Trilogia: Hunger Games

Prima di leggere i libri in questione, andai al cinema a vedere il primo episodio della serie; non sapendo minimamente di che cosa trattasse la pellicola (a volte credo di vivere su Plutone). Nel vederla sono rimasto un po’ interdetto, perché non sono stato in grado di dare un giudizio a riguardo. Poi ho letto i libri, per dimezzare l’attesa di quei film che non avrei mai visto, dato che, non ho tempo per recarmi al cinema e per di più, mi annoio parecchio davanti al grande schermo, tuttavia, il mio parere non è migliorato.

Ora; riprendendo i commenti scritti sulla quarta di copertina del terzo libro, da un giornale autorevole come il New York Times; si legge: la passione politica di 1984 di Orwell; sì, ci sta come termine di paragone. La memorabile violenza di Arancia Meccanica, francamente non l’ho percepita poi tanto. L’ambientazione fantastica delle Cronache di Narnia, gliela passo. La ricchezza dei dettagli di Harry Potter; questa assolutamente no! Avrebbero dovuto aggiungere anche: l’ambientazione fantascientifica e tema principale presi da “L’uomo in Fuga”ma questo non è stato espresso, eppure è palese. 

A mio modesto parere, credo che questi libri siano estremamente superficiali, ovvero, tutto ciò che viene trattato sulle pagine, si ferma fino ad un certo livello. Non è mai approfondito chiaramente su cosa si voglia fare luce davvero, ciò che viene descritto e che peso hanno gli avvenimenti che vivono i personaggi. Così facendo, al lettore sorgono enormi dubbi sulla veridicità dell’intera vicenda. E’ chiaro che si tratta di una storia inventata, però, per renderla davvero credibile, l’esimia Suzanne Collins, avrebbe dovuto spendere qualche riga in più per farci entrare nel vivo del dramma che l’intera popolazione subisce. Di esempi ce ne sono parecchi.  Il luogo denominato Panem, non viene localizzato in nessun posto del mondo, non si capisce se è l’unico rimasto sul pianeta Terra e cosa sia accaduto a tutti gli altri. Ci dice che è diviso in 13 distretti, ma non si capisce per quale motivo sia stato suddiviso o quali fossero i criteri che abbiano portato alla sezione di questo luogo e in che maniera avviene la suddivisione. I Giorni Bui sono l’inizio di tutto, ma un quadro generale della situazione che hanno determinato quei giorni, viene soltanto citato sporadicamente. Non è indicato nemmeno l’anno in cui questo avviene e neppure gli anni seguenti. La struttura spazio-temporale è sospesa in un limbo nebuloso. 

Anche i rapporti tra i personaggi vengono descritti in maniera frettolosa. La protagonista, Katniss Everdeen, prova un amore viscerale nei confronti del padre e della sorella, cosa molto ripetuta nel corso della storia, ma mai descritta con passione, non è analizzato il loro rapporto, non ci sono flashback che confermino questo sentimento, viene messo nero su bianco senza che ci siano degli avvenimenti concreti, capaci di coinvolgere il lettore in questo grande amore; bisogna accettarlo come un dogma e basta. Peeta Mellark e Gale Hawthotrne, sono i due antagonisti che si contendono le attenzioni della protagonista, ma perché? Per quale motivo i due ragazzi la amano? Perché lei si sente combattuta nel decidere tra i due? Quando a spiegare ciò che lei prova per entrambi, sono solo poche righe? Il lettore deve metterci del suo per arrivarci, o per completare.

Il leitmotiv dei tre volumi, sono questi giochi ad eliminazione che si svolgono all’interno di un’arena fantomatica, costruita da personaggi detti: Strateghi, ma non si capisce come questi facciano ad inventare? Modificare? Creare dal nulla? I luoghi della battaglia; nel quale devono restare in vita fino alla fine, sorvegliati 24 ore su 24, da telecamere come un qualsiasi e più comune, reality show. L’idea è davvero attuale (anche se Stephen King nell’87 scrisse L’uomo in fuga, ribadisco) però comprendo dove vuole arrivare l’autrice, ovvero, fino a che punto si potranno spingere in futuro i reality? Almeno, questa è una delle possibilità che l’autrice vuole rivelarci.

