E così vorresti fare lo scrittore – Giuseppe Culicchia

Non è sufficiente avere nelle vene il desiderio di scrivere (alcune persone che conosco lo considerano una velleità, io propenderei più per il termine esigenza), non è sufficiente nutrire quell’idea di una storia quasi fosse una propria creatura, coltivarla fino a renderla perfetta ai propri occhi, non è sufficiente scrivere in maniera – si spera – appropriata. Il lavoro di uno scrittore è ben altro. Perché è di lavoro che si tratta, con tutti gli onori ed oneri del caso.
Culicchia, senza mezzi termini, ci mette di fronte al muro contro il quale, volente o nolente, cozza qualsiasi scrittore in erba, un muro fatto di rifiuti cortesi, stroncature, di obblighi editoriali e di promozione. Chi ritiene che fare lo scrittore sia unicamente sinonimo di gloria incondizionata non ha fatto i conti con questi aspetti della realtà.

Il libro, purtroppo e per fortuna, è un prodotto commerciale e come tale sottoposto alle stesse regole che determinano il mercato di qualsiasi oggetto di largo consumo. Con un’unica attenuante: almeno in questo caso si tratta di un prodotto ‘per la mente’.
Culicchia si diverte a porre il suo accento sarcastico su questi risvolti concreti e per certi versi poco piacevoli del lavoro dello scrittore e lo fa con un’ironia pungente, senza troppe smancerie e togliendosi pure qualche sassolino dalla scarpa. Il libro è divertente nella sua critica acuta ed è ricco di gustosi episodi di vita (più o meno) vissuta: l’incontro con l’editore, gli inconvenienti della pubblicazione, le estenuanti presentazioni con le domande sempre uguali a se stesse, cui peraltro è tenuto a rispondere come fosse la prima volta, l’attesa spasmodica delle classifiche di vendita, la paranoia per le aspettative disattese.
Ecco che la figura dello scrittore perde la sua aura dannata per muovere i passi nella giungla degli ambienti letterari, in cui gravitano critici senza troppi scrupoli, editori che si improvvisano psicologi, scrittori in lotta per il premio tal de tali.
Nel testo, inoltre, vengono scandite le tre fasi della vita di uno scrittore: la prima, Brillante Promessa, in cui si è incensati per via del talento dimostrato in giovane età e per cui è conveniente iniziare a tirarsela un pò; la seconda, Solito Stronzo, che normalmente coincide con la pubblicazione del secondo romanzo e che prevede una critica ‘a doppio senso’, a seconda che si reputi il nuovo lavoro come una ripetizione o un allontanamento dal primo, fase in cui tirarsela diviene necessario; e l’ultima, Venerato Maestro, a cui pochi eletti riescono ad arrivare, che fa raggiungere lo status di Scrittore universalmente riconosciuto come tale e nella quale tirarsela è un must imprescindibile.
Se dopo aver letto tutti i retroscena della vita di uno scrittore, solo in apparenza patinata, avrete ancora voglia di tirare la vostra idea fuori dal cassetto, beh, allora siete sulla buona strada!

In bocca al lupo!

Un’aggiunta mi sembra doverosa. Una sezione del libro ci riguarda in prima persona e non posso non citarla, ma per dissentirne. E’ dedicata proprio ai ‘blog letterari’, ma la dedica non è in termini positivi. Se è vero che il suo rifiuto di sbirciare i commenti che appaiono come funghi sulla rete deriva dallo sdegno che hanno provocato alcune opinioni eccessivamente e arbitrariamente negative (si fanno pure i nomi!), è anche vero che non tutti i blog nascono con l’intenzione di distruggere l’opera di un autore (che a prescindere dal risultato finale è frutto di fatica e di volontà di esprimersi), ma al contrario sono l’espressione della passione per la lettura. Fossilizzarsi su un’idea sulla base di dati parziali impedisce di spaziare nel panorama di opinioni e di essere realmente a stretto contatto con i lettori. Non si può piacere a tutti, è scontato. Sta però all’autore che legge discernere tra la critica aspra e gratuita a tutti i costi e l’opinione di un lettore, il cui punto di vista è da tenere sempre in considerazione dal momento in cui si pubblica un testo.
Se Culicchia deciderà di fare nuovamente capolino sulla rete e dovesse imbattersi in questa “recensione”, sappia solo che il suo libro mi è piaciuto, sinceramente. Se non dovesse farlo, come è più probabile che accada, avrà perso un’occasione per sentirsi soddisfatto di ciò che ha scritto. Peccato.

