo fare conto sulla sua collega Dorothy e la sua propensione a far funzionare ogni tipo di macchina, seppure la sua che va in panne ogni due per tre. Mary da parte sua, supporta l’ingegnere della NASA incaricato di costruire la navicella che dovrà compiere il giro intorno alla Terra e che le propone di diventare lei stessa ingegnere e dare il suo contributo, dato che comunque è quella la mansione che svolge. Mary fa domanda ma il tutto si arena davanti ad un diploma aggiuntivo che sembra un’impresa poter prendere.
In tutto il film quello che permane è il senso di impotenza che queste donne provavano anche dopo aver superato un ostacolo perché aver superato quell’ostacolo significava che dopo ce n’era un altro per cui il lavoro fatto prima contava poco o nulla, anche se alla fine aveva grande rilevanza. E non sono poche le scene in cui ti ritrovi a pensare: “E dai però!! Che significa trattare le persone in questo modo!!” Eppure è cosi che è andata. Sono tanti i punti di forza di questo film, che a tratti ti commuove pure e tra questi ci metto la presenza nel cast di Kevin Costner, che interpreta Al Harrison il capo della divisione di cui Katherine fa parte, e Kirsten Dunst nella parte di Vivian Mitchell, il supervisore incaricato di assegnare i posti di lavoro vacanti nei vari uffici della NASA. Due parti non facili -talvolta li odi per come si comportano- ma interpretate con la bravura cui ci hanno sempre abituati. Chapeau!

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paola ha detto:

    L’ha ribloggato su donnenellastoria by Paola Chiricoe ha commentato:
    l film è basato sul libro di Margot Lee Shetterly – Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race – che racconta la storia di Katherine Johnson, nata col pallino dei numeri, di Mary Jackson, dotata di grande acume, intelligenza e forza di volontà e di Dorothy Vaughn che ha dalla sua la grande passione per le macchine e il loro funzionamento, e del loro preziosissimo contributo apportato al primo volo intorno alla Terra e alla corsa allo spazio.

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  2. The Butcher ha detto:

    Penso che sia un film che in molti dovrebbero guardare. Ha un bel significato e soprattutto è film necessario soprattutto con i tempi che corrono.
    Ottima recensione!

    Liked by 1 persona

  3. Manuela ha detto:

    Grazie Paola e The Butcher per i vs commenti! Sono contenta che l’articolo vi sia piaciuto. E grazie di cuore Paola per aver ribloggato il post sul tuo blog, che ho visitato: molto interessanti i tuoi articoli!

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  4. Paola ha detto:

    Grazie a te 🙂

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