The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese

Iniziamo con dei fatti: 5 candidature al premio Oscar, tra cui Miglior film, Miglior regista e Miglior attore protagonista. Leonardo di Caprio – lasciatemelo dire, più sexy che mai – vi ha riposto in questi ultimi anni tutte le fatiche, le speranze, e anche un sacco di soldi. Tantissime attese per questo film da 180 minuti, anche più lungo di Forrest Gump e Prova a prendermi, per citare dei titoli. Insomma, The wolf of wall street sembra avere molte caratteristiche che fanno da preludio a una certa epicità, a una pellicola d’impatto che vuole misurarsi con gli altri grandi colossal hollywoodiani.

Ma veniamo alla trama: il film si ispira alla biografia di Jordan Belfort, broker di Wall Street che negli anni ’80 ha truffato i più ricchi di New York costruendo un impero alle cui dipendenze c’erano centinaia di giovani da lui addestrati, decine di escort e non so quanti grammi di cocaina. Leonardo Di Caprio, nei panni di Belfort, ci racconta la sua storia parlando direttamente a noi spettatori, alla Woody Allen per intenderci, sempre più affascinante nei panni del ricco uomo d’affari ammiccante e sicuro di sé – perdonatemi ancora, ma in questo film è davvero troppo figo! -; ci racconta appunto di come sia stato in grado di intrufolarsi nel mondo di Wall Street, di capirne i meccanismi e infine di aprire una propria società, guadagnando milioni e milioni di dollari. La prima parte del film ci mostra la sua frenetica ascesa, catapultandoci in un mondo senza alcuna moralità, in cui si consuma cocaina dalla mattina alla sera, si fa sesso in ogni luogo, a partire dalla scrivania dell’ufficio in pieno orario di lavoro, e ci si diverte a lanciare dei nanetti contro un segnapunti come freccette. L’entusiasmo del mondo di Belfort è assolutamente esagerato, lui viene venerato come un dio dai suoi dipendenti, li sprona come se dovessero lottare tra la vita e la morte, dà feste in ufficio in ogni momento – feste con spogliarelliste e alcol a volontà in pieno pomeriggio sono all’ordine del giorno. Ci sono situazioni di ogni tipo: dalle orge in aeroplano a una dipendente che si fa rasare i capelli per soldi, da donne rivestite di dollari a sesso in ascensori panoramici. Ma un mondo così non può reggere a lungo, e non passa molto tempo prima che l’FBI inizi a occuparsi del caso. Nonostante questo, l’epilogo della storia resta imprevedibile, Belfort trova sempre le risorse necessarie per procrastinare il suo fallimento.

Una mia amica uscendo dalla sala ha osservato: “Il problema sarà tornare alla vita reale”. Il film ha tutta la grandiosità che ci aveva promesso, ma non ne sono rimasta totalmente soddisfatta, mi ha lasciato un po’ di rabbia. Non voglio essere moralista, tuttavia mi aspettavo una scena del film, anche brevissima, che lasciasse trasparire tutta l’indignazione per un mondo del genere, per questo regno degli eccessi. Da questo punto di vista, la sequenza tragicomica in cui Belfort a causa della droga precipita in uno stato di paralisi temporale, che gli impedisce di muoversi e di parlare, potrebbe assumere la funzione di monito, ma non sono così certa che fosse questo lo scopo. Non mi aspettavo che Belfort si rifugiasse in un convento e donasse tutti i suoi soldi in beneficenza, tuttavia non voglio neanche sentirmi come il poliziotto dell’FBI che, dopo aver perseguito per tutto la vita un ideale di “giustizia”, non è soddisfatto della propria vita. Eppure il film lascia un po’ questa sensazione di amarezza, di incertezza: è meglio ricercare il piacere o la correttezza? A prescindere da questi problemi, The wolf of Wall Street merita in ogni caso di essere visto perché provocante ed esplosivo.

Anno: 2014
Attori Principali: Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Kyle Chandler, Jon Favreau
Distribuzione: Paramount Pictures

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5 thoughts on “The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese

  1. Io ne sono rimasto entusiasta: è dissacrante, divertente, divinamente interpretato. Non c’è la morale, hai ragione, ma i comportamenti dei protagonisti sono talmente parossistici che credo sarebbe stato superfluo inserire riflessioni di sorta: sono talmente banali che sarebbe stato superfluo specificarle.
    Sicuramente è il miglior film di Scorsese dai tempi di Gangs of New York perchè lo considero addirittura superiore al pluripremiato The Departed.
    E se proprio devo fare un appunto lo faccio alla lunghezza: benchè il film scorra via molto molto bene, 3 ore sono tante. Fosse stato per me l’avrei fatto finire una mezz’oretta prima (quando lo arrestano mentre registra uno spot), anche perchè l’ultima parte non aggiunge niente di trascendentale al film.
    Su imdb gli ho dato voto 8 ed avevo anche pensato di recensirlo, ma alla fine non me la sono sentita: come tutti i film che mi piacciono troppo ho paura di rovinarli con una rece non all’altezza 🙂

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  2. Caro lapinsu, anche secondo me la fine è stata rimandata troppo a lungo. Riguardo a eventuali riflessioni, non desideravo niente di esplicito, ma solo uno spiraglio che lasciasse intravedere una possibile “salvezza” del personaggio. Poco prima di “The wolf of wall Street” avevo visto “American Hustle”: due film diversi, è vero, ma il finale rende il secondo più valido, a mio parere. Poi ci sono tanti criteri per cui giudicare un film, e io do tanta importanza alla storia! Ma per il resto, anche io ho apprezzato molto l’ultimo lavoro di Scorsese & Di Caprio!

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    1. Probabilmente non è stata cercata una possibile “salvezza” per il protagonista perchè nella realtà questa salvezza non c’è stata ed il film racconta pur sempre una storia vera.
      Comunque va riconociuto che Scorsese non ha un grande feeling con i “finali”, anche nelle sue opere migliori 😉

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  3. Ho visto il film qualche settimana fa e sebbene ritenga l’interpretazione di Di Caprio davvero notevole (ma non la sua migliore) il film per me rimane un grande “mah”.
    Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma nemmeno che mi sia piaciuto. A tratti l’ho trovato anche ripetitivo.
    Convengo con te che Leonardo DiCaprio sia un bell’uomo (non è tra i miei preferiti, si percepisce eh) ma al di là del fatto che sia affascinante, che faccia l’affascinante, l’ammiccante e che ci faccia vedere il suo fondo schiena più è più volte nel film, questa NON è la sua interpretazione migliore. Se vincerà l’Oscar quest’anno sarà per risarcirlo di quando lo meritava ancor più e lo hanno snobbato.

    The Wolf of Wall street è un mix tra Wall Street (ad un certo punto nominano pure Gordon Gekko) e – solo per l’aspetto del broker disfatto dalla droga – un po’ American Psycho. Solo che è stato messo giù sotto forma di commedia. La storia in sé non è nulla di nuovo e quindi hanno trovato una chiave di lettura che poteva essere originale, se non avessero deciso di perpetuarla per ben 180 minuti. Il concetto era ben chiaro a tutti sin da subito. Cut please !

    Ho apprezzato invece il finale non buonista ma reale, con i soldi si è pagato una galera da star e poi si è riciclato… stile Gordon Gekko appunto. Ciò che accade abitualmente in questo mondo. Basta accendere la Tv.

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