Joyland – Stephen King

Il “re” è tornato e quale richiamo più felice e goloso per attirarmi in libreria?

Ho letto Joyland in poco più di due settimane, mossa dalla fame di horror che solo King sa solleticare in me. Questa volta però devo ammettere, un po’ a malincuore, che la fame non è stata saziata del tutto e che, a distanza di qualche giorno, sto ancora cercando di metabolizzare ed analizzare la storia.

Il racconto è ambientato nel 1973 ad Heaven’s Bay, Carolina del Nord. Gli elementi della classica storia horror ci sono tutti: un vecchio parco giochi, un castello dell’orrore, un efferato omicidio, un fantasma e un bambino dai poteri speciali. Devin Jones è un ragazzo fresco di diploma che sta per affrontare la prima grande delusione della sua vita: l’abbandono da parte del suo grande ed insostituibile amore, Wendy Keegan. Nell’estate che lo separa dall’università Dev cerca un lavoro alternativo ed avventuroso, che lo faccia apparire ancora brillante ed attraente agli occhi della sua ragazza ormai sempre più disinteressata e lontana, il caso gli regala un’opportunità come tuttofare in un piccolo parco dei divertimenti, Joyland, lontano dalle luci e dalle modernità dei grandi parchi come Disney World e molto più vicino “ai colori” e alle sensazioni dei vecchi parchi gioco di paese.

E’ la storia di un ‘estate, un’estate cruciale per questo ragazzo, pochi mesi che trasformeranno radicalmente il suo modo di essere e di pensare facendone un uomo.

“Noi vendiamo divertimento!” questo il motto e la prima lezione impartita ai giovani lavoratori stagionali dall’ultranovantenne proprietario del parco e Dev ne fa subito uno stile di vita, diventando in breve il suo preferito. Nessuno come lui, infatti, sa impersonare Howie, il pastore tedesco simbolo del parco. Un costume indossato e puff!! la magia è fatta: bambini e adulti completamente incantati dal simpatico cane di peluches che balla scatenato al ritmo di allegre canzoncine. Jonesy (come viene soprannominato nel parco) sente che quello è il suo posto, un luogo dove poter dimenticare finalmente Wendy e poter costruire il nuovo se stesso.

Man mano che i giorni passano la vita all’interno di Joyland diventa sempre più interessante al punto da portare Devin a posticipare l’università di qualche mese per continuare a lavorare anche durante la stagione autunnale.

Il fascino del posto per il giovane è costituito anche dai caratteristici personaggi che ci lavorano: lo strano quanto oscuro guardiano Lane Hardy, il burbero ed antipatico Eddie Parks e la misteriosa Rozzie, la chiromante. E come non citare anche Emmalina Shoplaw, stramba vedova padrona di una pensioncina dove Jones affitterà una stanza per tutto il periodo. E’ proprio la signora Shoplaw che gli racconterà del mistero celato dal parco: tanti anni prima nel Castello del Brivido è stato commesso un omicidio rimasto irrisolto. Una giovane ragazza, Linda Gray, è stata barbaramente accoltellata dal suo presunto e misterioso fidanzato. Il ragazzo non è mai stato scoperto e si dice che in molti, durante il giro nel Castello, abbiano visto il fantasma di Linda, intrappolata all’interno del tunnel.

Saranno mesi lunghissimi per Devin, al quale spetterà risolvere il mistero aiutato dalla sua collega Erin, salvare il parco, la sua stessa vita nonchè quella della donna di cui nel frattempo si sarà innamorato e di suo figlio Mike, un bambino molto malato e dotato di uno strano e magico potere.

Il racconto scorre: la storia risulta essere cullata da uno sfondo di malinconia e, nonostante i presupposti menzionati, di “delicatezza”. Mi spiego: sono una lettrice abbastanza accanita dei libri di Stephen King e una delle peculiarità del “mio” scrittore  e la vena malinconica e quel romanticismo noir tipici soprattutto dei libri più recenti. Questa volta però, chissà perchè, mi aspettavo qualcosa di diverso. Forse condizionata dalla breve trama letta appena uscito il libro o dai commenti di presentazione che parlavano di un ritorno del vecchio King. Mi aspettavo l’Horror e le mie aspettative deluse non mi hanno fatto godere appieno del racconto narrato.

