Io uccido – Giorgio Faletti

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So perfettamente che il libro in questione è sorpassato, demodé, superato, vecchio ecc… Eppure mi trovo a parlarne solo ora. Il caro Giorgio ci ha lasciati sei mesi fa e credo che non sia stato ricordato abbastanza, che sia passato un po’ in sordina la sua scomparsa, almeno su queste pagine, o forse soltanto io, non gli ho riconosciuto il suo valore per troppo tempo.

Prima di leggere “Io uccido”, avevo letto “Fuori da un evidente destino” e tutto quello che pensavo nei suoi riguardi si è dissolto, con questo addirittura, ho compreso quanto mi sbagliavo su tutta la linea. Non so spiegare bene il motivo, ma Faletti l’ho snobbato parecchio, anzi per molti anni a dire il vero. Forse perché quando uscì il suo primo romanzo, provavo interesse per altri generi, o magari, perché ne sentivo parlare così tanto che l’ho ritenuto troppo “commerciale” e non meritevole di attenzione; ma potrebbe anche darsi, che l’abbia sottovalutato senza nemmeno dargli la possibilità di vedere quanto la sua prima fatica, avesse da dire. Ebbene, oggi 1 gennaio 2015 ho terminato la sua opera prima e posso dire con sincerità, che questo libro sia praticamente perfetto.

E’ un thriller complesso ma ben strutturato, intricato, ma al contempo, espresso in modo chiaro e semplice; pieno di colpi di scena, legati ad un lungo filo logico che si snoda tutto alla fine. Eppure le pagine non sono pesanti da portare a termine, tutt’altro, scorrono come onde sulla battigia. All’esterno del tema principale, Faletti riesce a costruire una cornice fatta di persone, anziché di personaggi. Ha la grande capacità di trasportare sulle pagine del libro dei temi difficili da accettare; vedi il generale Nathan Parker e sua figlia Helena, oppure, Nicholas Hulot e sua moglie Céline. Alterna le vicende del thriller poliziesco, a delle immersioni romanzate di squarci di vita. Tra tutte queste però primeggiano quelle del protagonista, ovvero Frank Ottobre e del suo antagonista, che per ovvie ragioni non nominerò. E poi le descrizioni delle scene e degli ambienti nei quali esse si svolgono, spesso sono precise come un dépliant immobiliare, ma suggestive e poetiche come un quadro di Monet, anche quando in atto c’è un omicidio.

Tutta la storia si basa su un elemento, che è per me fonte di vita: la musica. Essendo stato anche Faletti un musicista, posso capire l’interesse e la volontà di mischiare il sangue delle vittime, con le note di una colonna sonora, citata a colpi di grandi nomi del firmamento musicale. Aggiungendo anche che una delle ambientazione principali è quella di Radio Montecarlo, ovvero, una delle tre sorelle dei network italiani radiofonici, la mia curiosità è stata rapita subito, appena mi sono “sintonizzato” sulle pagine che ho letto con gran piacere.

A differenza di alcuni libri nei quali si capisce subito chi è l’assassino, in questo, mi sono stupito parecchio dopo aver letto il nome del cattivo. Chiaramente è un fattore altamente positivo, non averlo scoperto prima e, dopo esserne venuto a conoscenza, ho continuato a leggere in modo più accanito per capire come mai non l’avessi dedotto prima. Sarà tattica narrativa, sarà che sono scivolato i alcuni punti in cui l’autore mi ha volutamente trascinato, sarà che sarei un pessimo poliziotto, sarà quel che sarà, mi è piaciuto molto leggere 682 pagine di talento italiaco.

Forse era giusto aspettare di leggerlo, o forse no, ma sono contento di aver concesso, a chi mi ha spesso bussato alla porta, di entrare e di sorprendermi. E’ un peccato aver perso un così grande talento e lo dico perché lo penso davvero, non per fare della retorica spicciola.

Profeticamente, anche se non gli ha portato molta fortuna, Jeffery Deaver de il Venerdì- la Repubblica disse di lui.

“Uno come Giorgio in America si dice larger than life: uno da leggenda.”  ed è davvero così.

Se nel 2002 vedevo chiunque leggere questo libro, tradotto tra l’altro in 22 paesi del mondo, ora ne comprendo la ragione. Perciò il mio altezzoso senso da snob che ha volutamente omesso nella propria libreria un libro così importante, significa che forse di libri ne capisco poco. Meno male che mia moglie nella sua libreria ce l’aveva da quel dì e me l’ha prestato il mese scorso, così posso affermare senza pudore:

Io leggo. (finalmente)

Titolo: Io Uccido
Autore: Giorgio Faletti
editore: Baldini Castoldi Dalai
PAG 682
ISBN 88-6073-022-8

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Gran bel libro veramente.
    Anche io, come te, lo approcciai con la puzza sotto il naso. Mi ero appena laureato (quindi parliamo del lontano 2004) e sfruttai i primi mesi di tempo libero recuperando tutta una serie di libri che avevo lasciato prendere polvere in camera.
    Ricordo ancora che lo comprai per curiosità dopo aver visto una partecipazione di Faletti a 8emezzo (allora lo conducevano Ferrara e Ritanna Armeni) ma sospettavo che si trattase di una brutta copia dei thriller americani, tipo quelli di Follet o Ellroy.
    E invece…
    E invece Io uccido è un romanzo della maddona, scritto da paura e con la non trascurabile qualità di rapire letteralmente l’attenzione del lettore.
    Ad onor del vero bisogna riconoscere che Faletti non seppe replicare tanta bontà: i romanzi successivi mi sono parsi brutte copie dell’originale. Ciò non toglie – anzi aumenta – il valore assoluto di questo romanzo.
    Mi stupisce solo una cosa: che a distanza di oltre 10 anni nessuno abbia ancora trovato il modo di trasporlo in un film.

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  2. Elena ha detto:

    Da Astigiana non posso che amare Giorgio. Comprai immediatamente questo libro e lo divorai. Poi lui era gentile, umile, lo incontravi per strada o al bar, ed era semplicemente uno di noi…

    Ti prego, se mai decidessero di farne un film… non in Italia please! Non con questi registi, non con questi attori…..

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  3. M ha detto:

    L’avevo letto quand’era uscito e me lo sono riletto la scorsa settimana. Nonostante sapessi come finiva è stata una bella rilettura. Non è un giallo perfetto, ma scritto bene e molto coinvolgente. Peccato che poi i libri successivi non sono sono paragonabili…
    (Io sono Dio devo ancora leggerlo)

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