Giobbe Covatta – Parola di Giobbe

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Questo libro lo lessi la prima volta nel ormai lontano Natale del ’91, cioè quando in realtà lo ricevette mio fratello dalla nostra vicina di casa. Dovrei fare un piccolo inciso su colei che abitava affianco a casa nostra, ma non mi sembra la sede adatta. (poi magari sul mio blog personale capirete il motivo di tale censura)

Comunque, a distanza di cinque lustri dalla prima lettura, il libro in questione mi è tornato tra le mani grazie al mio collega e amico di fiducia, che spesso e volentieri dispensa libri di un certo valore.

Non volevo tenere solo per me il piacere di questa divertente rilettura, perciò ho condiviso l’ilarità delle pagine scritte dal comico napoletano con i miei figli; e quale momento migliore sarebbe, se non prima di andare a dormire? Credo fermamente che se ci si addormenta con il sorriso sulle labbra, l’indomani mattina il risveglio avviene sotto un’insolita carica di allegria. In effetti i miei bambini si sono fatti delle grosse risate sentendo ciò che Giobbe si è inventato, anche se alcune parti le ho dovute filtrare per premettere loro di capirle meglio, pur non alterando minimamente il senso della storia strampalata.

I miei figli sono completamente all’oscuro per quel che riguarda la religione, cioè, li ho voluti tenere a riparo da certe credenze, ma per quanto mi piacerebbe non avessero influenze travisate dagli estranei, mi sono visto costretto a dare loro un approccio relativo a questo argomento, però in maniera differente da come le spiegarono a me. Per i miei bimbi ho voluto fosse più morbido e piacevole, per fortuna che Giobbe Covatta ha scritto una versione del tutto presonale della Bibbia.

Le pagine sono impreziosite dalle illustrazioni di Stefano Disegni, uno tizio che già nel suo cognome ha visto la sua strada, e a quanto pare è servito anche l’ausilio di Paola Catella che ha tradotto dal napoletano la prima stesura del comico.

Il libro parla di alcuni personaggi biblici, ovvero, quelli più noti e delle loro gesta, però vengono descritte prendendo in prestito alcuni elementi della nostra società, creando un paradosso temporale incredibilmente divertente. Forse la cosa ancora più spassosa, sta nel constatare quanto fossero flagellati dalla sfortuna i prescelti dall’Onnipotente, cosa che non si discosta molto dal pensiero comune, ma dette con quella punta di sarcasmo è impossibile non riderci sopra. Il messaggio di questo libro è proprio questo: ridere un po’ su un tema così poco avvezzo all’ironia come la religione, non è deriderla ma alleggerirla quel tanto che basta a far passare delle ore spensierate leggendo delle assurdità. Come ha detto il caro Giobbe in altre circostanze “Basta poco, c’à ce vo’?”

 

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