Sbabaam , o del perché rifuggire le onomatopee in letteratura

Un nostalgico pomeriggio di qualche mese fa ero in una libreria a bighellonare. MI capitò fra le mani l’ultimo romanzo di uno scrittore che da giovane amavo tanto. Lo amavo letteralmente, avevo il poster in cameretta, mi piazzavo davanti alle librerie in attesa dell’uscita del suo ultimo romanzo ( ed essendo molto prolifico come scrittore, inutile dirvi che ero praticamente sempre in libreria! ). Poi crescendo la mia infatuazione era scemata. Avevo cominciato a trovare i suoi romanzi sempre un po’ uguali, sempre un po’ “ vi racconto di nuovo la stessa storia ma cambio i nomi dei protagonisti e il luogo in cui è ambientato così vado sul sicuro”. E smisi di leggerlo. Poi quel giorno mi ero ritrovata a pensare che un rifugio sicuro fosse proprio quello di cui avevo bisogno. E ho comprato quel libro, già pregustandone la lettura solitaria e ristoratrice.

“Stump, vrrrrrr, crehehehee, squash, tump tump”!!! Aiuto! Onomatopee in ogni dove. Frasi tempestate di onomatopee, frasi composte di sole onomatopee, continue, invadenti, fastidiose. Ma , rinomato scrittore, sarai mica impazzito? Sarà mica che al tuo quarantesimo libro proprio io debba spiegarti che un romanzo non è un fumetto? Che se volevo leggermi un fumetto andavo in edicola a comprarmi Rat-man risparmiando circa 13 euro a fronte della spesa sostenuta per il tuo romanzo?!? Ma cosa ti è successo? Se non fosse disdicevole mi verrebbe quasi da dire “SGRUNT”. E poi quel capitolo, verso la fine, quel capitolo di dieci pagine, tutto, e quando dico tutto intendo tutto, senza un solo, minimo, unico, piccolino segno d’interpunzione. Una virgola, un punto, qualcosa. Qualcosa! Sì, ho capito che devi dare il senso della freneticità, ma non sei riuscito a trovare un espediente letterario migliore che non uccidesse la grammatica italiana?!? Perché mi hai fatto questo?
Stordita sono rimasta a riflettere, con il libro in mano, dopo 400 pagine di struck strick streck, e ad interrogarmi sulla necessità che aveva la letteratura italiana, e noi lettori, di questo.

Che fine ha fatto il linguaggio semplice e diretto di una volta? Che fine hanno fatto i dialoghi che davano ritmo alle storie? Cosa vuoi dimostrare, tu, affermatissimo scrittore? Che sei anche un innovatore? Che all’alba del 2015 si scrive sprepeeeeeem e ci si inebria?

E voi, amici lettori, pensate che io sia pazza? Sono forse una gerontofilia ignorante ancorata ad antiche certezze e incapace di comprendere i cambiamenti moderni?
Non lo so. Sono confusa. E delusa.

Orsù dunque…dissertiamo insieme sulla necessità della sperimentazione linguistica in letteratura. Sì è vero, le innovazioni sono necessarie. Chi può pensare al giorno d’oggi di scrivere un romanzo di chick lit, ad esempio, con lo stesso linguaggio che usava Emily Bronte? Ovvio, oggi non parliamo più, e quindi non scriviamo più, come nell’Ottocento. E ci sto. Stacce. Ci sto. Lo slang. Ci sto. I neologismi. Ci sto. Ma…l’onomatopea dilagante in un romanzo?

Avete per caso capito chi è lo scrittore di cui parlo?

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Ricordo perfettamente quella mattina in ufficio, la tua espressione allibita e delusa. ” Ele, lo devi leggere” e mi mettesti il segno al capitolo che avrei dovuto leggere in pausa pranzo. Perché proprio non ci credervi che LUI potesse essere caduto cosi’ in basso per far parlare un po’ di se.
    Premetto che Lui non è il mio genere di autore, ma quel capitolo … non rendeva la frenesia, era solo illeggibile…. una fatica…. e poi a ritroso a contare le onomatopee…. che poi manco le sa usare …. Capisco il voler caratterizzare un personaggio che parla, solo, per onomatopee, ma il troppo stroppia, e sono sempre più del parere che LUI non sia proprio un autore per me !!!

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  2. Mr.D. ha detto:

    Gulp!!!!!
    Ma chi è costui? Sblink sblink (palpebre che sbattono incredule)
    Sfroosh, sfroosh (rumore della mente che cerca di sfogliare tutte le possibilità, come in un archivio)
    Anf, Anf! (fatica, per le innumerevoli ipotesi)
    Glu, glu, glu (verso del tacchino che mi è passato qui di fianco)
    Sbeck-Sbeck (il tacchino si è rivolto contro di me)
    BoooK! Crash! Zuuup! (Adam West, vestito da Batman in sovrappeso che mi difende)
    Bang, Bang!
    Cotoletta?

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  3. Natalia ha detto:

    (dopo le risate per il commento di Mr. D :-D)
    Conoscendo uno dei tuoi grandi amori letterari adolescenziali, credo di aver capito di chi si tratta. Passare da un tono monocorde (ho letto un solo romanzo dell’autore che ha il nome che inizia con la A, ma l’ho ritenuto più che sufficiente) alla sperimentazione eccessiva in modo così repentino e inaspettato lascia effettivamente un po’ di stucco…
    Che si tratti di una crisi di mezza età???

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