Peter Pan nei giardini di Kensington – James M. Barrie

Prima di mandare i miei figli a letto, quando sono a casa la sera, leggo loro una storia; per farli rilassare, per condividere un momento magico insieme ma anche per abituarli a una lettura costante e ovviamente, per farli addormentare con una certa rapidità.

Qualche settimana fa, un mio caro collega mi ha prestato il primo libro di Peter Pan, con tanto di illustrazioni a colori di Arthur Rackham, una vera chicca per intenditori, proprio per questo il libro mi è arrivato da lui e non da un altro. (Ancora grazie!)

Ebbene, la storia non è un’avventura tipica alla Peter Pan, cioè quella a cui siamo soliti pensare quando ci viene in mente l’eterno ragazzino, tipo: i duelli con Capitan Uncino, L’Isola Che Non C’è, la polvere magica e tutto quel patrimonio disneyano ormai ben stampato nei nostri ricordi fanciulleschi. Questo libro narra tutto quello avvenuto prima dei grandi successi editoriali più recenti, è dunque l’inizio di quella che potremmo definire la piccola saga di un personaggio senza tempo, in tutti i sensi, ossia, la sua genesi e il relativo approdo nel mondo della letteratura. A mio avviso, ho trovato questo volume un po’ più interessante rispetto agli altri che hanno il sempre giovane Peter come protagonista, innanzitutto perché si capisce il motivo per il quale resta un eterno bambino, mentre nelle storie più moderne lo si dà già per scontato, anche se in effetti, ha un tipo di narrazione più difficile per dei veri bambini e oltretutto, come spesso accade nei libri dei secoli passati, tratta la tematica della morte infantile o dell’abbandono, in maniera non poco velata, anzi direi, molto esplicita. Questo è stato un elemento di sgomento per i miei figli, tanto che, spesso ho dovuto spiegare e filtrare alcune nozioni forti, per la loro età e per il loro grado d’istruzione. Ecco, forse leggergli queste pagine prima di andare a dormire, credo non sia stato il momento migliore per raccontargli ciò che avveniva un tempo. Comunque è andata abbastanza bene, a parte qualche risveglio notturno dovuto a uno sporadico incubo terrificante.

Ho avuto qualche discussione con i miei colleghi, quando ho sostenuto la tesi del mancata crescita di Peter Pan dovuta alla sua morte, dopo un episodio ben preciso del libro. Ho ritenuto più plausibile, credere che in fondo, non sia mai diventato grande perché di fatto, sia morto prematuramente. Nel senso che, quello mascherato come un rifiuto a crescere come un bambino qualsiasi, dopo essere volato via dalla finestra, sia in verità, il punto cruciale dove perde la sua vita terrena e conduce in eterno quella di fanciullo. Pensandoci bene però, ma anche dopo essermi documentato meglio, penso che l’autore non abbia voluto trasmettere questo tipo di messaggio, anche se più ovvio agli occhi di un adulto come me. In realtà l’autore ha trasmesso tutte le sofferenze provate con la sua famiglia, nonché, i complessi d’inferiorità, anche fisici, maturati nel corso della sua esistenza, mischiandoli altresì alla sua straordinaria capacità di avere grande sintonia con i fanciulli, come se fosse un loro pari. Da qui nasce il suo alter ego.

I giardini di Kensington sono un luogo magico dove J.M. Barrie ha trascorso davvero molto tempo, soprattutto in compagnia di uno dei cinque figli, appartenuti ad una donna alla quale era segretamente innamorato, con il quale era solito passeggiare mentre gli raccontava delle storie avventurose. Lo si deve a lui, quindi, la fisionomia e le caratteristiche del suo personaggio principale.

I giardini sono come una sorta di mondo parallelo, che prende forma solo quando al suo interno non vi è più nessuno, cioè, all’ora di chiusura. Vi abitano personaggi tipici dell’immaginario nordeuropeo come le fate, ed è da qui che si prenderà poi lo spunto per l’arrivo di Tinker Bell; e strani abitanti come gli uccelli dell’Isola degli Uccelli appunto, con a capo di questa comunità Salomone il Corvo, ovvero, colui che sarà anche il mentore del protagonista. Altri personaggi approdano sulle pagine del libro quali: il piccolo David, un chiaro riferimento al fratello defunto di Barrie;  Maime Mannering, una bambina che vive nel giardino un’esperienza al di fuori del comune, ossia l’unica bambina ad aver avuto un incontro molto ravvicinato con le fate e suo fratello Tony, che al contrario, trascorre le giornate nel giardino nella più normale ordinarietà. Tutti questi elementi descritti, sono delle bozze, o magari primi spunti sui quali, nelle avventure seguenti, i luoghi avranno una collocazione più definita, i personaggi saranno meglio descritti nella loro identità e le avventure prenderanno un corso differente rispetto a quelli che in questo libro sono le traslitterazioni dei tormenti infantili dell’autore.

Penso che ognuno di noi, segretamente, covi dentro la volontà di rimanere per sempre un bambino. Non c’è cosa più bella e spensierata dell’infanzia e quando si cresce, purtroppo, si perde quell’attitudine a concepire i sentimenti con un alto tasso di purezza. L’animo si inaridisce con gli anni e non si ha più la facoltà di stupirsi anche per quello che apparentemente sembra banale per un adulto; si elimina dal nostro cervello l’interpretazione della vita come un gioco emozionante, ovvero, diventare grandi significa sostituire l’immaginazione con la razionalità e spesso questo fattore determina l’accantonamento dei sogni avuti da piccoli.

J.M.Barrie è riuscito nel suo intento, cioè, quello di non crescere mai del tutto, trattenendo dentro di sé quella magia che la fanciullezza si porta dietro come un zaino carico di avventure fantastiche. Peter Pan resterà per sempre un bambino e l’autore dividerà con lui un gioco eterno.

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One Comment Add yours

  1. Admin ha detto:

    Leggere per la prima volta “Peter Pan nei Giardini di Kensington” mi ha fatto scoprire il vero Peter Pan, assai più interessante di Peter Pan e Wendy… Questa è la versione con le illustrazioni a colori della prima edizione, disegni stupendi!! https://goo.gl/WB45Kk

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