L’ambientazione è nostalgica e a tinte fosche, quasi come se ci fosse perennemente la nebbia. Questa è la sensazione che mi ha dato il libro, anche quando la storia si svolge  in un’assolata e caldissima estate. La “cappa” non svanisce mai, dalla prima all’ultima pagina. E questo è Stephen King! Capace di farti percepire qualcosa solo “respirandolo” tra le righe della storia scritta!

Una storia che narra di amore e morte, di gioie e dolori e soprattutto di quanto sia complicato crescere ed invecchiare.

Anno di pubblicazione 2013
Casa editrice: Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
pagg. 352
codice ISBN 9788820054274
http://www.stephenking.com
http://www.stephenking.it

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15 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Joyland é praticamente un libro spaccato in 2. Per due terzi della sua durata King si concentra su aspetti collaterali al tema principale (la delusione amorosa del protagonista, le amicizie che stringe, il suo calarsi nei panni della mascotte eccetera), e soltanto alla fine mette da parte queste sottotrame per arrivare al nocciolo della questione.
    Il bello é che a me sono piaciute più le sottotrame del tema principale: con questo romanzo King ha dato prova di saper scrivere non soltanto scene horror, ma anche scene di vita quotidiana. E questi “slice of life moments” nella loro apparente banalità sono in realtà interessantissimi, perché fanno emergere il carattere dei personaggi, i sentimenti che li legano tra loro, le loro fragilità e i loro punti di forza… Joyland in questo é un romanzo straordinario.
    Di King ho letto nell’ ordine:

    Cell
    Joyland
    Christine la macchina infernale
    22/11/’63
    The Dome
    Ossessione
    Carrie
    Le notti di Salem
    Buick 8

    Sono state tutte e 9 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Ciò che apprezzo di più di King é l’ empatia che riesce a creare tra il lettore e i personaggi del romanzo. Ad esempio, mentre leggevo 22/11/’63 mi affezionavo profondamente non soltanto al protagonista, ma anche ai personaggi di contorno. E’ davvero un’ abilità non comune.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post (in cui parlo anche di King) ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/08/24/la-fine-di-un-altra-era/. : )

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    1. Antonella ha detto:

      Hai centrato una delle cose che mi piace dello stile di King: la capacità di farti entrare nella storia, delineando i personaggi e descrivendone minuziosamente i particolari della vita quotidiana. Effettivamente ogni volta che finisco di leggere un suo libro vivo un breve momento di disperazione: “…e adesso?!? Non troverò mai più un libro così!!!” 😛
      Comunque ti consiglio la visione di un paio di film tratti dai libri che ti sono piaciuti (sempre se non li hai già visti 😉 ): “Carrie – Lo sguardo di Satana” (1976, Brian De Palma) con una giovanissima e terrificante Sissy Spacek ( e se ti interessa, il 16 gennaio esce anche il remake al cinema) e “Le notti di Salem” (1979, di Tobe Hopper). Anche quest’ultimo è abbastanza datato, ma credimi, se hai amato il libro, non puoi assolutamente perderti il film. Pensa che è stato il primo film horror della mia vita (avevo la veneranda età di 6 anni!) e mia madre l’ha visto con me, spiegandomi scena per scena i trucchi cinematografici usati. E’ stato amore, sia per i film horror sia per Stephen King!

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      1. wwayne ha detto:

        Allora hai degli ottimi gusti, sia per i film che per i libri! Grazie per la risposta! : )

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      2. wwayne ha detto:

        Ho appena pubblicato un post su Stephen King: http://wwayne.wordpress.com/2014/04/18/misteri-e-segreti/. Che ne pensi?

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  2. SallyScrive ha detto:

    Devo ancora leggerlo perché mi sto “attardando” con Asimov e la sua Fondazione. Ma lo recupero appena posso.
    Dalla tua recensione (di cui ho letto commento iniziale e finale per non rovinarmi la trama, eheheh) mi sembra di capire che rispecchia molto lo stile recente (e poi non tanto, basti pensare all’Ombra dello Scorpione o Desperation), quello in cui alla fine l’horror è solo una scusa per narrare le vicende di una o più persone, le loro paure, la loro quotidianità.
    E questo a me piace davvero molto 🙂

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    1. wwayne ha detto:

