Nostalgia canaglia (delle favole!)

Non preoccupatevi, nessuna dissertazione sulla reunion al vetriolo tra Al Bano e Romina, che tutti del resto attendevamo con ansia spasmodica (ammettetelo, non ci avete dormito la notte!). Semplicemente mi sono trovata, per una serie di circostanze e coincidenze, a ripensare alle favole che mio padre mi leggeva da bambina e, riscoprendole adesso, ho potuto notare che erano decisamente sui generis… Oltre ai must come “Biancaneve”, “Cenerentola” e “La bella addormentata nel bosco”, che hanno radicato nella mente di generazioni di bambine l’idea illusoria e perversa di un principe che ci avrebbe liberato da incantesimi vari e dalla schiavitù delle faccende domestiche, le favole a cui sono particolarmente legata sono di tutt’altro genere. “Il gatto con gli stivali” (compresa nelle storiche ‘Fiabe sonore’- A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar), per esempio, era una tra le mie preferite e sempre di un gatto trattava la serie di audiocassette di “Gobbolino”, il simpatico stereotipo del gattino nero di una strega che vorrebbe tanto diventare un gatto di casa. Felini a parte, il mio libro preferito in assoluto, quello che conservo come una reliquia, ormai ingiallito dal tempo e con la copertina tenuta insieme dallo scotch, è la collezione de “Il raccontafiabe” di Luigi Capuana.
Non sono sicura che all’epoca in cui è stato pubblicato, intorno a fine ‘800, fossero già in essere delle regole che stabilivano quali libri potessero essere più adeguati ad un bambino. Di certo è che questa attenzione quando avevo all’incirca 4 anni (gloriosi anni ’80!) era già ampiamente diffusa e i testi per bambini che circolavano tendevano ad essere validati anche dal punto di vista pedagogico.
Bene, questi racconti di Capuana, sebbene diretti ad un pubblico di piccoli, sono invece quanto di più lontano dalle favole ‘standard’ si possa immaginare. E credo mi piacessero proprio per questo. Esistono anche qui, e quasi in tutte le favole della raccolta, re, reucci, regine, reginotte, fate, orchi e compagnia bella, ma il lieto fine non è sempre assicurato e la narrazione è spesso spiccatamente noir. Le ambientazioni sono solo tratteggiate e i borghi, i regni, i paesi e le spelonche servono unicamente da sfondo fantastico per le vicende che si sviluppano nell’arco di qualche pagina, raccontate col tono verista che contraddistingue questo autore. Potrebbe sembrare un paradosso, ma i personaggi sembrano reali nonostante il quadro fantastico in cui sono collocati, svolgono il proprio ruolo e sono spesso soggiogati dal destino che incombe inesorabile.
E si susseguono così le storie di una principessa che per via di un incantesimo diventa leggera come una piuma e si ritrova trasportata dal vento; di un grillo che si fa mangiare per rinascere con fattezze umane, ma che continua a frinire; di una ‘mammadraga’ che si nutre di bambini i cui resti si ricompongono grazie al potere di un anello; di un re chiamato Tuono per via di un vocione esagerato che si sposa con la regina senza lingua; della storia di Zoppina aiutata da una fata a liberarsi dalle angherie della malvagia sorella. E ancora si racconta la storia di una trottola dalle fattezze umane – un po’ inquietante come Chucky – che diventa regina; due favole sono collegate tra loro e narrano di un tradimento tra fratelli che sfocia in un matrimonio sotto ricatto con la figlia di un orco, della successiva morte di dieci cugini su dodici e del matrimonio dei due sopravvissuti; troviamo poi Bambolina, una bimba dalle dimensioni talmente ridotte da stare in una tasca, che viene venduta dal padre ad una donna-pesce e infine recuperata dalla madre che riesce magicamente a farla tornare normale tirandola e allungandola; ne ‘Il barbiere’, invece, Capuana ci racconta di un barbiere menestrello al quale viene appiccicata una coda di un cavallo che gli consentirà di vincere una battaglia e sposare la figlia del re. E così via, fino ad arrivare alla storia conclusiva de ‘I due vecchietti’ in cui due anziani chiedono alla Fortuna di poter prima tornare bambini, poi di restare giovani, accortisi in seguito dell’errore di ritornare alla loro età matura e di vivere per sempre, per terminare infine con la richiesta naturale di passare beatamente a miglior vita.
Alla luce di questa rilettura mi spiego tante cose…!
E voi? Avete delle favole a cui siete legati e che tenete gelosamente custodite in un cassetto della memoria?

 

La mia edizione del testo è quella con le illustrazioni di Carlo Chiostri (edizione Marzocco Ragazzi) del 1948, ma potete trovarne una più recente edita da Sellerio (2006 – ISBN 9788838921681).

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Manuela ha detto:

    Ciao Natalia, bell’articolo! Sono tornata indietro anch’io col pensiero alle mille fiabe da narrar, che tempo fa sono uscite in edizione rilegata con cd e recentemente in versione digitale per android. La mia favola preferita è il gatto con gli stivali di cui ho tenuto un’edizione pop up molto semplice che avevo comprato per Gabriele quando era piccolo. Di mio invece ho conservato un libro di fiabe con protagonisti gli animali delle Edizioni Paoline che si intitola ‘Cuccioli’, quarta edizione del 1979.Il libro è ancora in perfetto stato, a parte le pagine un pò ingiallite e ha grandi e bellissime illustrazioni che spesso occupano tutta la pagina ed è scritto molto grande(l’ideale per un bambino che ha imparato a leggere da poco) con la morale alla fine di ogni storia.Questi i titoli: ‘La lepre e suoi amici’, ‘Il topo di città e il topo di campagna’, ‘La lepre, l’elefante e l’ippopotamo’, ‘L’oca e la volpe’, ‘La gazzella, lo sciacallo e la cornacchia’, ‘Il pappagallo riconoscente’.

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    1. Natalia ha detto:

      Ciao Manuela! Ogni tanto fa bene ritornare bambini (come dice Cirilli). Diciamo che questa raccolta di storie oggi sarebbe da bollino giallo, ma io sono contenta della scelta di mio padre perchè è proprio da lì che è scattato il mio amore per i libri.
      I cuccioli di cui parli tu, è un titolo che mi è molto familiare… Probabilmente cercando in cantina scoverò anche quello!
      Il bello delle favole è ascoltarle, ma soprattutto tramandarle come una bellissima ‘eredità sentimentale’.
      A presto!

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