Subsonica -Una nave in una foresta

I Subsonica sono un gruppo a cui sono abbastanza affezionato e fanno parte di una stretta cerchia di band, che merita una continua attenzione da parte del pubblico nostrano. Mi ricordano uno specifico periodo della mia vita in cui ascoltavo ogni tipo di genere, per apprendere tecniche nuove e stili diversi di batteria, da replicare con la mia band dell’epoca in sala prove. Tempi di grande interesse musicale… Credo di essere stato uno dei pochi, che ha avuto l’onore di assistere gratis al loro (se non il primo, poco ci mancava) concerto di Milano, tenuto al Palavobis nel lontano ’96. Li ho anche conosciuti personalmente qualche anno fa, alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano per il tour di Amorematico e ho bevuto con loro all’aftershow che tennero a fine concerto, dello stesso album, ai Magazzini Generali. Insomma li seguo da un bel po’.

Quest’anno l’album: Una Nave In Una Foresta, è la colonna sonora della mia estate, nel senso che,  i miei figli vogliono ascoltarlo ogni volta che salgono in auto. L’ultima loro fatica non la reputo come quella della maturità, perché questa fase l’avevano già raggiunta con Eden, ma forse persino prima, perché il gruppo torinese ha sempre pubblicato dei lavori di un certo spessore qualitativo, per cui, mi sento di dire che siano sempre stati piuttosto maturi fin quasi dagli esordi. L’ultimo lavoro lo definirei elegante, quasi fosse un vestito da sfoggiare con baldanza in una circostanza mondana.

Il gruppo sa perfettamente come si fa un disco, non ha bisogno di dimostrare qualcosa che non si percepiva nei lavori precedenti, o magari, di creare un suono o un’identità; questo è fuori discussione perché sono dei veterani, dei navigati, dei mestieranti, quindi hanno grande consapevolezza dalla loro. Ciononostante, sono sempre in prima linea sulle nuove sonorità e tecniche narrative confezionate sotto forma di canzoni.

Il primo brano si apre con la title track in un moto ondoso, quasi fossimo proprio sopra una nave. Il suono ci trasporta verso in un viaggio all’interno delle possibilità umane, dalle quali si esce asciutti e disarmati.

Tra Le Labbra: attacca precipitoso con un morso indolore che affonda i denti lentamente, in un languido e caldo bacio letale.

Lazzaro: è stato il primo singolo pubblicato e appena ascoltato, mi aveva convinto solo la base, non tanto il testo. Sentendola poi successivamente ho compreso (credo) il significato: è un’esortazione alla riscossa della precarietà giovanile. L’allegoria biblica, calza a pieno ritmo con il resto dei musicisti.

Se di giovani si deve parlare, allora Di Domenica è la canzone che meglio rappresenta la condizione adolescenziale, rispetto ai primi battiti di cuore. Il brano coglie con delicatezza il subbuglio interiore e le grandi promesse fatte di sabato sera, che hanno  poi, un sapore differente appena svegli la domenica mattina.

Il pezzo che lo segue è il penultimo singolo uscito: I Cerchi Degli Alberi. La traccia è forse quella migliore di tutto il disco. E’ una riflessione del rapporto 1 a 1 e del tempo che intercorre al suo interno; dietro porta malinconia, dolore e immensità. Il ritornello è un crescendo vocale su un riff di chitarra dolce e ridondante. Il ritmo è scandito dalle keyboards di Boosta, che per l’occasione ha scelto un sound da carillon molto efficace, suggestivo, quasi corale nell’atmosfera che sprigiona.

In ordine di pubblicazione arriva per ultimo: Specchio. La canzone tratta il tema dell’anoressia e fa parte di un progetto di sensibilizzazione sull’argomento tramite la proiezione di un cortometraggio, trasmesso il 5 giugno nelle sale cinematografiche. La canzone nonostante la tematica piuttosto pesante, arriva alle orecchie come un brano danzereccio, ironico, tipico dello stile Subsonica. Qui la leggerezza musicale del brano, ricorda il debole peso di chi soffre del disturbo dell’alimentazione: preoccupante e fatale allo stesso tempo.

Ritmo Abarth è una canzone veloce, come il titolo suggerisce e si percorre a tutto gas, fino a restare senza fiato alla fine del ritornello. La prima volta che ho ascoltato il pezzo, mi e venuto in mente “Andavo cento all’ora” di Morandi, tipo una versione nuovo millennio; per intenderci. Ma qui la corsa è rivincita sulle frustrazioni e sui fallimenti. L’auto è un mezzo per esprimere in maniera rapida e aggressiva, una riscossa sociale. E’ un urlo, una vendetta è il rombo del motore che squarcia la possibilità di rimanere indietro. Loro essendo di Torino, credo che con le automobili abbiano una certa affinità.

Con Licantropia si sprofonda in una dimensione urbana, decadente e fredda, come un blues suonato ai bordi di un marciapiede, nella quale avviene la trasformazione mostruosa di chi si sente solo anche in mezzo a mille costruzioni.

Attacca Il Panico: è un brano breve pieno di ritmo. E’ essenziale, spedito, privo di inutilità sonore; esprime decisamente l’arrivo del panico.

L’ultima traccia che chiude l’album è: Il Terzo Paradiso, e vede la collaborazione del caro estinto Don Gallo. Il brano si alterna a musica elettronica  un po’ cupa, stile underground e frasi del prete di strada. Il risultato ha l’onere di essere epico come un cantico ed aereo nelle parti  in cui si apre a nuove speranze. La frase che viene dedicata dalla band al prete è: ” Tra gli angeli è quello con il sigaro.” Il mio ateismo respinge l’idea che esitano angeli e paradisi, perciò spesso l’ultima traccia la salto. Ahimè!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...