Un Talent-Show per aspiranti scrittori: mi “perplimo” d’immenso

Ho scoperto una cosa.  All’improvviso, mentre friggevo le zucchine per farci una parmigiana, così, en passant, la tv era sintonizzata su Rai3 in attesa di Che tempo che fa, sento (e mi giro subito a fissare lo schermo), il promo di una nuova trasmissione, che partirà, diceva la voce fuori campo “prossimamente” su Rai3. Andando sul sito, appositamente creato per l’occasione, ho scoperto che prossimamente equivale, almeno in questo caso, al 17 novembre.

Ho scoperto,  quindi, che si sono inventati una trasmissione, un talent – show, per l’esattezza, dove a darsi battaglia non saranno né cuochi, né ballerini, né cantanti o attori, ma, rullo di tamburi, SCRITTORI. Sì, siori e siori, la nuova frontiera del talent sono loro: i colti, intellettuali, creativi scrittori.

Questa scoperta ha portato con sé tutta una serie di interrogativi.

Primo: perché non l’hanno pubblicizzato? Perché per partecipare al Grande Fratello trasmettono spot ogni 5 minuti a reti unificate e per questo programma no? Perché per Amici di Maria De Filippi fanno cartelloni pubblicitari e ci tappezzano le città e per Masterpiece, questo il nome del programma, sembra quasi che sussurrino, quasi avessero paura di farsi sentire, un promo di 30 secondi?

Probabilmente la risposta è: per lo stesso motivo per cui questo programma andrà in onda su Rai3 e non su Canale5, in seconda o terza serata (l’orario non viene specificato nemmeno sul sito ancora).

Secondo: ne avevamo proprio bisogno?

A questo risponderanno altre cose: lo share, il pubblico sovrano.

Ma, io dico: perché chiamarlo Masterpiece, ammiccando al ben più noto Masterchef? Ma che titolo è? Se la speranza è quella di avvicinare il grande pubblico al mirabolante mondo della letteratura… bè, hanno sbagliato titolo, io credo. Quante persone secondo voi conoscono il significato della parola piece? Allora le cose sono due: o il programma verrà visto solo da quelli che ne conoscono il significato, oppure la reazione sarà: Masterche? Bah.

La formula non mi è ancora chiara, devo ammetterlo. Ci saranno tre giudici (questa è una novità, bisogna ammetterlo…o no?). E un coach. Comincio dal coach: Massimo Coppola. Io lo adoravo. Quando era più giovane,e io con lui, non mi perdevo una puntata di “Avere vent’anni” su Mtv, ve lo ricordate? Cercava di dare profondità ad una rete che ha come target adolescenti infoiate per i One Direction oggi, o per i Take That allora. A mia discolpa posso dire che io guardavo solo Massimo Coppola su Mtv. I giudici. Giancarlo De Cataldo, scrittore, sceneggiatore televisivo e teatrale. Avete presente “Romanzo criminale”? Bene, è il suo. Poi: Taiye Selasi, fotografa e scrittrice esordiente, nuova promessa della letteratura anglo-africana e, vi prego, googlatela perché è bellissima, io personalmente la vedrei anche come modella. Terzo giudice: Andrea De Carlo. Lo scrittore preferito della mia adolescenza, lo scrittore che (ho avuto già modo di parlarne) uno smette di leggere intorno ai, massimo, vent’anni. Lui.

Come si svolgerà la gara non è dato saperlo. Sappiamo però che le squadre son già state fatte. E io mi perplimo. Ma perché? Quando e dove sono stati fatti i provini? Cosa hanno dovuto fare per entrare a far parte del programma?

L’interrogativo più grande però che sorge è: la scrittura può essere insegnata/appresa? Su questo interrogativo gorgogliano diverse scuole di pensiero. Per esempio Baricco, che si è inventato la Scuola Holden di Torino ci risponderebbe che sì, la scrittura si può insegnare, perché va bene essere portati per, però devi avere gli strumenti. E ovviamente migliaia e migliaia di euro da buttare al vento! Ops, l’ho scritto ad alta voce?

Immagino che altri risponderebbero che no, la scrittura nasce dal profondo, nasce da anni di letture, dai viaggi, dalla vita dello scrittore, dalle attitudini, dalle capacità di chi si accinge a fare della scrittura il proprio mestiere.

Certo sono curiosa di sapere cosa vincerà il primo classificato. La cosa più naturale potrebbe essere un contratto con una casa editrice. Chissà se sarà così.

Un ultimo, bruciante interrogativo è: riuscirò a rimanere sveglia fino a tarda notte per poter seguire il programma? La riposta qui è facile: no. Santo streaming mi verrà in soccorso, come sempre.

Una volta una mia amica mi ha prestato un libro, all’interno del quale aveva appiccicato un post-it con alcuni nomi di scrittori, e, accanto ad ognuno, un numero. Il numero era l’età alla quale ognuno dei letterati aveva pubblicato il suo primo romanzo. Voleva essere un post-it di incoraggiamento, perché la mia amica sa delle mie velleità letterarie. E lo è stato. Lo conservo nel mio moleskine, e ogni volta che lo guardo mi intenerisco.

Tutto ciò per dire: scrittori si nasce o si diventa? E se lo si diventa, sarà mica che da adesso in poi toccherà fare provini per partecipare ad un talent show?

Mi “perplimo. La sensazione è di perdita di genuinità, di abbattimento di tutto quel corollario che l’idea di scrittore arreca in sé.

