Ragnarök. La fine degli dei – A. S. Byatt

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download«è così che funzionano i miti, sono cose, creature, storie, che abitano la mente. Non possono essere spiegati e non spiegano; non sono né credenze né allegorie».

Non so darvi una spiegazione del perché la mitologia Norrena mi attragga così tanto. A dir la verità sono appassionata di tutto quello che riguarda miti e leggende, dai celti a Re Artù, passando per Asgard e per la Terra di Mezzo. Per i racconti che ormai hanno i confini talmente sbiaditi che dalla realtà sfociano nel mito.

Questa è la storia di una bambina inglese, una “bambina magra”, come verrà chiamata per tutto il racconto, che per sfuggire alla seconda guerra mondiale, inizia a crearsi una vita parallela, nella mente, aiutata dalla sua fervida immaginazione. Questo le permette di sfuggire dall’oppressiva disperazione della guerra, e alla paura che il padre, bello e biondo come gli Dei norreni che dimorano nel libro che più le fa compagnia, non torni mai più.

Scappata in campagna per sfuggire ai bombardamenti  si ritrova circondata da una vegetazione notevolmente diversa rispetto a quella della città dove viveva, e questo nuovo mondo dischiude il suo parco giochi immaginario. Ed è così che quel cespuglio e quel prato, quell’albero e quella casa,  ai suoi occhi,  assumono le sembianze di giganti o  serpenti, di guerrieri e dei.
Era da questo modo di guardare che venivano gli dei“.

È una bambina riflessiva, con una mente analitica. Mette in discussione ciò che apprende a scuola e confronta gli dei della leggenda con quelli della cristianità arrivando a considerare tutti i miti, compreso il cristianesimo, come fiabe.
Amando così tanto “Asgard e gli Dei” regalatole dalla madre per distrarla, arriva a chiedersi chi fossero i tedeschi buoni e saggi che avevano scritto quel libro, e come potessero, ora, bombardare il suo Paese.
Fin da subito ho sentito affinità con lei,  che come me, prova una certa simpatia per l’outsider Loki, “che era faceto e pericoloso, né buono né malvagio“.

Non è difficile cogliere l’elemento autobiografico nella figura della ragazzina inglese, un omaggio dell’autrice a quei racconti che hanno popolato la sua infanzia e un’analisi astratta ma profonda della guerra, senza mai parlarne apertamente.  Ma non aspettatevi un romanzo, né un’allegoria, né un saggio. Non ci sono intrecci disposti su più piani narrativi, la mitologia non è resa favola, questo libro è piuttosto un racconto del mito così com’è, con le vicende della bambina a fungere da intelaiatura.

La Byatt non tenta di aggiornare la mitologia, rielaborandola in chiave moderna per avvicinarla alla nostra sensibilità e cultura, mantiene il Ragnarök struggente e insoddisfacente, senza lieto fine.  Dopotutto, come può “il crepuscolo degli Dei” avere un lieto fine? Come può finire bene la battaglia conclusiva tra le potenze della luce e dell’ordine e quelle delle tenebre e del caos ? Il Ragnarök e la fine e la rigenerazione di tutto.

L’autrice, con questa storia che narra di coraggio e di paura, di caos e di ordine, va giù fino nel buio dell’animo umano, con il suo stile preciso, la sua prosa incisiva e raffinata, carica di immagini. Perchè ci sono alcuni libri che imprimono delle vivide figure nella nostra mente, e questo testo, per me, rientra in questa categoria.

Ed: Einaudi (Supercoralli)
ISBN-13: 9788806214029
pp: 152 Pages

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. annarenzo ha detto:

    Leggendo la tua recensione piena di entusiasmo, mi viene voglia di riaffrontare questo libro che, come hai letto sul mio blog, non mi era piaciuto molto!

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    1. Elena ha detto:

      Grazie !! Beh sono appassionata di miti, questo mi ha aiutata… se mai un giorno decidessi davvero di rileggerlo fammi sapere se ha “assunto sembianze diverse” ai tuoi occhi…. un po’ come il trasformista Loki che tanto mi piace ! 🙂

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