Per il tuo bene – Rocco Carbone

Ci sono libri che lasciano aperte tante domande. Che sembrano dire: “questa era la loro storia, e invece la tua?”, costringendoti a spalancare gli occhi e a rileggere più volte le ultime righe, perché – accade spesso- si ha come la sensazione di non aver capito qualcosa. Eppure le parole di Rocco Carbone sono limpide, precise, selezionate con la cura di un linguista, quale in effetti era. Davanti alla straordinari forza che si può dimostrare in un’esperienza di dolore, di amicizia, di amore, però, molti  interrogativi restano comunque.

Bruno e Gilberto sono due uomini come tanti, che potremmo aspettarci di incontrare per strada senza notarli nemmeno. Nessuno sguardo penetrante, nessuna movenza da dongiovanni, tutto nella norma. La quotidianità in cui sono immersi, tuttavia, è caratterizzata dal dramma, da una continua tensione causata da un passato che non se ne vuole andare e da un presente che si vuole ignorare, lasciando che il tempo scorra in attesa di un deus ex machina. Grazie a una narrazione che procede lungo vie parallele, veniamo a sapere che Bruno e Gilberto sono cresciuti insieme in un piccolo paese, legati da un patto di amicizia: sicuro, onesto e indipendente l’uno, ingenuo, debole e senza difese l’altro. Per vent’anni, e solo alla fine scopriamo il perché – o almeno, possiamo cercare di comprenderlo- , hanno vissuto vite separate, hanno perso le tracce l’uno dell’altro, arrivando a toccare il fondo della propria esistenza. Bruno ha infatti un figlio che non gli parla, una moglie che è sempre pronta ad accusarlo della crisi del loro rapporto, e tanti soldi che non possono risolvere i suoi problemi, anzi il suo conto sembra sempre pronto a rimproverarlo per la sua negligenza rispetto al ruolo di capofamiglia. Gilberto invece è malato, non guarirà mai più, e non ha nessuno che lo aiuti. Eppure, nonostante tutti questi dolori, quando i due amici finalmente si rincontrano diventano una cura reciproca: ognuno attento solo all’altro, ognuno disponibile a sacrificarsi per l’altro come nemmeno farebbe per se stesso. Ed è come se il tempo non fosse mai trascorso.

Il libro è pervaso da una bontà senza confini, da una fiducia nelle persone che sembra non aver abbastanza spazio nella nostra realtà. Non fraintendetemi, non è un libro idealista, Bruno e Gilberto hanno affrontato da bambini e affrontano da adulti tantissime delusioni, tempeste, fatiche, ma anche se non sempre si può vincere contro il male, almeno si può provare a combattere. E naturalmente l’unico mezzo è la bontà, un bene gratuito che nasce nei due protagonisti da un affetto sincero, senza invidie, senza giudizi. Ritornano costanti la domanda “Perché lo fai?” e la risposta “Perché sei mio amico”, e quei pochi spazi di felicità che i due riescono a recuperare dopo essersi ricongiunti non nascono tanto dal bene ricevuto, quanto da quello dato. Forse il personaggio che dovrebbe piacermi di più è Gilberto, che fin da piccolo non ha mai perso la speranza che il bene possa essere fatto in questo mondo senza essere ostacolato dal male, ma ammiro di più Bruno, più umano, più pragmatico, che impara cos’è la bontà quando tocca con mano l’effetto delle sue attenzioni per l’amico. Rocco Carbone ci regala una storia che lascia un solco nella nostra vita, come se in quell’amicizia tra Bruno e Gilberto ci fossimo stati anche noi.

“Voglio sapere solo una cosa. Tu sei mio amico?” -“Che domande. Certo” -“E lo sarai sempre, qualsiasi cosa faccia?”- “Si, sempre. E non chiedermi perché. Farei fatica a risponderti.”

Ed:  Arnoldo Mondadori
Anno di pubblicazione: 2009
pp.238
ISBN:9788804586180

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. luna ha detto:

    Sembra un libro interessante.
    Forse però non è proprio il mio genere.
    Carissima Elena i tuoi pareri mi sono preziosi, spero passerai nel mio nuovo post!
    Bacioni.
    Luna

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    1. Elena ha detto:

      ciao Luna, l’articolo non è mio, è di Francesca. Cmq ti ringrazio x il costante supporto, e ….. arrivo !! 🙂

      Mi piace

  2. Francesca ha detto:

    Grazie Luna!
    un abbraccio 🙂

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