Dal Libro al Film: Il Grande Gatsby vs. Il Grande Gatsby

Che il romanzo di Francis Scott Fitzgerald sia romantico, commovente, nostalgico e frizzante è un’opinione che si riafferma in ogni generazione di lettori. Anche io, che l’America degli anni Venti l’ho conosciuta solo sui manuali di storia, non ho potuto fare a meno di restare affascinata dalla frenetica ambizione di Nick e di Gatsby, un’ambizione che nasconde però tante sfaccettature, luci ed ombre.

Nick Carraway è un giovane ragazzo che per arricchirsi si trasferisce nella zona di Long Island detta West Egg, a New York, per lavorare in borsa. Fin dalle prime pagine del romanzo risuona circondato da un alone di mistero e di splendore il nome di Jay Gatsby, la cui figura si delinea gradualmente, così come gradualmente lo conosce Nick: Gatsby è infatti il suo vicino di casa, proprietario di un palazzo luminoso, in cui si riversa ogni notte tutta New York per feste pompose, colorate, al ritmo di una musica che si diffonde in tutta la baia. Ma di Gatsby mai una traccia. “Come avrà fatto ad arricchirsi così tanto?”, “Si dice abbia sconfitto da solo un esercito in Europa!”, “Ha davvero ucciso un uomo?”

Esattamente dall’altra parte della baia lampeggia una luce verde, la luce che si trova di fronte alla casa di Tom Buchanan, ricco giocatore di golf, e di Daisy, sua moglie e cugina di Nick, bella, giovane, rassegnata davanti ai tradimenti del marito e a un amore che non può più tornare. Forse. Perché forse non è un caso che Gatsby, il soldato innamorato che tanto aveva amato Daisy, si sia trasferito proprio sul lato opposto della baia. Forse non è un caso che Nick, cugino di Daisy, sia l’unico a ricevere un invito per partecipare alle grandi feste di West Egg, o che Gatsby abbia un favore da chiedere espressamente a lui…
L’emozione prevalente che resta dopo la lettura del romanzo di Fitzgerald è una grande malinconia, il disincanto per l’impossibilità di correggere i propri sbagli, di rivivere certi momenti, che possono solo essere analizzati lucidamente, a posteriori, senza potervi intervenire. “Non si può rivivere il passato” è il motto del libro, nonostante l’esempio della vita di Gatsby, un sognatore che a prescindere dal denaro, le donne, gli affari, continua a essere attratto da una lampeggiante luce verde, la speranza di un amore eterno che sconfigga lo scorrere del tempo.

Nel 2013 è uscita la quarta versione cinematografica del grande romanzo americano per la regia di Baz Luhrmann, interpretato da Leonardo DiCaprio (Jay Gatsby), Tobey Maguire (Nick Carraway) e l’elegantissima Carey Mulligan (Daisy Buchanan). Avevo una gran paura di essere delusa dalla resa cinematografica del libro, temevo venisse stravolto. Tutt’altro: sequenze e dialoghi sono decisamente fedeli al romanzo, e la cornice in cui la storia è narrata – nella finzione del film Nick scrive un proprio diario mentre è in terapia- è davvero convincente. Il film è coloratissimo, sfarzoso, ricco di particolari, luminoso, e l’esplosività di scenografia e costumi ha ricevuto il giusto riconoscimento in tante manifestazioni, prima di tutte la notte degli Oscar. Ma anche tanto romanticismo e tanta drammaticità, resi dalla calda voce di Lana Del Rey: mi amerai ancora quando non sarò più giovane e bella?

Film:

Regia Baz Luhrmann
Anno: 2013
Attori Principali: Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton
Distribuzione: Warner Bros.

Libro:

Editore:Feltrinelli
Collana:Universale economica i classici
Pagine:240
EAN:9788807900235

Per leggere anche altri post della serie, clicca qui: “Dal libro al film“.

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. manu281 ha detto:

    L’ha ribloggato su La vita di Manu.

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  2. Manuela ha detto:

    Il romanzo di Fitzgerald non mi ha mai ispirata piu’ di tanto, mi sa di tanto rammatico e malinconico. Il film invece prima o poi riusciro’ a vederlo, quello si mi incuriosisce! 😉

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  3. Antonio ha detto:

    Francis Scott Fitzgerald! Che grande!
    Il libro è davvero bello. Un po’ lento ma decisamente corposo.
    Ha il merito particolare, a parer mio, di saper mettere bene a fuoco quella miserabile capacità umana di essere INDIFFERENTI.
    SBADATI quasi.
    Una sbadataggine dove conta tutto e nulla.
    Una sbadataggine che divora le cose come le vite. Le storie.
    Fa male sentire nelle pagine del libro, così come nella trasposizione cinematografica, il dolore della scoperta di come all’idea di amore incorruttibile sia corrisposta quella di innamoramento sbadato e distratto.
    Quanta poca etica ha la ricchezza.
    Tuttavia il film esalta tantissimo soprattutto “i fuochi d’artificio” della storia, in quello che ho imparato essere lo stile Luhrmann, rendendo marginali proprio quegli aspetti che il libro invece sembra voler sottolineare costantemente. Le esigenze cinematografiche, si sa, rifuggono il rischio di annoiare. Qualche volta lo rifuggono un po’ troppo. Addirittura nel film manca completamente la figura del padre di Gatsby.
    Sono comunque d’accordo con te nel dire che il film trasmette bene il senso ultimo del romanzo lasciando questa nota di tristezza come sottofondo ultimo a schermo spento.
    Forse però si poteva osare di più. 🙂
    Un saluto.

    Antonio

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  4. Antonella ha detto:

    Non ho ancora letto il libro (è lì nella libreria che mi fa l’occhiolino da un po’) e ieri ho visto il film:davvero una storia malinconica che lascia l’amaro in bocca. Se da un lato Gatsby rappresenta una persona che fa della “speranza” il motto della sua vita, mai mollare, andare sempre avanti (… con la mano tesa ad agguantare ciò che abbiamo sempre desiderato) dall’altro incarna l’ingenuità totale e la purezza d’animo che solo l’innamoramento può provocare. Il disincanto di Gatsby è amplificato poi da tutti i “finti amici” di cui si circonda , un cerchio di superficialità ed anaffettivitá che si chiude proprio con la sua adorata Daisy. I soldi, il divertimento e il lusso intorpidiscono il cervello e l’anima. Baz Luhrmann è bravo nel genere che ha inventato, passato e presente intrecciati alla perfezione, quasi come se davvero negli anni ’20 si ascoltasse il rap, però forse è un pò forzato, ho trovato la contaminazione non funzionale all’arricchimento della storia. Alla fine posso dire comunque che il film mi è piaciuto…adesso mi tocca affrontare il libro 🙂

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  5. Francesca ha detto:

    Caro Antonio e caro Antonella,
    grazie mille per i vostri commenti, hanno proprio arricchito il mio punto di vista sul film! Buona lettura Antonella!
    Cara Manuela, fammi sapere cosa ne pensi del film dopo averlo visto 😉

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