      Anche a me! Altri romanzi di King dove l’ horror é solo sullo sfondo sono Christine la macchina infernale e Buick 8. Devi troppo leggerli! Grazie per la risposta! : )

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    2. Antonella ha detto:

      Ti ringrazio per aver letto la recensione ancor prima di aver letto il libro. Ti aspetto alla fine della lettura per sapere cosa ne pensi 😉
      Io adesso sto aspettando il 28 gennaio, data di uscita del suo nuovo libro Doctor Sleep.
      E’ il seguito di “Shining” ! Molto molto interessante 😀

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      1. kasabake ha detto:

        E’ passato un anno e mezzo circa da questo tuo commento, Antonella, legato alla recensione del libro di King di cui sopra, ma è anche l’unico aggancio che ho trovato in tutto il blog al romanzo di King “Doctor Sleep“: sono io che sono stupido e che pur avendo cercato non ho trovato nulla oppure molto semplicemente nessuna di voi lo ha mai recensito?
        In questo secondo caso, mi dispiacerebbe, perché ero davvero curioso della vostra opinione, specie ora che si sta parlando negli USA con insistenza di un reboot cinematografico di Shining e di conseguente seguito (dopo l’artisticamente sublime film di Kubrick, anche se pochissimo fedele al romanzo e la scarsa fiction tv con Rebecca De Mornay, anche se molto più fedele al romanzo, specie sull’aspetto della “luccicanza”).
        Mi scuso se entro a gamba tesa dopo tutto questo tempo, ma vi seguo tutte in modo assiduo e sarei molto contento di leggere la vostra opinione in merito.

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      2. wwayne ha detto:

        A mio giudizio Doctor Sleep è un buon libro, e quindi è valsa la pena di correre il grandissimo rischio di scrivere il sequel letterario di Shining.
        Non varrebbe la pena invece di farne il sequel cinematografico . Il pubblico si aspetterebbe un film sullo stesso tono del capolavoro di Kubrick, e quindi ne rimarrebbe deluso, perché le due storie sono completamente diverse: Shining è un dramma da camera, una storia quasi completamente ambientata in interni, Doctor Sleep invece è praticamente un road movie su carta. Buona notte kasabake! 🙂

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      3. kasabake ha detto:

        Molto affascinante, Wwayne. Mi piacerebbe dibattere di più con te su quesa storia che, a mio avviso, è stata letteralmente “soffocata” dalla grandiosità del film di Kubrick, che, ripeto per evitare equivoci, è un capolavoro cinematografico ma non è lo Shining romanzesco.
        Brillantissima la definizione che hai dato dei due libri.

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      4. wwayne ha detto:

        Purtroppo non posso dirti molto altro su Shining: il libro non l’ho mai letto, il film non lo vedo da anni. Tuttavia, occuperà sempre un posto d’onore nella mia videoteca: non solo per la sua bellezza, ma anche perché è stato il primo film che abbia mai comprato in dvd. Restai attaccato alle vhs il più a lungo possibile, ma poi smisero di produrle e quindi fui costretto alla resa. Grazie per i complimenti! 🙂

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      5. Elena ha detto:

        Qui tra noi, la fan di King è Anto, che però dubito abbia il tempo di scrivere sul blog e recensire un libro dato che è diventata mamma da poche settimane di una bambina incredibilmente bella e felice. Magari tra qualche tempo, chissà, ci delizierà ancora con i suoi scritti su King & Co. Noi la aspettiamo, e intanto, facciamo le brave ziette blogger 😉 E Mr.D fa lo zio 😉

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      6. kasabake ha detto:

        Siete tutte splendide!
        Fate le mie congratulazioni ad Anto per la bimba!!!

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  3. russell1981 ha detto:

    Ho trovato Joyland rasente la perfezione. E’ vero, la tua predisposizione per l’horror ha guastato un pò i piani ridimensionando le intenzioni dell’autore.

    Personalmente l’ho annoverato tra i miei romanzi preferiti.

    Russ

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  4. Antonella ha detto:

    Infatti è stata l’aspettativa a “fregarmi”!! 🙂 Mi ha rovinato il gusto per la delicatezza voluta da King.
    Se ti è piaciuto Joyland, ti posso consigliare (sempre se non li hai già letti!) “22/11/’63” e “La storia di Lisey”: due storie d’amore nere, alla Stephen King! Belli belli belli!! 😀

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