Il ponte delle spie – Steven Spielberg

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Spielberg e Hanks insieme, già questo è sufficiente per farmi andare al cinema. Spielberg, Hanks + guerra fredda. Sicurezza di gran bel film.

In pieno maccartismo, durante l’isteria da “paura Rossa”, nel 1953, i coniugi Rosenberg vennero uccisi nel penitenziario di Sing Sing, a New York, sulla sedia elettrica – vi consiglio di leggere il Libro “The Book of Daniel” di E.L.Doctorow se volete documentarvi leggendo un gran bel romanzo –
Sempre in questo clima, nel 1957, l’avvocato James Britt Donovan difese senza successo Rudolf Abel, accusato di essere una spia sovietica. Se l’Unione Sovietica impiegava spie per controllare le mosse dei nemici, gli Stati Uniti non erano da meno. Nel maggio del 1960, durante un volo per effettuare riprese fotografiche di obiettivi militari e strategici sull’Unione Sovietica, Francis Gary Powers fu abbattuto con un missile terra-aria. Come accadde per Rudolf Abel, anche il pilota Americano, dopo un processo e una sentenza già scritta, venne condannato.
Frederic L. Pryor, studente americano in trasferta all’Università libera di Berlino per preparare la tesi, viene arrestato dalla Stasi nell’agosto 1961, anch’esso con l’accusa di spionaggio.
L’avvocato Donovan, dopo un’estenuante trattativa, riesce a far liberare dalla Repubblica Democratica Tedesca, al Checkpoint Charlie, lo studente statunitense e contemporaneamente Francis Gary Powers sul Ponte di Glienicke, il “Ponte delle Spie”, tra Berlino Ovest e Berlino Est scambiandolo con Rudolf Abel. E questa è storia.
Sul come ci sia riuscito, vi lascio al film.

La sceneggiatura, pur non mancando del classico sentimentalismo spielberghiano, non indugia troppo sulle emozioni, merito forse del coinvolgimento dei fratelli Cohen nella scrittura. Il girato fa sembrare il film realmente filmato negli anni ’50. I costumi, l’ambientazione, i colori, l’attenzione al dettaglio sono maniacali. E come sempre la performance di Tom Hanks è ai massimi livelli, supportato, bisogna dirlo, da un cast eccellente.

Steven Spielberg, ancora una volta, dimostra la sua innata capacità nell’adattare una storia vera, riguardante la seconda guerra mondiale e il periodo post bellico in un film sull’umanità, sulle vicende di un uomo che si ritrova suo malgrado ad affrontare una storia più grande di lui.

Titolo: Il ponte delle spie
Regia: Steven Spielberg
Attori: Tom Hanks, Mark Rylance, Alan Alda
Anno: 2015

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. kasabake ha detto:

    Come sempre nelle tue recensioni trovo delle spigolature e delle annotazioni che arricchiscono ciò che era già maturato in me, specie in un film come questo che, pur rappresentando l’ennesimo manuale di ottimo cinema (il mestiere di Spielberg è tale oramai da fargli fare film anche con un occhio coperto), a me è sembrato perfettibile dal punto di vista della sceneggiatura, troppo obbligata nel mood da revisionismo storico statunitense che riesce sempre a far emergere il mito sopra (più fiction che reale, quindi) la storia.
    Non voglio essere frainteso: il film è tecnicamente e narrativamene impeccabile, un esempio di grande cinema, ma eticamente e storicamente discutibile, se preso come operazione verità… è lo stesso distinguo che chiunque ami la settima arte può e deve applicare ad un film western dell’età dell’oro, a un film sulle guerre asimmetriche in medio-oriente o a un film sulla seconda guerra mondiale.

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    1. Elena ha detto:

      Per me i film non sono mai “operazioni verità” sono adattamenti per il cinema e come tali mi approccio ad essi. Pretenderei la verità storica se stessi guardando un documentario ma non è questo il caso. Pertanto, anche quando trattano fatti realmente accaduti, so che quello che vedo è romanzato e adattato per far presa sul pubblico e che la bilancia , nei casi delle mega produzioni come questa, tende a cadere sempre da un lato. Non mi sorprendo. Il cinema non deve necessariamente insegnare, per quello ci pensano i libri di storia. Deve però intrattenere e incuriosire. Così che poi ogni singolo spettatore possa, se vuole documentarsi sui fatti reali.

