Jonas Jonasson – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.

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Posso dirlo? Cioè, lo dico veramente? Ok, facciamo in questo modo: io lo dico, però mi assumo soltanto una parte di responsabilità per quello che penso e che fra un attimo tutti quanti sapranno. Io faccio molta, ma molta fatica a sopportare gli anziani, li reggo a malapena. Ecco, l’ho detto.

Provando questo tipo repulsione, (no dai, così esagero) sentendomi poco affine a questa categoria di persone, non avrei dovuto leggere il libro dello scrittore svedese, protagonista di questo articolo. Eppure, ho sfidato i miei pregiudizi e sono arrivato all’ultima pagina. Onestamente, l’ho trovato esilarante. Mi sono divertito moltissimo a leggere le assurde vicende del signor Allan Karlson e tutto quello che ha vissuto in cent’anni. Ho trovato spassosi gli incontri con le più alte cariche politiche del secolo scorso e degli intrighi internazionali nei quali è stato coinvolto suo malgrado. Dei metodi inconsueti adottati per fuggire da quello che sarà poi il tema cardine di tutto il lungo racconto, nonché quelli del suo passato. Mi sono piaciuti anche gli altri personaggi che l’hanno accompagnato durante la sua avventura e soprattutto mi è piaciuto il finale della sua epopea comica.

L’idea che ho di un romanzo molto spesso si avvicina di più ad una descrizione drammatica di fatti crudeli, di avvenimenti tristi ed avvilenti, di vicende che lasciano un peso non indifferente sul nostro stato d’animo, o di una struggente storia d’amore che faccia versare fiumi di lacrime commoventi. Insomma, mi viene più naturale pensare che le pagine di un libro siano proiettate verso una tematica dolorosa, malinconica, a volte tragica, piuttosto che umoristica e piacevole come quella di questo libro.  Sarà che in circolazione esistono meno scrittori dalla verve spiccatamente comica come in questo caso, oppure, perché è sempre stato considerato più difficile far ridere, che far piangere o semplicemente, perché non leggo molti libri comici, ragion per cui, il signor centenario mi ha fatto pensare che un buon libro si può misurare anche dal numero di risate che fa suscitare.

So perfettamente che non è un libro appena uscito, potrei definirlo addirittura vecchio, ma visto che il protagonista è ancora più vecchio delle pagine stesse, la volontà di averlo letto in questo periodo lo trovo piuttosto coerente e calzante con le vicende narrate. Aggiungo anche che se anche la metà delle persone ageé fossero come il signor Allan Karlson, la mia opinione sarebbe decisamente più benevola nei loro confronti, ma ahimè non è così.

Leggendo ciò che il protagonista ha vissuto, è stata un’occasione per rispolverare alcuni fatti storici ormai dimenticati, o meglio, talmente superati che si dà per scontato siano pure assimilati dalla società e di questo rendo grazie all’autore, in quanto, mi è stato utile riprendere in mano i vecchi testi di storia così da carpirne meglio l’ilarità di ciò che ha raccontato con sagacia e con raffinato stile. C’è da aggiungere che non mai facile imbattessi in un romanzo storico, anche quando i fatti sono rivisti in una maniera inusuale e perfino inedita, il che dimostra che l’autore ha una grande padronanza dell’argomento.

In sostanza, il Centenario… ecc… ecc… mi ha fatto così tanto sbellicare dal ridere, che ho dovuto tenere a freno le mie manifestazioni di divertimento mentre lo leggevo nel cuore della notte e devo ammettere, che non è stato affatto semplice. Il libro ha meritato ogni decibel delle mie risate e lo consiglio a tutti coloro che vogliono calarsi (o Karlson-si ehehe) in una storia avvincente, piena di colpi di scena e spassosa fino alla fine.

Autore: Jonas Jonasson
Titolo:Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve.
Casa Editrice: Bompiani
Pp:446
ISBN: 978-88-542-6652-2

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Ho letto anche io questo libro, e a parte l’iniziale simpatica per il personaggio, ho trovato le storie spesso troppo surreali per farmi davvero ridere di gusto. Non posso dire che non mi sia piaciuto. All’inizio della lettura pensavo fosse davvero divertente, tanto è vero che me lo aveva prestato Tiziana, ma me lo sono andata a comprare perché era partito bene e pensavo che finisse altrettanto bene, così volevo tenermelo, invece avanzando nella lettura è divenuto semplicemente troppo assurdo per me ! Piacevole, ho letto molto di peggio, ma non da sbellicarsi dalle risate. No, no.
    Cmq siamo diametralmente opposti nell’opinione sugli anziani, io e te mio caro collega blogger! Sarà che sono stata cresciuta dalla nonna, meravigliosa, che mi ha trasferito l’amore per la lettura e mi ha insegnato a sognare, ma a me i nonnini fanno tanta tenerezza. Poi, certo, ci sono anche gli anziani disdicevoli, ma non è una questione d’età, quelli erano senz’altro infami anche da giovani.

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    1. Mr. D. ha detto:

      Chapeau Madame! Hai perfettamente ragione sul fattore anziani, cioè sono come il vino, quando parte buono in partenza invecchiando migliora, se invece già dal principio è una schifezza col tempo diventa soltanto aceto. Io non ho subito traumi di nessun tipo a riguardo, anzi, ho avuto dei nonni simpatici e per quel che mi ricordo, anche dolci e amorevoli, la mia è solo una questione di poca affinità.
      L’assurdità del libro è proprio quello che mi è piaciuto di più. L’esagerazione delle vicende, la caricatura molto marcata dei personaggi e gli intrecci improbabili hanno lasciato un segno distintivo tra tanti altri libri che hanno come protagonista un uomo decisamente anziano. Il suo passato è quello che ha reso Allan Karlson un personaggio al di fuori del comune ed è quello che lo ha reso irresistibile; almeno ai miei occhi.

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  2. giusymar ha detto:

    Libro molto simpatico.
    Sicuramente un po surreale, ma piacevole.

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  3. tuttacolpadeilibri ha detto:

    Anche io condivido la tua “repulsione” se così si può dire, verso gli anziani, soprattutto perché durante il mio lavoro (faccio la panettiera) sono quelli che più di tutti rompono le scatole e hanno da ridire su ogni cosa. Proprio in questo periodo però mi stavo chiedendo se acquistare o no il suddetto libro: sai, penso che lo farò, perché dalla tua recensione ho capito che anche io ero piena di pregiudizi al pensiero di dovermi immedesimare con un protagonista così. Grazie mille!

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    1. Mr. D. ha detto:

      La mia risposta arriva dopo quasi cent’anni (per rimanere in tema). Sono giunto ad una conclusione: si dovrebbe vivere con più tolleranza senza riservare rancore nei confronti di nessuno, perché anche noi un giorno potremmo essere al posto di chi ora non sopportiamo. Ho avuto modo di constatare con mano, quel che significa essere anziano e mi sono reso conto che “sfiorire” non è facile, anzi, è davvero una cosa ingrata.

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