Saving Mr. Banks – John Lee Hancock

Mary Poppins è sempre stato uno dei miei film preferiti, anche adesso che sono adulta, e il dvd fa parte della mia videoteca. Da bambina è stata una delle mie prime videocassette (… eh già, ad alcuni potrà sembrare strano oggi, ma durante la mia infanzia e adolescenza dvd e bd non esistevano! 😉 ) ed era il film preferito anche dei miei cuginetti quando venivano a casa mia. Per questo, quando a febbraio di quest’anno è uscito sugli schermi “Saving Mr. Banks” non ho potuto evitare di trascinare entusiasta al cinema il mio compagno e tanto meno comprare il dvd uscito recentemente.

Il film narra delle fatiche intraprese da Walt Disney per ottenere i diritti di sfruttamento delle storie narrate da P.L Travers, creatrice della tata più desiderata dai bambini di tutto il mondo: Mary Poppins.

Ciascuno di noi conosce a memoria almeno un pezzettino delle canzoni del film del 1964 e sfido chiunque a non aver mai provato a dire tutto d’un fiato: supercalifragilistichespiralidoso! La storia è quella di una bambinaia molto particolare che oltre a badare ed educare Jane e Michael tra magia, balli e canti, riesce anche a riordinare le priorità nella vita del papà dei due bambini, il sig. Banks appunto, rendendolo consapevole della gioia e dell’amore della propria famiglia. Pochi in realtà però conoscono i retroscena e gli spunti che hanno portato alla creazione del personaggio.

“Saving Mr. Banks” aiuta proprio in questo, ad analizzare la complessa figura della scrittrice P. L. Travers e le dinamiche personali e a volte non troppo allegre, trasposte nei suoi libri. Il film comincia con l’arrivo della scorbutica scrittrice (un’impassibile Emma Thompson) a Los Angeles, dove Disney (il grande Tom Hanks) la attende per firmare finalmente i documenti che gli permetteranno di girare la tanto sospirata pellicola . Zio Walt infatti ha impiegato venti anni per convincere la Travers a cedere i diritti della storia e la cronaca narra che fino alla sera della prima cinematografica l’autrice avesse ancora consigli e direttive per correggere la pellicola. Pur essendo già a Los Angeles la donna è ancora titubante nonostante la corte sfrenata (professionale) di Disney, che la scorta per un’intera giornata a Disneyland , mette a sua disposizione un autista 24 ore su 24 e ancora riempie la sua stanza d’albergo con gadget e peluches. Pamela Lindon Travers fa fatica a sorridere e quindi non la entusiasma l’idea di lasciare il suo personaggio nelle mani dell’allora re della fantasia. Anche quando autorizza il film (seppur firmando l’ultimo documento a pochi giorni dal lancio della pellicola), si assicura una parte fondamentale nella creazione di ogni minimo particolare. Man mano che la storia prende corpo (non senza continue interruzioni e correzioni da parte della scrittrice sui colori, gli abiti e persino sulle musiche del film) si sviluppano in parallelo i ricordi privati dell’autrice. Ricordi della sua vita in Australia, al fianco della figura più importante della sua vita: il papà Travers Robert Goff (interpretato da un intenso Colin Farrel), dal quale la scrittrice successivamente attingerà il suo nome d’arte.

Un padre fragile che pur lavorando in banca (da notare che il papà di Jane e Michael in Mary Poppins lavora in banca e si chiama Banks!) non si adatta al mondo professionale pragmatico e calcolatore ed è, al contempo, anche un padre tenero ed insostituibile per i suoi figli. Al punto che l’adulta Pamela, a distanza di tanti anni, non è ancora riuscita a superare il distacco dall’uomo. Si intrecciano ricordi dal sapore agrodolce, tra corse a cavallo e giochi con l’amorevole padre e lacrime durante la sua malattia. Alla sua scomparsa il buio sembra inghiottire la bimba, che troverà l’unico appiglio di salvezza nel sostegno della zia Maggie (sorella della mamma), venuta da lontano per aiutare la famiglia . La famigerata zia che il sig. Goff soleva canzonare in un gioco con sua figlia parlando di un vento dall’Est che porta novità (per gli appassionati del film “Mary Poppins” impossibile non riconoscere la filastrocca cantata da Bert poco prima che arrivi la tata: “Vento dall’Est / la nebbia è là / qualcosa di strano tra poco accadrà. / Troppo difficile capire cos’è / ma penso che un ospite arrivi per me.” )

Durante lo snodo dei battibecchi con Disney e di continui flashback nel malinconico passato della Travers, si comincia a costruire il puzzle di Mary Poppins, figura importantissima per i bambini, ma dai risvolti direi psicoanalitici per gli adulti. Volendo giocare a fare la psicologa, una vena freudiana percorre l’intero film: tutti abbiamo un nodo d’infanzia attorno al quale costruiamo la vita da adulti ed al quale, chi più chi meno, rimane legato. L’amore primitivo e quasi irragionevole di una bimba per il proprio padre, promesse e delusioni che bruciano anche da adulti come lacrime copiose sulle guance arrossate, la voglia di proteggere se stessi (e quindi anche le proprie creature, come Mary Poppins per P. L. Travers) dagli attacchi del mondo esterno.

