EmmaDay

Avete presente tutto ciò che abbiamo sempre immaginato sugli scrittori? Dimenticatevelo.
Avete presente tutto ciò che abbiamo sempre immaginato sugli editori? Dimenticatevelo.

Ieri ho partecipato all’Emmaday, un evento organizzato da una casa editrice digitale di Milano, l’Emma Books. Ho detto digitale. Loro si definiscono “digitale femminile”, che mi piace pure di più.

Non starò qui a raccontare chi sono, se siete interessati potete fare lo sforzo di scoprirlo da soli cliccando qui.

Quello che voglio raccontarvi è la porta sul mondo che mi si è spalancata davanti.

Tutti quelli/e come me che hanno sempre millantato di voler vivere di scrittura e che erano ancorati ad un’idea, adesso posso dirlo, obsoleta e vetusta, dovranno ricredersi.

Non esiste più il manoscritto di una volta riposto nel cassetto polveroso che ogni tanto ci si prendeva la briga di spedire a vecchie case editrici che lo cestinavano, il più delle volte, quasi sempre, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo. Tutto è cambiato.

Io, che ancora faccio fatica a staccarmi dal profumo delle pagine stampate di fresco, e che in vita mia ho letto solo due, dico due, e-book, se voglio uscire dal torpore, devo capire che nel 2015 si pubblica e si legge in digitale. E, attenzione, non sto facendo un panegirico per esaltare il self-publishing, men che meno quello a pagamento. Il self-publishing, è quasi ridontante che ve lo spieghi, ci espone ad un rischio gravissimo: quello della pubblicazione selvaggia di qualunque cosa, senza il filtro della qualità, del buon gusto e in alcuni casi persino dell’utilizzo corretto della lingua italiana. Quindi non sono qui a fare un elogio del “finalmente adesso TUTTI possono pubblicare TUTTO”. Magari sì. Ma la qualità resta, a ben guardare. Emmabooks ha fondato un’idea di editoria che unisce, in una vera e propria community, le autrici, le lettrici e l’editore. Le autrici hanno imparato che bisogna essere presenti sui social e su internet, più in generale, per fidelizzare il pubblico e dare una rappresentazione di sé onesta, per poter anche invogliare chicchessia a leggere i loro scritti. Perché nel 2015 è così: la gente, i lettori, o meglio ancora, i lettori “forti”, su facebook cercano i nomi, i volti, le vite degli autori, e vogliono capire chi sono prima di accordargli fiducia, o dopo avergliela accordata.

La scrittrice quindi fa un doppio lavoro: scrive, e vive sui social. L’editore se ne prende cura: a partire dall’editing del testo ( che, con immensa gioia scopriamo esiste ancora ) fino all’affiancamanto di un social media manager. Lo so, chi mi conosce sa che detesto gli inglesismi, ma devo arrendermi all’evidenza e al bisogno: nel 2015 si parla così. Social media manager.

Tutto questo per dire: quando vi dicono che oggi pubblicare è impossibile vi dicono una mezza bugia. Se pensate di pubblicare con Einaudi, Rizzoli e tutti i nomi altisonanti che vi possono venire in mente dell’editoria cartacea italiana, vi dicono il vero.

La parte di bugia è quella in cui ogni potenziale scrittore ripiega frustrato: non verrò mai pubblicato. Ecco, questo non è vero.

È solo necessario abbandonare le vecchie idee e tuffarsi nei nostri tempi. Per chi, come me, non è troppo sul pezzo, è stata una rivelazione. Plaudo a quelli che essendo più avanti rispetto a me avevano già un quadro molto chiaro della cosa. Ma plaudo anche a me, che forse ho capito.

Grazie a Parole Infinite e grazie ad Emma books. Un piccolo passo per la donna, un grande passo per l’umanità.

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