E l’eco rispose – Khaled Hosseini

Parlare di questo romanzo mi permette di capirlo meglio, di reimmergermi nel mondo narrato e di interrogarne i personaggi: non è un’operazione che farei per qualsiasi libro, ma sento che ho bisogno di rimettere insieme pensieri e sensazioni per poter dire di aver davvero finito di leggerlo. Prendo spunto dalla storia raccontata nel primo capitolo, una narrazione proveniente dal mondo afghano, per tentare di spiegare l’intero romanzo – e sono sicura che fosse proprio questo il ruolo che voleva attribuirle Hosseini, ponendola in quella posizione. Baba Ayub vive in un villaggio poverissimo con lo moglie e i suoi cinque figli, tra i quali ama in particolare l’ultimo, il piccolo Qais. Baba Ayub è felice, nonostante la fatica e i sacrifici, fino alla terribile notte in cui div, un gigante, bussa alla sua porta: Baba Ayub avrà tempo fino all’alba per decidere quale bambino consegnare al gigante, e in caso contrario, verranno rapiti tutti i suoi cinque figli. Tagliare un dito per salvare la mano? Baba Ayub consegna con dolore il suo piccolo Qais, che viene portato via per sempre dal gigante. Dopo qualche tempo Baba Ayub, distrutto dal rimorso, decide di mettersi in viaggio per riprendersi il suo bambino, e affrontando giorni e giorni di cammino arriva finalmente all’abitazione del gigante. Qui scopre che suo figlio vive felicemente insieme ad altri ragazzi, ha tutto ciò di cui ha bisogno, e ha dimenticato il suo passato. Baba Ayub è posto davanti a un’altra scelta: riportare il figlio a casa con sé, dove vivrà con la sua famiglia, ma tra la fame e il duro lavoro, oppure lasciare che il bambino cresca tra mille agi, ponendo al primo posto la sua sicurezza?
Se dovessi dire di cosa tratta il nostro libro, direi che parla proprio delle scelte, delle responsabilità ad esse connesse, della capacità di ponderarne le conseguenze. Il romanzo inizia in Afghanistan, nei primi anni Cinquanta, con Sabur e i figli Pari e Abdullah, e già commuove per il legame privilegiato, unico, che c’è tra la bambina dal sorriso con la fessurina e il suo fratellone cacciatore di piume; ma poi l’obiettivo si allarga fino a coinvolgere più storie, più generazioni, e la narrazione si sposta anche in altri continenti, senza mai perdere di vista le radici afghane – fortemente presenti in Hosseini e nei personaggi che crea – e la drammatica situazione politica del secolo scorso in Oriente. L’orchestrazione dell’impianto narrativo permette a Hosseini di analizzare i legami familiari nelle loro varie sfaccettature, e i richiami tra le diverse storie che si intrecciano sono come sentinelle che aiutano a non dimenticare l’esperienza che si è appena letta, che si è appena vissuta. Ogni capitolo presenta il punto di vista di un personaggio diverso – Hosseini utilizza più narratori e varia i loro gradi di focalizzazione – e questa strategia compositiva è funzionale, credo, a far emergere quello che secondo me è il messaggio fondamentale del libro: ognuno di noi ha alle spalle una storia fatta di scelte difficili, obbligate, che lasciano profondi solchi nel nostro modo di comportarci; non dobbiamo giudicarci gli uni gli altri, perché nella complessità dei rapporti umani non si può trovare una netta differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato fare. I capitoli si costruiscono gli uni sugli altri come a dimostrare questo, fino ad arrivare all’ultima storia, quella di Pari – la nipote della bambina con la fessurina -, che apparentemente sembra essersi comportata nel modo migliore rispetto a tutti gli altri personaggi: ma anche lei sta lì a ricordarci che un’intera esistenza non può risolversi in formule e schemi logici.
Avete presente quando si dice che alcuni romanzi sono in grado di arricchire il proprio bagaglio di esperienze? Sono convinta che “E l’eco rispose” sia uno di questi libri, proprio perché non racconta casi esemplari, ma si propone di analizzare storie di persone semplici che hanno a che fare con casi più grandi di loro – e mentre leggevo era come se mi aspettassi, da un momento all’altro, di ritrovare tra le pagine anche la mia storia.

“Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.”(Rumi, poeta afghano)

Editore: Piemme
Anno di pubblicazione: 2013
Pagine: 462
EAN: 9788856633559

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...