Alessandro D’Avenia – Ciò che inferno non è

In ogni nuovo romanzo D’Avenia sembra spingersi sempre oltre i confini dei libri precedenti, arricchendo le sue trame, le sue riflessioni, la sua prosa. In Ciò che inferno non è il modo per raggiungere una nuova profondità è rappresentato da un nome, motore del romanzo, quello di padre Pino Puglisi – 3P per i suoi alunni -, che fu professore di religione dell’autore proprio negli anni in cui si scontrò con la mafia. Mi piace pensare al nome di don Pino scritto su un foglio bianco, e al romanzo che da questo si costruisce spontaneamente, come le onde di un terremoto si propagano dal loro epicentro. Un terremoto d’amore, che non poteva essere raccontato meglio in queste pagine: non una biografia, ma una storia che intreccia le vite di tanti abitanti di Palermo – e arriva a coinvolgere anche noi.

Siamo a Palermo nell’estate del ’93, la città che è “tutto porto” è bagnata da luce e vento, impregnata dell’odore del mare e del silenzio di abitudini corrotte, o di corruzione abituale. Solo i passi di don Pino risuonano per le vie, mentre porge l’ennesima richiesta agli uffici comunali affinché negli scheletri di cemento del quartiere Brancaccio si costruisca una scuola media. Mentre cammina pensa a come attirare al centro “Padre Nostro”, da lui fondato a Brancaccio, i tanti bambini che altrimenti a Palermo vagherebbero per le strade, senza affetto, col rischio di essere attratti dal clan mafioso di Madre Natura: Francesco, Riccardo, Totò, Dario, e tanti altri che si radunano attorno a don Pino tra una partita di calcio su un campo  improvvisato e prove per uno spettacolo teatrale. Sono bambini come tutti i bambini, un po’ maleducati, ma non ancora educati al male, che hanno sogni in cui a Brancaccio è difficile credere e pochi punti di riferimento. La lotta di don Pino contro la mafia parte proprio dal porgere un’inedita attenzione ai ragazzi di Brancaccio, una lotta umile condotta con le uniche armi che possiede, la fede in Dio e l’amore, affinché si insinui in loro la possibilità di credere che la vita non è solo ricerca del proprio vantaggio personale, ma rispetto reciproco e solidarietà.

A entrare per la prima volta a Brancaccio insieme a noi lettori c’è Federico, un ragazzo di diciassette anni che ama la poesia, che cerca di conoscere il mondo dando un nome a tutte le sensazioni, ma che non ha mai fatto alcuna esperienza che lo aiuti a capire in cosa possa impegnarsi davvero e dare il meglio di sé. È Padre Puglisi che apre in lui una fessura per illuminare il groviglio di possibilità che ogni ragazzo porta con sé: mette Federico alla prova, portandolo a Brancaccio e mostrandogli quanta verità su se stessi si possa trovare mettendosi a servizio degli altri. Una fessura che Federico non richiude, ma che squarcia, lasciando che l’esperienza di Brancaccio, nonostante le ferite, lo guidi e lo formi.

Come per Federico, l’incontro con i ragazzi di Brancaccio e l’esempio del bene di Padre Puglisi muovono anche nei lettori tante domande, e penso che scopo di D’Avenia sia proprio quello di spronare una continua ricerca delle proprie possibilità, che è caratteristica di chi non si adagia tra le sue quattro mura e aliena da sé ogni responsabilità.

Ogni pagina di Ciò che inferno non è è intrisa di poesia. Lo sguardo affezionato e devoto con cui D’Avenia descrive la sua Palermo, così ricca di contraddizioni e debolezze, fa sì che da ogni parola traspaiano la luce che inonda la città sicula, e il suo incanto.

Titolo: Ciò che inferno non è
Autore: Alessandro D’Avenia
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Pagine: 311
ISBN: 9788804647126

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