La tecnica di narrazione avviene in prima persona tramite il pensiero e le parole di Katniss, il che rende la storia molto scorrevole. Probabilmente la velocità di scrittura la si deve molto, alla mancanza dei pensieri e dei sentimenti che lei nutre per tutta la durata della sua epopea. I primi due libri si consumano in fretta, il terzo vacilla tra la ripetitività, il poco interessante ed una certa dose di pesantezza, data dal prolungarsi di avvenimenti non fondamentali. Sarà che forse il primi due volumi sono incentrati sulle battaglie nell’arena e perciò, un po’ di adrenalina la si doveva iniettare al lettore, altrimenti non avrebbe letto pure il terzo, ve lo assicuro. Però, non me ne voglia la cara Suzanne, anche in queste occasioni, dove di colpi non se ne sono sprecati affatto, ci poteva dire qualcosa che andasse aldilà di un piccolo manuale di sopravvivenza in situazioni estreme, rivelandoci ciò che la protagonista ha sentito, percepito, immaginato, in quei momenti cruenti. Potrei  sostenere che “La ragazza di fuoco” appare estremamente fredda, opportunista e calcolatrice, di certo, non è stato il mio personaggio preferito.

Attenzione, il finale è addirittura incoerente con tutto ciò che viene sciorinato dalla fine del primo libro. Viene spiattellato senza un ragionamento, è privato da qualsiasi elucubrazione che giustifichi la scelta di arrivare subito al quel tipo di finale. E’ alquanto paradossale credere che il lettore si beva la vicenda di una così grande importanza, senza chiedersi il motivo di quella decisione. Non posso dire nulla, ma dovrei spoilerare il finale, anzi in che maniera avviene la fine. Io sono rimasto di sale. Ma non per la sorpresa in sé, quanto, per il modo in cui viene descritto.

Quando ho detto che il film non sono stato in grado di dargli un giudizio, mi riferivo proprio alla sua mancanza di spessore, che tra l’altro, viene riprodotta fedelmente nei tre volumi, quindi si può affermare che le due produzioni siano molto simili. Potenzialmente sarebbe una buona storia, ma bisogna colmare, a mio avviso, delle grosse lacune. Forse sono abituato a diversi tipi di romanzi, ma ho l’impressione che le autrici americane in questo periodo, scrivano delle grosse sceneggiature per la produzione cinematografica e non, delle storie romanzate piene di pathos e di sentimento. De gustibus.

isbn 978-88-04-63223-8

isbn 978-88-04-63222-1

isbn 978-88-04-63224-5

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. enricogarrou ha detto:

    Confermo. Di nessun spessore.

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  2. Mr. D. ha detto:

    Ha lo spessore giusto per pareggiare la gamba del tavolo traballante

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  3. Elena ha detto:

    Non ho mai considerato la lettura dei volumi di Hunger Games, vedendoli più come testi per adolescenti ( e ahimè l’adolescenza l’ho lasciata da un po’), al pari dei libri di Christopher Paolini (Eragon & Co) e dei vari Insurgent, Divergent, Allegiant ecc…. Non ho nemmeno mai considerato di andare a vedere i film, pur essendo appassionata di cinema e non disegnando alcun genere, men che meno il Fantasy, fantascienza, fantascientifico, vattealapescaqualcosa…
    Il tuo articolo non fa che corroborare la mia idea iniziale.
    Non riesco più a leggere libri senza introspezione psicologica…
    Ogni età ha il suo libro. Direi che noi l’età di Hunger Games l’abbiamo superata… io sicuramente da un pezzo ! 🙂

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  4. Mr. D. ha detto:

    Ha ragione nel sostenere che ogni età abbia il suo libro da leggere, magari divertendosi nel procedere con le pagine, scoprendo storie adatte a loro e che li incentivi alla lettura da adulti, ma meraviglio nel vedere quanto siano scadenti i libri per i ragazzi di oggi. Non pretendo che i teenager leggano Macchiavelli per sollazzarsi con strategie di guerra, però, si potrebbe dar loro qualcosina di più e soprattutto scritto meglio.

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    1. Elena ha detto:

      Non posso che essere d’accordo con te !!! Ci sono classici per ragazzi che possono essere letti da adulti e meravigliare anche loro per la profondità e i contenuti. Non sono ferrata sulla letteratura moderna per ragazzi e mi fido del tuo giudizio.

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