Incontro con Sepùlveda

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Qualche settimana fa, mia figlia mi comunica tutta contenta, di aver fatto un tema di quattro pagine sul suo scrittore preferito, ovvero: Luis Sepùlveda. Mi spiega che durante il tema in classe è stata l’ultima a consegnare il foglio, proprio perché aveva così tante cose da scrivere, su quelle favole lette con gran trasporto, da non riuscire a terminare in tempo ciò che aveva da dire. Chiaramente, le ho fatto i miei complimenti per l’impegno dimostrato.

Pochi giorni dopo, arriva in casa euforica dicendomi che Sepùlveda sarà a Milano in occasione di Bookcity e vorrebbe andare alla presentazione della sua ultima fiaba alle Gallerie d’Italia. Mia moglie scartabella di qua e di là e alla fine ci prenotiamo per l’appuntamento che si è tenuto oggi 25 ottobre, in quella suggestiva location accanto al teatro Alla Scala.

Quando siamo arrivati, mi sarei aspettato di trovare un nutrito gruppo di bambini urlanti, in preda a qualche isterismo per l’attesa ma soprattutto per la grande emozione di vedere in faccia il loro beniamino, invece credo fossero poco meno di una ventina e tutti molto mesti e tranquilli; forse l’altolocata sala dove si è tenuta la conferenza, deve averli messi un po’ in soggezione; fatto sta, che all’arrivo dello scrittore si sono dimostrati tutti molto maturi.  Questa è una nota data da una deformazione, in quanto padre di “professione”.

Luis Sepùlveda ha illustrato il suo ultimo libro dal titolo: “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” spiegando che si discosta molto dalle altre fiabe precedenti, poiché il protagonista è un bambino indio che appartiene ad una popolazione indigena tuttora esistente: i mapuche; ciò significa, che ha dato un’identità reale ai personaggi, pur essendo questa una fiaba.  Lo scrittore ha poi evidenziato nel corso della storia, quelle differenze sostanziali che intercorrono tra i vari popoli e del rispetto che ognuno di loro merita; insegna a scoprire il senso di appartenenza e dà a tale sentimento la denominazione di fedeltà.

Sepùlveda ha rivelato di avere origini mapuche da parte di madre, di aver fatto un lungo viaggio nelle terre di quella gente e di essere stato ispirato da un triste e disperato ragazzino che durante i festeggiamenti locali, perse il suo cane tenuto fino a poco prima al guinzaglio.

Durante la conferenza lo scrittore ha risposto, come d’abitudine, a svariate domande sia degli addetti ai lavori, che del pubblico, ma la cosa curiosa è stata che per ogni sua replica aveva dietro una storia unica ed affascinante. Ha parlato di Coloane e di quanto lo abbia influenzato in gioventù nella sua vita da scrittore, della sua amicizia con Neruda, dei suoi libri precedenti e cosa l’avesse ispirato a scrivere quelle storie. A tal proposito, ha detto a noi ascoltatori, che per rispondere alla domanda di suo nipote Daniel sul perché le lumache siano così lente, aveva scritto “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, ovvero, voleva dargli una risposta che andasse al di là di una mera teoria scientifica. Poi ha detto una cosa sacrosanta ossia, che le storie sono ovunque e in ognuno di noi, ma poi queste scelgono di essere raccontate da uno scrittore ben preciso, che ha la sensibilità giusta per essere comunicate agli altri secondo la loro volontà. Quindi non è lo scrittore che sceglie una storia, bensì il contrario e questo lo condivido molto come pensiero.

La pacatezza con il quale ha parlato, i racconti interessanti, la forza delle sue parole tipica degli scrittori latinoamericani, mi ha completamente ipnotizzato per quell’ora scarsa di dialogo. E’ stato emozionante e davvero travolgente, sentire dal vivo uno scrittore che ha la facoltà di catturare l’attenzione di tutti, comunicando in tutta naturalezza i suoi pensieri e le sue esperienze. Mi ha rapito tenendo soltanto un microfono in mano, mentre raccontava una parte infinitesimale della sua vita con quell’accento che barcollava tra un italiano stentato ed una persistente fonetica spagnola. Di certo, questo non è stato penalizzante, anzi, ha dato un valore aggiunto ed un pizzico di sapore esotico ai sui racconti, il che ha reso molto di più concreto e autentico il piacevole incontro.

Giunti alla fine, Sepùlveda si è prestato con grande pazienza alla firma dei suoi libri, davanti ad una coda interminabile di persone e di piccoli lettori. Quando i miei figli sono giunti davanti a lui con il libro pronto per essere autografato, penso abbiano avuto un certo timore reverenziale, unito ad un’immensa soddisfazione. Mia figlia dopo la foto e la dedica scritta mi ha detto:

“Papà, non chiuderò mai più questo libro.”

Non c’è nulla che possa rendere un genitore più felice, nel guardare gli occhi propri figli illuminarsi di gioia.

Ti ringrazio Luis per averci fatto trascorre una giornata speciale. Adios.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Monique ha detto:

    Molto emozionante! Anche a me piace questo scrittore, nella semplicità dice grandi cose.

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  2. Elena ha detto:

    MrD grazie per la sana commozione!! Tu non ci credereai ma quando io e una collega (non blogger) abbiamo letto in anteprima il tuo articolo (ebbene sì, io ho tutte le anteprime 😉 ) abbiamo versato una lacrimuccia!! Orgogliosa di averti tra noi MrD !!

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    1. Mr.D. ha detto:

      Troppo, troppo gentile. Ora la lacrimuccia la verso io.

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