L’isola dei cacciatori di uccelli – Peter May

il

Anche quest’anno a settembre sono andata a Mantova per assistere al Festival della Letteratura e proprio in quell’occasione ho avuto modo di conoscere Peter May, l’autore di questo libro. Al successo di questo incontro ha contribuito sicuramente la presenza di Marco Malvaldi, sempre di una simpatia e di una leggerezza pari a quella dei suoi gialli. Del resto negli incontri con autori stranieri, in cui è richiesta una traduzione, è necessario che chi introduce lo scrittore sia brillante altrimenti il tutto diventa macchinoso ed un po’ noioso.
Quello che più mi ha colpito nel racconto che Peter May faceva di questo libro e che mi ha spinto a leggerlo è stato non tanto l’intreccio, quanto l’ambientazione, che ho trovato affascinante e singolare. Si tratta dell’ isola di Lewis, al largo delle coste scozzesi, dove l’autore ha vissuto per motivi di lavoro per parecchi mesi. Un luogo freddo, spazzato perennemente dal vento, in cui le tradizioni e la religione sembrano voler frenare ogni tentativo di cambiare qualunque cosa. Vivere in questo luogo inospitale è stato difficile per May, ma anche una esperienza talmente importante ed affascinante da spingerlo a non spezzare il legame che si è creato con l’isola. Così è nato questo libro, il primo di una trilogia ambientata a Lewis.
Il protagonista è Fin Macleod, ispettore di polizia di Edimburgo, in piena crisi personale e lavorativa. Ha perso da poco il figlio in un incidente automobilistico, il rapporto con la moglie è ormai logoro ed ha ripreso a frequentare l’università nel tentativo di dare una svolta ad una esistenza in cui non si riconosce più. Quando sull’isola di Lewis, viene commesso un omicidio con modalità simili a quelle di un altro di cui si era occupato in precedenza, l’ispettore si vede costretto a partire per quei luoghi che sperava di aver lasciato per sempre. Infatti Fin ha vissuto nel villaggio in cui è avvenuto il delitto fino all’adolescenza. Sono stati anni difficili, segnati dalla perdita di entrambi i genitori e dalla necessità di crescere in un ambiente duro ed ostile. Il vento impetuoso ed il mare rabbioso si mischiano con le dure regole imposte dalla religione e quelle ancora più dure imposte dai ragazzi più grandi e violenti.
Quando Fin si occupa delle indagini, e per questo motivo viene in contatto con i suoi vecchi amici, salgono in superficie vecchi rancori e sentimenti sopiti.
La narrazione alterna le vicende attuali con quelle dell’infanzia e della adolescenza del protagonista.
Il momento più importante sull’isola, ed anche nella vita di Fin, è la spedizione annuale di caccia alla “guga”. Ogni anno dodici uomini partono da Lewis per recarsi su uno sperduto isolotto dove nidifica questo uccello. Per quindici giorni lavorano in squadre organizzate in modo militare per catturare i piccoli di guga che poi vengono uccisi, spiumati, bruciati e infine salati. Per ottenere quella carne prelibata si lavora spesso in condizioni proibitive  per il vento, il mare, ed anche per le rocce impervie e scivolose. Anche Fin, poco prima di partire per l’università, ha partecipato ad un’unica battuta di caccia. E quell’evento gli ha cambiato la vita.
Ora una nuova spedizione sta per partire e sarà l’occasione per scoprire non solo il responsabile dell’omicidio appena avvenuto, ma anche per far luce su quell’oscuro segreto che Fin non ha mai avuto il coraggio di confessare neanche a se stesso.
Sicuramente il primo pregio di questo libro è l’ambientazione e la grande capacità dell’autore di dipingerla per noi; il contrasto tra la natura potente e terribile e la piccolezza degli uomini con le loro regole e tradizioni immutabili. Anche il protagonista, pur essendo fuggito dall’isola nella speranza di cominciare una nuova vita, in realtà è legato alla sua terra d’origine più di quanto creda.
I suoi ricordi personali ed i racconti del periodo trascorso sull’isola risultano senz’altro piacevoli ma mettono in ombra l’intreccio investigativo relegandolo in secondo piano per quasi tutto lo svolgimento della trama. Proprio forse per questo motivo sembra ancora più incalzante il ritmo del finale in cui ogni tassello trova il proprio posto in un crescendo emozionante.
Nel complesso un libro per molti versi interessante ed affascinante anche se per me unpo’ disarmonico e lento in alcune parti. O forse semplicemente mi è mancato un intreccio investigativo un po’ più complesso che mantenesse alta la tensione.
Comunque trattandosi di una trilogia posso sempre riporre le mie speranze nei volumi successivi!

Einaudi-stile libero Big
415 pagine
ISBN 978-88-06-20490-7

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Molto interessante. Le ambientazioni, i personaggi, mi attirano… sono nella fase noir in questo periodo.

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