Anatomia di un assassinio: Kennedy – Philip Shenon

Il 22 novembre di cinquant’ anni fa, un uomo affascinante e molto noto della società bene dell’epoca, sposato con una donna elegante e raffinata che sarebbe poi diventata un’icona di stile,nonché 35mo presidente degli Stati Uniti, moriva, lasciando la sua condizione di uomo, seppur importante in quanto presidente, ed entrando nel mito.
John Fitzgerald Kennedy moriva cinquant’anni fa, sotto gli occhi di quanti si erano recati a salutarlo lungo il percorso diventati cosi attoniti testimoni dell’accaduto, a bordo della limousine presidenziale che scivolava lentamente al centro del corteo organizzato quel giorno a Dallas per raccogliere consensi per la prossima campagna elettorale con cui Kennedy sperava di essere rieletto.

JFK, queste le iniziali che presto il mondo avrebbe pronunciato con una nota di rammarico, moriva sotto i colpi, tre, sparati dal sesto piano del deposito di libri che si era appena lasciato alle spalle. Per la sua morte venne riconosciuto come unico colpevole Lee Harvey Oswald, all’epoca dipendente del deposito, uomo dalla personalità complessa e disturbata e dai tanti segreti, a sua volta ucciso da Jack Ruby durante il trasferimento dalla stazione della polizia di Dallas, appena due giorni dopo l’attentato a Kennedy.

Vittima e assassino sono morti allo stesso modo e in mondovisione: il trasferimento di Oswald era ripreso dalle telecamere mentre la morte del presidente venne immortalata dal filmato amatoriale di
Zapruder, uno dei tanti presenti lungo il percorso del corteo che sperava di portarsi a casa le immagini del passaggio del giovane presidente e della sua elegantissima moglie e che invece riprese
l’attimo in cui il presidente veniva mortalmente colpito.Quel filmato venne visto e trasmesso centinaia e centinaia di volte (esiste ora anche una versione in HD), diventò una prova importantissima e finì presto nelle mani degli investigatori insieme alla cinepresa.

L’America pianse con la giovane vedova Kennedy vestita a lutto con accanto i bambini nel giorno del funerale del presidente e indignata e addolorata chiese la verità sull’omicidio.

Lyndon Johnson, vice di JFK divenuto quello stesso giorno il 36mo presidente degli Stati Uniti, ordinò l’istituzione di una commissione che indagasse a fondo sull’accaduto e praticamente forzò
il giudice Warren, stimato presidente della Corte Suprema ad accettare l’incarico. Warren, col cui nome verrà chiamata la commissione, si diede immediatamente da fare per crearla, assumendo sette avvocati di chiara fama che avrebbero creato ognuno il proprio staff e che si sarebbero occupati dei diversi aspetti su cui indagare. Le conclusioni di ogni team sarebbero poi confluite nel rapporto finale, un enorme volume alto circa 15 cm le cui copie vennero distribuite ai membri della commissione, al presidente Johnson e a Robert Kennedy.

“Anatomia di un assassinio” è la cronistoria del lavoro della commissione, ma non solo, che il bravo Philip Shenon, giornalista che ha lavorato per il ‘New York Time’, racconta passo passo senza tralasciare nulla. Sulla morte di Kennedy sono iniziate a circolare le più disparate teorie di complotto sin dal giorno dopo l’attentato e proseguono ancora oggi.

Si è ipotizzata una cospirazione interna, no estera, col coinvolgimento della Russia, no di Cuba, no delle alte sfere che avevano interessi nella guerra del Vietnam; si è detto che Oswald aveva fatto da solo, no che erano almeno in due quel giorno in Dealey Plaza, che invece i cecchini erano tre e che i proiettili piovessero da tutte le parti, non era possibile fossero solo tre.

Tantissimi sono i libri sull’argomento che vanno dal resoconto della giornata a Dallas alla biografia di Owald passando per romanzi cui l’attentato fa da sfondo o è al centro del racconto. E anche molti
sono i film, su tutti cito l’ottimo JFK di Oliver Stone che percorre le indagini di Jim Garrison, procuratore distrettuale che sconfessa in toto il rapporto della commissione Warren e conduce una sua indagine personale. Il libro di Shenon mi sembra quello più completo perché esamina punto per punto ogni aspetto della vicenda ripercorrendo tutto fin dall’inizio.

Niente viene lasciato al caso, Shenon racconta anche delle indagini lasciate in sospeso e poi riprese nella commissione creata nel 1997 per cercare di smentire le voci del complotto e si spinge oltre arrivando ad intervistare alcuni dei testimoni ancora vivi che non erano stati ascoltati allora ma che rivelano aspetti della vicenda che nessuno aveva mai voluto accertare.

Il libro di Shenon ci offre una fotografia dai contorni nitidi dell’epoca in cui Warren e la commissione si muovevano, ci fa una dettagliata carrellata dei personaggi coinvolti, e delle persone
con cui interagisce: Edgar J. Hoover, capo dell’ FBI, esponenti della CIA e dei servizi segreti, alte cariche della polizia di Dallas su tutti fino ad arrivare ai numerosi testimoni che più meno
collaboravano alle indagini.

Il lavoro della commissione, svolto in pochi mesi per volere dello stesso Warren, desideroso di tornare a ricoprire la sua carica alla Corte

suprema e di chiudere le indagini quanto prima per rispetto alla famiglia Kennedy è stato oggettivamente complesso e non privo di ostacoli: spesso il lavoro si arenava o risultava impreciso o non completo.

E’ in seno alla commissione che è nata la teoria della pallottola singola e che Oswald viene indicato come l’unico colpevole.

Inutile dire che il rapporto fu duramente criticato dai ‘complottisti’ che in alcuni casi si misero ad indagare per proprio conto, certi di trovare le prove della cospirazione in cui tanto credevano.

Il libro non fornisce la soluzione al mistero che avvolge la morte di Kennedy- per stessa ammissione di Shenon alcune domande resteranno senza risposta-ma fornisce una chiave di lettura diversa, portando l’attenzione sui legami che Oswald aveva sia con la Russia che con Cuba e che sono in gran parte emersi dalle indagini, e probabilmente si avvicina molto a quanto accaduto davvero.

“Anatomia di un assassinio” è una lettura impegnativa: troviamo date, luoghi, nomi (tanti) collegamenti apparentemente fuorvianti, resoconti dettagliati delle indagini e delle testimonianze che poi diventano l’ottimo documento sui fatti del 22 Novembre 1963 cui Shenon ha lavorato senza sosta per parecchi anni e a cui ha accluso interessanti fotografie dell’epoca, che certo si aggiunge ai moltissimi libri già pubblicati ma che ha il vantaggio di essere più aggiornato contenendo il libro richiami a documenti desegretati nel corso degli anni(e altri ancora verranno desegretati nel 2017).

Piccolo consiglio: leggete anche le note finali.  Shenon ne ha ampliate alcune aggiungendo piccoli aneddoti e precisazioni, nonché link a siti utili per trovare la documentazione dell’epoca convertita in files digitali.

Autore: Philip Shenon
Ed.: Mondadori
Pp: 664
ISBN 978-8804-634058

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    La famiglia Kennedy non mi ha mai appassionata come dinastia, le implicazioni dell’omicidio Kennedy invece mi hanno sempre molto incuriosito. Film e libri hanno indagato a lungo, ma resterà sempre un mistero …

    Mi piace

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