E l’eco rispose – Khaled Hosseini

Parlare di questo romanzo mi permette di capirlo meglio, di reimmergermi nel mondo narrato e di interrogarne i personaggi: non è un’operazione che farei per qualsiasi libro, ma sento che ho bisogno di rimettere insieme pensieri e sensazioni per poter dire di aver davvero finito di leggerlo. Prendo spunto dalla storia raccontata nel primo capitolo, una narrazione proveniente dal mondo afghano, per tentare di spiegare l’intero romanzo – e sono sicura che fosse proprio questo il ruolo che voleva attribuirle Hosseini, ponendola in quella posizione. Baba Ayub vive in un villaggio poverissimo con lo moglie e i suoi cinque figli, tra i quali ama in particolare l’ultimo, il piccolo Qais. Baba Ayub è felice, nonostante la fatica e i sacrifici, fino alla terribile notte in cui div, un gigante, bussa alla sua porta: Baba Ayub avrà tempo fino all’alba per decidere quale bambino consegnare al gigante, e in caso contrario, verranno rapiti tutti i suoi cinque figli. Tagliare un dito per salvare la mano? Baba Ayub consegna con dolore il suo piccolo Qais, che viene portato via per sempre dal gigante. Continua a leggere “E l’eco rispose – Khaled Hosseini”

La luce sugli oceani – M.L.Stedman

“Sono la figlia che hai sempre voluto. Adesso tu sei mia madre. E nessuno lo verrà a sapere.”

Queste parole e l’immagine di una bella bambina e di un faro sulla copertina mi avevano colpita favorevolmente. Ma quando avevo visto la pubblicità, questo romanzo non era ancora uscito e poi non ho più avuto occasione di acquistarlo.

L’ho fatto ora, usando questo titolo come banco di prova: è il mio primo romanzo in formato e-book. Devo dire che l’esperimento è riuscito, mi sono trovata bene a leggere dal tablet. Certo avere davanti un libro è proprio tutt’altra cosa rispetto a questo ‘freddo’ display retro illuminato con tanto di segnalibro che appare e scompare con un semplice tocco ma tant’è…

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E così vorresti fare lo scrittore – Giuseppe Culicchia

Non è sufficiente avere nelle vene il desiderio di scrivere (alcune persone che conosco lo considerano una velleità, io propenderei più per il termine esigenza), non è sufficiente nutrire quell’idea di una storia quasi fosse una propria creatura, coltivarla fino a renderla perfetta ai propri occhi, non è sufficiente scrivere in maniera – si spera – appropriata. Il lavoro di uno scrittore è ben altro. Perché è di lavoro che si tratta, con tutti gli onori ed oneri del caso.
Culicchia, senza mezzi termini, ci mette di fronte al muro contro il quale, volente o nolente, cozza qualsiasi scrittore in erba, un muro fatto di rifiuti cortesi, stroncature, di obblighi editoriali e di promozione. Chi ritiene che fare lo scrittore sia unicamente sinonimo di gloria incondizionata non ha fatto i conti con questi aspetti della realtà.
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