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      1. kasabake ha detto:

        Il tuo punto di vista è ovviamente del massimo rispetto e come tale io ad esso mi avvicino.
        Mi permetto, tuttavia, solo per non peccare di inutile piaggeria, che non tutti hanno il tuo sapiente distacco critico e spesso una parte del pubblico, soprattutto americano, nel guardare certi film drammatici, in cui l’intento di narrare una storia vera è fortemente trasparente (come già in “Munich”), fa fatica ad operare un distinguo critico tra le esigenze drammaturgiche della produzione ed una fedele ricostruzione dei fatti e spesso sposano la tesi proposta nel film solo perché emotivamente più coinvolgente: tanto per intenderci, nemmeno il nostro santo pontefice ha mai preso alla lettera le narrazioni metaforiche e simboliche dei sacri testi, quanto invece faceva un americano medio che, uscito dal cinema negli anni ’50 con la testa piena delle splendide visioni di Cecil B. DeMille, credeva davvero che Mosè si fosse comportato come aveva visto sullo schermo comportarsi Harlton Heston; estremizzando fino alla spasimo il mio esempio, posso dirti che di certo, da appassionato quale io sono del cinema espressionista tedesco, adorai le pellicole della Leni Riefenstahl quando venivano proiettate a Storia del Cinema ai tempi dell’università, pur tuttavia, se io in continuazione distinguevo la Riefenstahl artista dalla Riefenstahl comunicatrice, di certo non lo fecero gli spettatori tedeschi degli anni ’20 e ‘30, per i quali quelle opere erano solo indottrinamento.
        Cerca di capire, Elena, il paradosso che ho portato solo per comunicarti quanto io ami il cinema, come sublime messa in scena, anche laddove l’arte si piega d esigenze politiche governative e dissimulatorie della realtà, ma quando io, come te, mantengo fermo il timone della verità storica, almeno dentro di me, non sono assolutamente certo che tutti facciano la stessa cosa.
        Certe mega-produzioni statunitensi tendono, come hai detto tu, a far cadere non casualmente la verità sempre da un lato e non hanno quasi mai il distacco delle produzioni britanniche in materia storica e se in tantissimi casi è evidente che la spettacolarità della narrazione spinge e sacrificare la verosimiglianza storica, altre volte, invece, l’apparente vernice, di ricostruzione dettagliata dei fatti, mostra una più calcolata edulcorazione del racconto.
        Se guardo “I guardiani della Galassia” accetto che la gente possa volare dentro il teschio di un gigante e mi diverto, ma se un produttore mi vuole raccontare una storia vera e si adopera per fornirmi tutti i dettagli possibili ed immaginabili per farmi calare nella parte del protagonista, beh, allora il discorso cambia ed il mio senso critico si acuisce, penso anche giustamente.
        Potrai mai perdonare la mia pignoleria ed antipatia?

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      2. Elena ha detto:

        Scusa il ritardo con il quale ti rispondo. Non sei affatto antipatico, anzi. Quando ho aperto il blog l’ho fatto soprattutto perché ne scaturissero discussioni interessanti quindi apprezzo particolarmente la tua indole comunicativa e poi fai delle citazioni impensabili, ho dovuto andare a cercare Leni Riefenstahl e studiare un po’ dopo il tuo commento :-D. In effetti hai ragione, molti non prendono la visione del film con il dovuto “beneficio di adattamento” 😉 ma credono a quello che vedono. Sbagliano. Quando ero in America, all’università, ho avuto modo di capire che è voluto questo mondo di mantenere i propri cittadini nella convinzione che il resto del mondo sia tutto “terzo” mondo, che non ci sia nulla di meglio, di più grande, di più importante degli USA e che nessuno possa essere “eroe” così tanto quanto lo sono gli Americani. In più mettici una buona dose di patriottismo infuso nelle vene di ogni Americano e il gioco è fatto. Ma il problema non è dei filmmakers, è degli spettatori. Non è un problema mio se le persone non guardano più in là del loro naso, se sono creduloni. In Italia abbiamo lo stesso problema! Non crediamo di essere i migliori, ma abbiamo le nostre convinzioni stereotipate. E la gente ormai non approfondisce più nulla. Però se ti bevi tutto quello che vedi al cinema, mi spiace, caro spettatore medio, ti fai del male da solo. Per me però resta ininfluente, io giudico per quello che vedo, aspettandomi di vedere un film, che per ragioni di intrattenimento senza dubbio sarà romanzato. Se questa cosa non è chiara a tutti, il giudizio sul film non cambia da parte mia, cambia senza dubbio quello sull’intelligenza di chi lo guarda .

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      3. kasabake ha detto:

        Dove stavi Elena, negli States?

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      4. Elena ha detto:

        Sei il commentatore più veloce del West ! Cmq ho aggiunto parole alla mia nota precedente ….
        Stavo alla UCSB – University of California Santa Barbara. Gran bel posto …. 😀

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  2. kasabake ha detto:

    Sono andato a rileggermi la versione “director’s cut” del tuo precedente commento ed è meraviglioso ascoltare il fluire delle tue parole con dietro un pensiero così bello e coerente… Sei una continua scoperta!
    Santa Barbara… cool!

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