I tre giorni del Condor vs I sei giorni del Condor

Ho una passione per i film con Robert Redford, per i libri, e per i film tratti da libri.
Se aggiungete che le spy stories e i gialli hanno un posto privilegiato nella mia classifica, riuscirete ad immaginare quanto sia stata felice di scoprire che “I tre giorni del Condor” è tratto da un romanzo di spionaggio, e anche quanto sia rimasta stupita nello scoprire che poco hanno a che fare l’uno con l’altro.

Quello che salta subito agli occhi è la differente linea temporale tra libro e film. Il Condor della pellicola ha solo tre giorni per salvarsi la vita, mentre quello del romanzo ne ha ben sei. Questione di tempi cinematografici.

L’autore James Grady ambienta il romanzo in primavera, a Washington, città disseminata di uffici statali e poco distante dalla sede della CIA a Langley. Il regista Sydney Pollack invece, decide di spostare l’azione a New York, in inverno. Il film, un capolavoro del genere, si intaglia perfettamente in quel clima di sfiducia e disillusione che si era venuto a creare nell’America post Watergate. L’ambientazione cupa, plumbea, invernale, trasmette insicurezza, sentimento diffuso negli anni 70 dopo gli scandali politici di quegli anni. La primavera del libro invece trasmette rinnovamento, fiducia nel sistema.

Il Condor del romanzo è Ronald Malcom, un impiegato dell’American Literary Historical Society, una piccola sezione della CIA che ha la funzione di analizzare i testi delle opere letterarie e scovarne le corrispondenze con i reali casi criminali. Un topo da biblioteca insomma, certamente non una spia. Inizialmente è un tipo piuttosto sgradevole, per nulla affascinante, e non è Lui a scrivere quel dossier sulla sparizione di alcune casse di libri che condannerà la Sezione 9 Dipartimento 17, bensì un insipido collega, relegato alla funzione di economo della Society dopo essere stato scoperto a bere nei bagni.

Il Condor del film è Joseph Turner, ha il fascino e il carisma di Robert Redford, ed è Lui che pochi giorni prima aveva inviato un rapporto alla sede senza ricevere alcuna risposta in merito.

Entrambi i nostri Condor” lavorano per l’American Literary Historical Society e possono contare su una fortuna sfacciata e grande forza interiore, quella che nessun uomo sa di avere se non quando si trova di fronte alla morte e non può fidarsi di nessuno. Ed “entrambi” sfuggono al massacro perché usciti a comprare il pranzo.

Viste le tante differenze è quasi banale dire che il rapporto che nascerà con sua complice, Wendy nel libro, Kathy nel film, è molto diverso. Praticamente tutti i personaggi divergono drasticamente tra libro e film.

Le discrepanze più rilevanti però riguardano il rapporto con l’intelligence. Joseph “Condor” Turner si ribella al sistema pieno di cellule deviate in grado di commettere crimini al di sopra della legge, per giustificare, in questo caso, la guerra per il petrolio in Medio Oriente (nel libro si parla di traffici di droga). Qui la CIA è tutta corrotta, e le vittime innocenti non sono altro che effetti collaterali. Celebre, e al contempo attualissima, la scena finale davanti alla sede del New York Times, con quel dubbio che si insinua negli occhi di Turner e degli spettatori.

Ronald “Condor” Malcom invece, dopo aver consumato la sua vendetta, forse per convenienza, forse per incapacità di ribellarsi resta parte integrante del sistema (tanto è vero che avremo altri due romanzi della serie). Qui la CIA, seppur con qualche falla, opera per il bene nel suo insieme e ha al suo interno uomini giusti, in grado di fare la differenza.

Mentre Sydney Pollack, con il suo Condor, denuncia apertamente le manipolazioni dell’organizzazione spionistica americana condannandone l’immoralità e la sete di potere, James Grady la assolve, ammettendo che in alcune occasioni si muove nell’ombra, ma lasciando intendere che queste sono solo piccole macchie che non intaccano la bontà del sistema.

Il Film: I tre giorni del Condor

Regia: Sydney Pollack.
Anno: 1975
Interpreti: Robert Redford, Max von Sydow, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Addison Powell, John Houseman.
Titolo originale: Three Days of the Condor.
Genere: Spionaggio

Il Libro: I sei giorni del Condor

Autore: James Grady
Prima Edizione: 1974
Prima Edizione Italiana: 1975
Titolo originale: Six Days of the Condor
Genere: Spionaggio
Casa Editrice: Rizzoli
ISBN: 978-88-17-07546-6

 

 

 

 

 

L’immagine di copertina è un fotogramma del film, ed è tratta dal Web.

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3 Comments

  1. Whaoo! Non vedi un caro amico da tanto tempo, non lo senti, non leggi di lui sui social network, insomma sembra come scomparso, poi un pomeriggio entra a casa tua, passando dalla porta aperta che da sulla veranda, ti saluta alzando una mano e facendoti un gran sorriso, quindi va verso il tuo frigo, lo apre e ne tira fuori una birra, come se niente fosse, la stappa e dopo averne bevuto un bel sorso, ti chiede «allora, che fai per cena?»

    Più o meno è quello che ho provato io quando, dopo quasi un anno dal tuo post precedente, ho visto apparire nel reader di WordPress la notifica di un tuo pezzo!

    Sono felicissimo, Elena, di leggerti di nuovo: tra l’altro non conoscevo il romanzo di spionaggio da cui fu tratto il bellissimo film di Pollack, quindi mi sono davvero gustato il goloso confronto che hai fatto tra libro e film.

    Come accadeva un tempo, l’unico mio dispiacere è la brevità della tua analisi, davvero troppe poche righe, per una dissertazione che avrei continuato a leggere per molto, ma molto più a lungo…

    Ben ritrovata!

    Piace a 1 persona

      1. Branzino. Preso in offertissima all’Ipercoop di Ferrara mentre stavo tornando a Bologna…

        Scherzi a parte, parlavo proprio giorni fa con un’altra blogger di te e della tua autorevolezza in campo di adattamenti linguistici, quando ho visto apparire il tuo post…
        È sempre un piacere!

        Mi piace

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