Il talento – Cesare De Marchi

Richiudendo un libro dopo averlo terminato, passo sempre qualche minuto ad assaporare il gusto agrodolce di una storia che si conclude e che lascia dietro di sé una scia di riflessioni ed immagini. Se si tratta di un racconto in prima persona, poi, mi sembra quasi di accomiatarmi da un vecchio amico con il quale, nel bene o nel male, ho stabilito un legame.
Ci si affeziona ai personaggi, è inevitabile. E’ accaduto anche con il protagonista di questa storia, Carlo, il quale, senza falsi pudori e fin dalle prime pagine, ci presenta quella che definisce la sua ‘omissione’ familiare: ultimo di quattro figli, vive un’infanzia autonoma nella più completa indifferenza, senza la supervisione e il coinvolgimento dei genitori, mai desiderato dalla madre, maldestramente considerato da un padre alienato dall’attività lavorativa (e perennemente inchiodato davanti al televisore) e con l’unica compagnia di un fratello affetto da ritardo mentale.
Prima bambino negli anni cinquanta in una sfolgorante Milano a misura d’uomo, lo ritroviamo poi splendido adolescente ‘dallo sguardo azzurro’ deciso ad iscriversi ad un liceo nonostante le riserve della madre. E si finisce necessariamente per fare il tifo per lui, sperando inconsciamente che questa escalation prosegua fino a fargli raggiungere la meritata rivincita morale nei confronti di chi lo ha messo al mondo.
Invece la storia subisce un’involuzione.
Complici i primi bollori dell’adolescenza, Carlo ha sempre la testa altrove, non si impegna a dovere e non termina gli studi, di fatto porgendo alla madre la sua sconfitta su un piatto d’argento. Per questa ragione si vede costretto ad accettare un lavoro mediocre e una paga altrettanto misera, con la magra consolazione di andare a vivere da solo. Trascorrono mesi lenti e ripetitivi, ma finalmente sembra che la fortuna inizi a girare, consentendogli di trovare un secondo lavoro come correttore di bozze. Tuttavia, anche in questo caso, l’iniziale fervore lascia il passo ad un’inspiegabile inerzia, alle correzioni via via meno accurate e al conseguente licenziamento.
Tutta la narrazione successiva seguirà questo andamento ‘ad elastico’ e, nonostante la sua tensione verso la ‘felicità di vivere’, Carlo continuerà ad inanellare un fallimento dietro l’altro.
Ma sempre con talento, si capisce.
Perché serve davvero talento per riuscire a sopravvivere ad una madre che non ti ama, per continuare a svolgere un lavoro insoddisfacente, per sperperare una fortuna piovuta dal cielo, per creare una famiglia con la donna sbagliata.
Ebbene sì, serve parecchio talento per incasinarsi irrimediabilmente la vita.

(la Palazzina Liberty della foto, che ho avuto il piacere di scoprire dopo aver letto questa storia, è uno dei luoghi citati nel libro)

Titolo: Il Talento
Autore: Cesare De Marchi
Pag: 283
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Lingua: italiano
ISBN: 8807816091

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mr. D. ha detto:

    Oddio, ha un che… di familiare.

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    1. Natalia ha detto:

      Non preoccuparti, la familiarità che puoi avere ritrovato si ferma al nome del protagonista e alla collocazione spaziale.
      Ma urge una spiegazione! Parliamo di analogie con cosa?
      Bene, sappiate che il nostro Mr. D., oltre a scrivere su questo blog, è anche autore di alcuni romanzi. Uno in particolare, che ho avuto la possibilità di leggere, ha proprio come sfondo Milano e come protagonisti Carlo, un uomo di mezza età, e la sua amata bambola …Un amore di bambola!

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  2. Mr. D. ha detto:

    Arg, mi avete scoperto MUHA-HA-HA (risata alla FANTAMAN!)

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