14 Shades Of Grey

Il 14 febbraio è uscito nelle sale italiane il film 50 sfumature di grigio, tratto dall’omonimo romanzo di E.L James; successo editoriale del 2011. Forse molti non sanno, che nel 2003 gli Staind, gruppo post-grunge americano, pubblicarono 36 sfumature in meno, arrivando comunque in testa alle classifiche di vendita negli States. L’ambito non è più letterario, bensì musicale e su questo, vorrei soffermarmi a dire due parole a tal riguardo.

L’album inizia con Price to Play; primo singolo dell’album ed è una detonazione forte ed intensa. La splendida voce di Aaron Lewis prosegue con dei vocalizzi caldi e melodici per le due tracce seguenti, arrivando al secondo singolo uscito quell’anno; So Far Away. La traccia è ben arrangiata con armonie di archi e riff di chitarre acustiche, che insieme raggiungono il cuore dell’ascoltatore, senza svelare completamente il tema dell’album.

In Yesterday ed anche in Fray, a colpirmi sono le intuizioni ritmiche ed i giochi sincopati sul charleston di Jon Wysocki, il batterista (lascerà poi la band nel 2011). La traccia n°6 il singer la dedica alla figlia, che porta appunto il suo nome: Zoe Jane. La canzone è una ballad delicata e commovente, dal sapore di una ninna nanna. In questa canzone Aaron, ci mette, giustamente, tutto il suo cuore e… si sente. Il ritmo riprende con Fill Me Up, seguito da Laune con la linea vocale riempita da cori fine ’90 alla Skid Row. In Falling Down è ancora il mio “collega” Jon a catturare la mia attenzione, mentre le chitarre arpeggiate si uniscono con la voce malinconica di Reality, dando forma ad un grido in gola annodato da un magone. Tonight, credo abbia il ritornello più bello dell’intero album, nel quale il nostro caro Aaron impiega tutte le sue doti canore, per farlo sentire alle nostre orecchie, ma anche più in profondità. La traccia che la segue è Could It Be; in cui gli accordi distorti si fondo con quelli armonici in un equilibrio perfetto e la sezione ritmica, racchiude il suono come un fiocco su un bel pacco regalo. La penultima traccia, arriva come un vortice che spazza via tutto ciò che si è appena ascoltato. Non credo che Blow Away sia stato scelto a caso per questo brano. Ha forza, emozione, sentimento e lacrime. L’ultima track basso e batteria si sintonizzano con gli arpeggi delle chitarre, per aprirsi insieme agli archi e alle note alte della voce, come il gran finale di un’orchestra interiore giunto al termine di un viaggio intenso ed emozionante.

Forse il grigio, con le sue molteplici sfumature, è stato fonte d’ispirazione per molti artisti (non vorrei sbagliarmi, ma credo che anche i Green Day abbiano scritto qualcosa con un titolo simile). Gli Staind ne hanno viste “solo” 14 e credo che se ne avessero viste anche loro 50, probabilmente sarebbe venuto fuori qualcosa di epico come Stg. Pepper’s Lonely Club Band dei Beatles, o forse The Wall dei Pink Floyd. Per ora fermiamoci alle loro 14 che secondo me, sono delle canzoni di tutto rispetto; quelle 36 in più le lasciamo alla James, che a quanto pare ne ha abusato fin troppo delle sue visioni cromatiche.

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Angiolina ha detto:

    Per me gli Staind erano e rimangono tutto, ma proprio tutto l’album “Break the Cycle”…ma io che ne so?! Tornerò ad ascoltarli.

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    1. Mr. D. ha detto:

      You rock!!

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