O forse, visto che siamo nel 2013, sarà sdoganamento della letteratura. Sarà trionfo della meritocrazia, magari per qualcuno potrà essere d’ispirazione.

Insomma mi “perplimo e penso tutto e il contrario di tutto. Vedremo. Vedrò. Voi avete opinioni a riguardo? Prossimamente su questi schermi…

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonio ha detto:

    Iniziamo così: Aborro i talent!
    Nella loro concezione stessa. Nei loro sviluppi.
    Nel profondo sdoganamento di tutto quello che sfiorano.
    Nella mediocrità che promuovono da sempre.
    Aborro, per questo, con estrema convinzione l’idea di un talent per scrittori.
    Ritengo che forme d’arte come pittura, musica, scrittura, danza etc seguano e debbano necessariamente seguire percorsi di comunicazione più che tecniche.
    Mi spiego meglio.
    Prendiamo la musica, campo nel quale i talent si sprecano.
    Che fine farebbe un Eddie Vedder? noto vocalist dei Pearl Jam, non certo conosciuto per le capacità vocali. Un Mark Knopfler?
    Non sono parametrizzabili attraverso i canonici giudizi da talent, limitati ad un binario steso entro cui confinare sfide canore e stili.
    La capacità vocale è una cosa. Quella di fare arte è un’altra.
    Non necessariamente queste sono correlate.
    Quindi mi chiedo … quanto è presuntuoso pretendere di passare un messaggio di giudizio dell’arte? Non è un po’ come far passare, neanche troppo sotto traccia, l’idea che tutto possa essere arte?
    Mitizzare le eccellenze, imitarle, provare a fare della loro arte la propria enfatizza solo l’idea di grandezza e non la grandezza.
    Mi perplimo anch’io e mi rattristo. Tanto.
    Un saluto. 🙂

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    1. Angiolina ha detto:

      Hai ragione Antonio, per questo sono curiosa di vedere cosa faranno, come la metteranno. Boh. Non riesco ad immaginarlo un talent per scrittori. Poi magari viene fuori che è stata un’idea geniale…vedremo.
      Un saluto a te

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  2. Elena ha detto:

    Perchè “Masterpiece”?? ottima domanda!! Non credo si possa pensare di sfornare un vero Masterpiece in un talent. I Capolavori sono altri, opere d’arte letterarie che spiccano per contenuti, stile, originalità, ingegno e un certo “quid” che nessuna scuola ti può dare, ma che un percorso ben fatto di studi può affinare. Prendi gli ATTORI, quelli bravi davvero, sono un mix di talento, genialità, capacità di osservazione e ascolto, anni di scuola di recitazione e ovviamente training costante e perenne. Non ci si improvvisa a certi livelli. Infatti i film italiani invasi di attoruncoli usciti dal “grande fratello” fanno la fine che fanno e hanno il pubblico che si meritano.
    Prendi i CANTANTI, quelli bravi davvero, anch’essi sono un mix di talento, genialità, costante training (Michael Jackson aveva un vocal coach Seth Riggs che lo seguiva costantemente). Tutto questo per dire che i talent possono dare visibilità, e magari chi non riesce ad emergere in un Paese dove emergi solo se hai un calcio ben assestato nel didietro, dato dal piede giusto s’intende, può servire!! Ma non serve a trovare il talento, il “Masterpiece” non uscirà da qui.

    PS: io ho un problema con il termine “perplimere”.. Angiolina lo sa… e anche l’accademia della crusca ….. 😀 😛

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    1. Angiolina ha detto:

      E se il Masterpiece uscisse da qui?!?!?!? Io devo vedere questo programma, poi mi esprimerò! 🙂

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      1. Elena ha detto:

        Non credo sia possibile che da qui esca un capolavoro.
        1 – perchè i capolavori sono rari.
        2 – perchè non si possono pianificare a tavolino. Sono la giusta miscela di una serie di componenti, tra cui il fato, che da definizione non è pianificabile. Potrebbe uscire un autore di talento. In questo caso significherebbe che il talento c’era già, e che lo show lo ha aiutato a venire a galla, a farsi conoscere. Non sempre, anche chi ha il quid, riesce ad emergere. E lo sappiamo che vengono pubblicate delle boiate immonde certe volte. E per ogni boiata pubblicata c’è un buon libro che giace in un cassetto.

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  3. Angiolina ha detto:

    Per il momento sono d’accordo con te. Molto. Poi comunque mi riservo di vedere quello che succederà.

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  4. Natalia ha detto:

    Per la gioia di Elena mi perplimo anch’io… 🙂
    Più ci penso, più mi perplimo e più mi incuriosisco… Per il semplice fatto che non riesco proprio a capire come si possano applicare le regole dei talent show alla scrittura. Scrivere, a prescindere dal fatto che un testo sia o meno un ‘masterpiece’, è quanto di più libero (non mi viene in mente un termine più appropriato) possa esserci e incasellare i pensieri, comandarli a bacchetta o costringerli in regole stabilite mi pare francamente impossibile.
    Dicevi che saranno divisi in due squadre. Se la logica è quella degli altri programmi in cui regna la contrapposizione, mi chiedo: cosa mai potrà accadere??? Una lotta a colpi di aforismi?!
    Attenderò anch’io.

    p.s. all’amica del post-it (che vede lontano, ma neanche tanto visto che nel tuo caso è proprio lampante) andrà ovviamente una percentuale sui profitti della prima pubblicazione 😀

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