La vita davanti a sé – Romain Gary

Ci sono testi che hanno bisogno di tempo per essere metabolizzati. In questo caso credo che me ne servirà molto perché leggere ” la vita davanti a sé” è come essere investiti da un fiume in piena di emozioni. Quando si chiude il libro si rimane senza fiato, aspettando che il groviglio di sentimenti che ha suscitato salga pian piano in superficie. E non poteva essere altrimenti quando si pensa alla vita avventurosa condotta dall’autore che ha cercato e vissuto mille esperienze, poi culminata con un suicidio preparato con cura meticolosa e una vena istrionica.
Cinque anni prima della morte aveva pubblicato sotto falso nome questo libro che gli era valso il prestigioso premio Goncourt e di cui non si era mai preoccupato di rivendicare la paternità .

“La vita davanti a sé” è ambientato a Parigi, o meglio in quella Belleville che ritroveremo così spesso nei romanzi di Pennac. Una realtà di periferia, multietnica e multirazziale, densa di calore umano, in cui tutti si arrabattano per sopravvivere.

Al sesto piano senza ascensore di un vecchio palazzo vive Madame Rosa, una vecchia prostituta che, superati i limiti di età consentiti dal suo mestiere, si ingegna  allevando i figli delle sue ex colleghe.Le madri non possono tenerli con sé perché la legge toglierebbe loro la patria potestà ed i piccoli finirebbero al brefotrofio. Così Madame Rosa se ne occupa con un certo impegno, accertandosi anche che ognuno cresca seguendo i dettami della propria religione e procurando dei documenti di identità falsi. Così ebrei ed arabi crescono insieme con placida tolleranza reciproca. Tra questi bambini c’è anche Mohammed, detto Momo’,il protagonista e voce narrante del libro, che non ha un’età precisa perché ” non è stato datato”. Tra Momo’ e Madame Rosa c’è un rapporto speciale anche perché lui è l’unico che non ha mai ricevuto la visita della propria madre ne’ è mai stato chiesto in adozione. Per Momo’ Madame Rosa rappresenta comunque l’unico affetto che conosca oltre che l’unica risorsa per sopravvivere all’infanzia. Anche la donna tiene molto al bambino, colpita dalle sua saggezza inconsapevole e preoccupata dal mistero legato ai suoi genitori. Ma Madame Rosa è una persona ormai anziana, che ha vissuto una vita faticosa, è stata deportata in quanto ebrea ed ora soffre di molte patologie acuite dalla mole considerevole e sempre in aumento. Momo’ si rende conto che la donna “si sta deteriorando” e fa di tutto per prendersi cura di lei, anche cercando l’aiuto dei vicini che creano una rete di solidarietà attorno ai due. Ci sono i quattro fratelli Zaoum, facchini di professione, che si occupano di portare a spalle sulle scale la vecchia Madame Rosa quando non riuscirà più a farlo da sola. Il signor Waloumba, mangiafuoco, che esercita la sua arte di fronte a lei per procurarle uno shock che la risvegli dal vuoto mentale in cui la fa precipitare a volte la malattia. E Madame Lola, un travestito ex boxeur, che si occupa dei due rifornendoli di denaro e di cibo, e cucinando per loro.

Ma tutto questo non basta e Momo’ dovrà occuparsi di Madame Rosa perché non si realizzi la sua paura più grande, quella di  essere ricoverata in ospedale dove potrebbe rimanere in stato vegetativo per un tempo indeterminato.

La materia del testo è decisamente densa, anche se al primo approccio non se ne ha la piena consapevolezza perché la realtà, anche se cruda, è quella vista con gli occhi di un bambino. Ci sono momenti in cui il linguaggio di Momo’ o il suo candore disincantato strappano il sorriso, ma anche altri, come quando chiede al vecchio signor Hamil se si possa vivere senza amore, in cui si percepisce quella sensazione di struggimento che diventa poi una costante compagna nella lettura di questo libro. Struggente è innanzitutto il rapporto di affetto che lega il bambino alla vecchia ex prostituta che porterà ad un rovesciamento dei ruoli per cui l’accuditore sarà ora accudito. Momo’ sembra accettare la situazione come si accettano lucidamente tutti gli aspetti di una vita in cui solo gli ingenui cercano la felicità ma questo carico di sentimenti e di responsabilità che grava sulle sue spalle diventerà un macigno che finirà per schiacciarlo.

Altro personaggio di grande levatura è quello di Madame Rosa. Momo’ la descrive  sempre con sguardo lucido, sia quando ne sottolinea le dimensioni eccessive o il belletto troppo carico, sia quando cerca di lenirne le paure che capisce perfettamente. E questa vecchia signora ebrea, con la foto di Hitler sotto il letto come monito perpetuo, non si scorda facilmente.

La storia è orchestrata perfettamente fino al crescendo parossistico finale che tocca nel profondo e rimanda alla sola domanda che abbia importanza: si può vivere senza amore?

Neri Pozza editore
214 pagine
ISBN 978-88-545-0034-1

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6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sembra una storia stupenda, difficile e ricca di emozioni!!! Grazie del bellissimo consiglio 😉 questo libro si aggiunge alla mia wishlist!

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  2. Tiziana ha detto:

    Grazie a te! Spero mi farai sapere la tua opinione quando avrai terminato la lettura. Ci conto!!
    Tiziana

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  3. Antonella ha detto:

    Non so perchè, ma la varietà dei personaggi che hai descritto mi ha fatto pensare alle atmosfere di Buz Luhrmann ed in particolare a “Moulin Rouge”: personaggi interessanti e variopinti, che si muovono su uno scenario in realtà malinconico e triste. Non trovo le parole esatte per descrivere le impressioni ed i pensieri che mi hanno portato ad associare il libro e il fim! 😛
    La storia mi sembra complessa dal punto di vista delle sensazioni che lascia al termine della lettura, ma la tua opinione mi ha proprio stuzzicato!
    Aggiunto alla lista dei “prossimamnete nella libreria di Antonella” 😀

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    1. Tiziana ha detto:

      Credo di aver capito quello che intendi e, anche se le atmosfere sfavillanti del film sono molto lontane, per diversi aspetti credo che tu abbia ragione. Ti consiglio vivamente questa lettura, anche se molto impegnativa ( magari in un periodo particolarmente sereno). In alternativa io, subito terminata la lettura, mi sono immersa nella visione di “Frankenstein Junior” ( la mia panacea per tutti i mali). Si piange, si ride… Un po’ di passione per fortuna!!

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      1. Antonella ha detto:

        Ahahahah accetto con piacere anche la dritta sul film!!
        E passione sia!!! 😉

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