Labyrinth – Dove tutto è possibile

 

‘Qual’è la sua idea della felicità perfetta?’
“Leggere”

David Bowie – Questionario di Proust per Vanity Fair America – Agosto 1998
[Trovate il testo integrale delle risposte di David Bowie nel settimanale n. 3 di Vanity Fair (Italia) del 27.01.16]

Quando un personaggio che ha fatto la storia se ne va, anche chi non lo seguiva si ritrova a fare più o meno i conti con la sua assenza. Pur non essendo fan, si è venuti a contatto comunque con quel personaggio che grazie alla sua natura poliedrica ha sperimentato vari campi d’azione che, a prescindere dal risultato finale, ha incuriosito e ha, forse, contribuito ad avvicinarsi un pochino a quel personaggio. Personalmente non ho mai seguito David Bowie, riconosco la sua grandezza e bravura ma pensavo che fosse ‘solo’ un cantante pluri-osannato, dalla sfavillante e duratura carriera e sempre sulla cresta dell’onda.
Quando ho letto della sua scomparsa, la mia mente è andata subito a cercare il viso di Jareth, il re dei Goblin, protagonista di questo film degli anni ’80, in cui ho pensato che Bowie avesse recitato per ampliare le sue esperienze, scoprendo poi che questo non era il suo primo film e non è stato nemmeno l’ultimo: Bowie ha al suo attivo una filmografia di tutto rispetto.

Ma io mi sono fermata qui, nella città dei Goblin, insieme appunto a Jareth, alla bellissima Sarah, interpretata dall’allora adolescente Jennifer Connelly, ottima attrice ora premio Oscar, che mi piace davvero molto e a tutte le creature fantastiche che troviamo nel film. Questo fantasy, che da noi è uscito con il titolo Labyrinth – Dove tutto è possibile è una sorta di favola che strizza l’occhio ad Alice nel paese delle meraviglie e che ha richiami a Cenerentola e Biancaneve, ha una sua morale: fate attenzione a quello che chiedete.
Sarah, la protagonista, in un momento di insofferenza misto a rassegnazione chiede che Toby, il suo lacrimoso fratellino, venga portato via dal re dei Goblin; detto fatto, il bambino sparisce e al suo posto, Sarah trova Jareth, l’affascinante, potente e perfido quanto basta re dei Goblin, che le propone un accordo: se entro 13 ore riuscirà a superare il labirinto e ad entrare nel castello, Jareth libererà Toby. Da qui parte il viaggio di Sarah, che, grazie anche ai personaggi che abitano la foresta, troverà il modo di superare le prove e gli ostacoli che Jareth le invia per fermarla e che alla fine la aiuterà a fare quel piccolo passo in più verso l’età più matura. Una favola dolce amara, che non ha avuto il successo sperato, nonostante la presenza di Bowie e niente po’ po’ di meno che di George Lucas a sovrintendere il tutto, ma che ha al suo attivo oltre ad una rosa di canzoni una più bella dell’altra, tutte targate Bowie ovviamente, anche le scenografie e i costumi.

Il dvd in mio possesso, regalato da una mia zia a mio figlio Gabriele (allora in età da asilo e che alla prima visione è letteralmente scappato via alla vista dei Goblin), è la collector’s edition e contiene un pieghevole con i disegni dello story board e un bel documentario di quasi un’ora (facilmente reperibile in rete, in lingua originale) sulla realizzazione del film, dei vari pupazzi che insieme agli umani sono i protagonisti del film e degli effetti speciali che allora costituivano una vera novità. Proprio nel documentario, il regista spiegava che per la parte di Jareth pensava ad un cantante famoso e di richiamo, meglio ancora una rockstar conosciuta ovunque e oltre a Bowie, aveva pensato anche a Sting e a…Michael Jackson (jacksoniani, lo sapevate? Io ho fatto un salto sulla sedia!).
Senz’altro, se la scelta fosse ricaduta su Michael, truccatori e costumisti avrebbero fatto meraviglie anche con lui, creando un look adatto ai suoi lineamenti e al suo modo di essere ma per quanto bene gli voglio, non sarebbe stata la stessa cosa.

David Bowie è perfetto per quella parte, solo lui poteva indossare quella parrucca senza sembrare uno spaventapasseri e solo il suo viso sottolineato da quel trucco poteva risultare cosi affascinante e naturale al tempo stesso. Per non parlare poi dei costumi, che indossava con quella sua innata eleganza. Insomma, avremmo perso Jareth cosi come lo conosciamo, avremmo perso il prezioso contributo, musicale e non di Bowie e il film e tutto quello che gli ruota intorno avrebbe avuto un altra storia. Concludo questo mio saluto a David Bowie, con ‘As the world falls down’, stupenda ballad che accompagna una delle mie scene preferite del film e con un articolo che voglio condividere con voi e che mi ha piacevolmente sorpreso per la diversità e per la sua attinenza con il tema del nostro blog; cliccando sul link qui sotto, accederete alla pagina delle news del sito internet de ‘Il Libraio’ e potrete, oltre che leggere il loro articolo, scorrere la lista dei 100 libri che Bowie ha letto e amato:

Addio a David Bowie, mito rock: ecco i suoi libri più amati

LABYRINTH
Anno: 1986
Casa di Produzione: The Jim Henson Company / Lucasfilm Ltd – Sony Pictures Home Ent.
Regia: Jim Henson
Attori: David Bowie, Jennifer Connelly

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sonia Esse ha detto:

    Articolo stupendo, che condivido nel modo più assoluto.
    Posseggo anche io quel dvd ❤

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  2. Elena ha detto:

    Grazie Manu,
    grazie per questo bell’articolo! Solo tu sai quando amassi Bowie, e solo tu sai cosa vuol dire aver a che fare con la perdita di un idolo che ti ha accompagnata per anni e anni.
    Io, a differenza di quanto hai scritto tu, ho apprezzato maggiormente il lato musicale piuttosto che quello di attore. L’epoca Glam Rock resta la mia preferita, pur ovviamente adorando tutte le evoluzioni e sperimentazioni che Bowie ha fatto in tutto l’arco della sua carriera.
    E venendo ai libri che ha amato, ho scoperto di averne letti ben pochi e di aver da recuperare parecchio.
    Di quelli citati ho letto solo questi:
    -Lady Chatterley’s Lover, D.H. Lawrence, 1928
    -The Great Gatsby, F. Scott Fitzgerald, 1925
    -The Waste Land, T.S. Eliot, 1922
    -Madame Bovary, Gustave Flaubert, 1856
    -Inferno, from the Divine Comedy, Dante Alighieri, about 1308-1321
    -The Iliad, Homer, about 800 BC
    -On The Road, Jack Kerouac, 1957
    -The Leopard, Giuseppe Di Lampedusa, 1958

    PS: Michael non sarebbe stato male come Jareth, ma Bowie è stata la scelta giusta !!

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  3. Manuela ha detto:

    Grazie a tutti per i mi piace e Sonia Esse e Elena per i commenti. Certo che lo so cosa vuol dire: che non passa mai. Impari a conviverci ma è sempre li. Per quanto riguarda invece i libri, io ho letto solo ‘Il gattopardo’ per intero, mentre per Iliade e Canto dell’Inferno, solo le parti che vengono insegnate a scuola durante le ore di antologia. Ho intenzione anch’io di leggere qualche titolo di questa lista ed eventualmente scrivere a riguardo.

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