“Saving Mr. Banks” è un film che narra la creazione di un mondo fatato per bambini, rivolgendosi direttamente all’animo degli adulti. Distaccandomi un po’ dalla storia della creazione del film, ho trovato l’intreccio della storia un delicato tributo alla vita umana. La pellicola sorride alle mille sfaccettature dei sentimenti che colorano la vita di una persona: l’infanzia vista con gli occhi di una bambina che si ciba letteralmente dell’amore paterno e contemporaneamente dona in modo inconsapevole gioia a chi le sta intorno o ancora l’allegria che un mondo fantastico e giocoso può regalare all’animo (proprio come il mondo Disney fa da decenni), ma anche la tristezza ed il dolore che se incancreniti nei meandri più reconditi di noi possono inevitabilmente condizionare scelte e decisioni.

Un film assolutamente da consigliare, un alternarsi di sorrisi e lacrimucce per ritrovare e godere del bimbo che ancora gioca nell’animo di ognuno di noi.

Anno 2013
Durata 126 minuti
Genere biografico, commedia drammatico
Regia John Lee Hancock
Distribuzione Walt Disney Pictures

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10 commenti Aggiungi il tuo

  1. lapinsu ha detto:

    Non amo il metacinema, ma questo film è veramente delizioso. Merito di una storia raccontata con grazia, di emozioni sospirate ma profonde e di un’Emma Thompson veramente straordinaria!!!
    Bella rece, complimenti Antonella 🙂

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  2. Antonella ha detto:

    Grazie mille! 😀
    Io invece sono sempre incuriosita dal “dietro le quinte”: come nasce un film e cosa c’e dietro la macchina da presa, per cui i “film che parlano dei film” hanno molta presa su di me. La bellezza di questa storia poi sta nel coniugare vari temi ed aprire finestre su diversi scenari contemporaneamente, rimanendo comunque delicato ed emozionante.

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    1. lapinsu ha detto:

      Allora ti potrebbe piacere “Hitchcock” che, ad essere sintetici, è un po’ il making of di Psycho con Antony Hopkins a interpretare meravigliosamente il regista Inglese.

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      1. Antonella ha detto:

        L’ho visto e mi è piaciuto un bel po’! 🙂
        Ha solleticato in me la curiosità di rivedere Psycho con delle chiavi di lettura diverse da quelle che avevo la prima volta che l’ho visto , da ragazzina. In realtà il film fa luce anche sulla punta dell’iceberg che ha generato l’intera produzione hitchcockiana.
        … che personaggio complesso e affascinante Hitchcock!!

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  3. SallyScrive ha detto:

    Io non l’ho visto quando è uscito al cinema e ancora mi mangio le mani. sarà il prossimo acquisto in bluray. bellissima recensione, mi è scesa la lacrimuccia: sono molto sensibile al rapporto genitori/figli, per cui so già che piangerò come una fontana guardando il film! ma va benissimo così 😉

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    1. Antonella ha detto:

      Grazie 🙂
      Hai pienamente centrato il punto: il film va a solleticare quelle corde “intime” che difficilmente rendiamo accessibili al mondo esterno e comunque lo fa sapientemente, la lacrimuccia scappa sia nei momenti tristi che in quelli allegri e sentimentali della storia.
      Per cui munisciti di un bel pacchetto di fazzolettini e goditi la visione … ti aspetto per sapere cosa ne pensi dopo averlo visto 😉

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  4. Elena ha detto:

    Ho pianto ininterrottamente da metà film in poi. Sono pentitissima di non averlo visto al cinema. Credetemi, è da molto che non mi innamoro così tanto di un film così delicato, ben recitato, strepitosamente scritto e … con Colin Farrell, attore che detesto quanto e quasi più di Matthew McConaughey ( e con lui fanno due … due film con questi due attori che mi sono piaciuti tantissimo… è grave dottore?). Davvero Bellissimo, grazie Anto per avermelo prestato ! Ora devo rivedermi Mary Poppins.
    Tom Hanks, al solito, è meraviglioso, ma qui è Emma Thompson a reggere il film. Lei è grandissima in questo ruolo.

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    1. Antonella ha detto:

      Sapevo che ti sarebbe piaciuto! Colin Farrell è stata una scoperta anche per me, non l’ho mai gradito (antipatia “a pelle” 😛 ), ma qui è perfetto e riesce a dare spessore al personaggio che interpreta. L’ho rivalutato grazie a questo film 😉

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  5. mchan84 ha detto:

    Delizioso! Io adoro Tom Hanks ed in queste vesti quasi mi veniva voglia di alzarmi dalla poltrona ed andarmelo ad abbracciare. Ed Emma Thompson è stata magnifica! Irritante, antipatica e scorbutica, ma fantastica! Da amante del mondo Disney in generale, ancora oggi non riesco a non entrare in un Disney Store o al non vedere un classico in tv, non riesco ancora a capire come diamine abbia fatto la Travers a rimanere così impassibile davanti a tutto ciò che le veniva mostrato e sono contentissima che non le abbiano dato retta quando ha detto che non voleva assolutamente Dick Van Dyke nel cast, perché Mary Poppins è quel che è anche grazie a lui! 😉
    Complimenti per l’accurata e sensibile recensione.
    Mchan

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    1. Antonella ha detto:

      Grazie mille! Anche per me la Disney è un punto debole: vedo e rivedo i cartoni e come per te, il giretto nel Disney store è irrinunciabile 🙂 Sono molto d’accordo con te anche su Van Dyke, un vero caratterista, a mio parere un pò sottovalutato dal cinema. Bert è sicuramente uno dei personaggi più belli della storia!

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