Editori Laterza
ISBN 978-88-581-0858-1
pag. 150

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Monique ha detto:

    Il libro sembra interessante, il tuo post invoglia a leggerlo! Sono d’accordo con te riguardo i blog letterari, le cui “recensioni” essendo opera di un semplice lettore esprimono a caldo un parere sul libro, che forse non è tecnico, ma sicuramente emozionale e, soprattutto, personale. In fondo, uno scrittore non dovrebbe scrivere per la critica, ma per i lettori e, scrivendo, si espone al gusto dell’universo dei lettori e io credo che ci saranno anche stati diversi libri che non hanno incontrato il favore della critica, ma hanno saputo emozionare il lettore.

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    1. Natalia ha detto:

      Ciao Monique! Diciamo che quell’appunto è riferito solo ad un piccolo capitolo, il testo di Culicchia è molto altro, ma mi sembrava giusto citarlo. In ogni caso condivido quanto da te scritto: le ‘recensioni’ (termine caro alla nostra Elena!), i commenti, le opinioni, gli articoli, insomma qualsiasi cosa faccia riferimento a ciò che ci ha lasciato la lettura di un libro è strettamente soggettivo. L’oggettività che spesso deriva dall’adesione ad un’opinione generale, dal consenso, appiattisce la capacità critica. Molto più stimolante è l’universo dei punti di vista che credo uno scrittore dovrebbe tenere in considerazione. Potrebbe darsi che a te questo libro non piaccia (lo scoprirai solo leggendo!), ma è proprio questo il bello della lettura: la sua relatività!

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  2. Elena ha detto:

    Anche la critica “ufficiale” è soggettiva. Per forza di cose. Pertanto, benché scritta da critici letterari di professione, è sempre da prendere con le pinze. Capisco il possibile “fastidio” di un autore nel non vedersi compreso o apprezzato, ma fa parte del gioco. Chiunque faccia arte o cultura si rimette al giudizio del pubblico, sfidandolo e sfidandosi. Non si può piacere a tutti. Non si deve piacere a tutti, guai se fosse così!
    La rete poi è piena di franchi tiratori, di gente che per invidia massacra tutto e tutti. Il trucco è sempre quello: affidarsi al discernimento e all’umiltà.

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  3. Natalia ha detto:

    Parole sagge Ele! Discernimento e umiltà, un ottimo connubio 🙂 Si potrebbe scrivere un trattato sull’arbitrarietà di alcuni giudizi, filtrati ovviamente dal gusto personale dei critici. Si potrebbe (peccando un po’ di presunzione), ma sarebbe anche la nostra un’opinione, tra le mille possibili. De gustibus!

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  4. Angiolina ha detto:

    Prima cosa: Wow Ele sei troppo saggia! Fantastica.
    Seconda: anche io ho letto il libro su suggerimento di Nat, e mi sono divertita. E un pò mi è sembrato che l’autore l’abbia scritto per sbaragliare la concorrenza! 🙂
    Mi sono chiesta per tutto il tempo come mai ce l’abbia tanto con Fabio Fazio.
    E in ultimo: al divertimento è seguito lo scoramento. 🙂
    Ha distrutto ogni mia velleità, perciò con me Culicchia ha raggiunto il suo scopo! Bravo. 🙂

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  5. Natalia ha detto:

    Ma come Angie!!! Te l’ho prestato proprio per capire alcuni risvolti della tua prossima vita da scrittrice (per evitare di arrivarci impreparata) e tu che fai??? Ti lasci prendere dallo scoramento!? Dovrò dirti alcune cosette in separata sede… 😀 Cmq anch’io sono curiosa di capire come mai Fabio Fazio sia come il prezzemolo in questo libro… e soprattutto quanto c’è di autobiografico 😛 !

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  6. Angiolina ha detto:

    🙂
    Ti lovvo Nat 😀

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