La fata carabina – Daniel Pennac

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Mettete insieme un simpatico e alternativo gruppetto di vecchietti, una famiglia sui generis, un rampante agente di polizia che indaga sulle morti di anziane donne sgozzate e un complotto che coinvolge degli insospettabili. Fatto? Bene. Mescolate a dovere e otterrete il gustoso racconto che è La fata carabina.
Trattandosi di un giallo non posso svelarvi troppi particolari che potrebbero togliervi il piacere della scoperta… Anche se a dire il vero è proprio Pennac a mettere in bella vista già dalle prime prime pagine, e spiazzando decisamente il lettore, un primo colpevole di un primo omicidio. L’architettura della storia è comunque congegnata in un modo impeccabile, del resto Pennac è Pennac mica per niente, e le vicende si intrecciano e si incastrano alla perfezione come nella migliore tradizione dei romanzi gialli. Tuttavia ciò che salta decisamente all’occhio è un altro aspetto del testo: la sua stranezza. Proprio così, non saprei definirla diversamente, la stranezza della vicenda in generale, dei retroscena e dei personaggi. Stranezza, nell’accezione più positiva del termine, che rende questo libro, travestito da giallo, diverso rispetto agli altri dello stesso genere, nonostante rispecchi fedelmente i canoni standard: omicidi seriali, successiva indagine, detective illuminato che non sbaglia un colpo, antagonista che pensa di poterla fare franca e felice risoluzione finale.
E’ come se Pennac avesse immerso questa struttura in una dimensione per certi versi allucinata: a chi potrebbe mai venire in mente di utilizzare come protagonisti di una vicenda dei vecchietti con un passato da tossicodipendenti, recuperati (in tutti i sensi) da una famiglia, i Malaussène (del ciclo omonimo), in cui una madre sforna figli come se piovesse, il maggiore dei quali lavora come capro espiatorio (mansione ufficiale) in una casa editrice? E che dire dell’altra figlia che predice alla perfezione il futuro leggendo la mano? Vogliamo anche parlare del cane che soffre di crisi di epilessia?
Il resto dei dettagli spiazzanti che rendono questo libro decisamente affascinante, perché fuori dal comune, li lascio scoprire a voi. Se vorrete. Del resto, come dice Pennac, il lettore ha, tra i tanti, anche il diritto di non leggere!

(Ringrazio nuovamente Stefano, ormai ‘spacciatore’ ufficiale di titoli, per il consiglio letterario!)

Romanzo
Universale Economica Feltrinelli
pag. 236
ISBN 978-88-07-88079-7

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tiziana52 ha detto:

    Cara Natalia, come non essere d’accordo sul fatto che il lettore abbia il diritto di non leggere, ma in questo caso sarebbe proprio un vero peccato! L’unico inconveniente è che la famiglia Malaussène crea dipendenza, poi ti tocca leggere tutta la serie. Spinta dall’entusiasmo ho visto anche un film tratto dalle avventure del “capro espiatorio”: ecco, magari era meglio fermarsi ai libri. Saperlo prima…

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    1. Natalia ha detto:

      Ciao Tiziana! Pennac è veramente una piacevole scoperta: saggista sopraffino e anche un abile architetto di romanzi gialli. Cosa vuoi di più dalla vita? Intanto leggere gli altri libri della serie. Saccheggerò la bilbioteca e, come hai suggerito, mi fermerò alla versione stampata!
      A presto!

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