Io sono Dio – Giorgio Faletti

Quando si nomina Giorgio Faletti, il pensiero corre subito ai suoi personaggi che tanto hanno impazzato sul piccolo schermo: Vito Catozzo, il testimone di Bagnacavallo, Suordaliso, solo per citarne alcuni e che hanno fatto divertire dagli anni del Drive-In in avanti. Si pensa a lui anche come apprezzato autore di testi – Mina, Fiordaliso, Angelo Branduardi hanno nei loro cd le canzoni composte per loro da Faletti – senza dimenticare la toccante ‘Signor Tenente’, scritta nel 1994 e che arrivò seconda al Festiva di Sanremo di quell’anno-la canzone si riferisce chiaramente alle stragi di Capaci e di Via d’Amelio, avvenute nel ’92-e come attore: mi vengono in mente la sit-com degli anni 80 ‘Colletti Bianchi’ e il più recente ‘Notte prima degli esami’ del 2006.

Di tutto insomma mi sarei aspettata da lui, personaggio del mondo dello spettacolo, tranne che si mettesse a scrivere libri, più precisamente libri gialli, che come sapete già è il mio genere preferito. Mi sono precipitata in libreria a comprare il suo primo libro ‘Io uccido’ e ne sono rimasta entusiasta al punto che appena i suoi libri uscivano mi recavo puntuale in libreria per assicurarmene la prima edizione e nel caso di ‘Niente di vero tranne gli occhi’ sono riuscita a portarmi a casa la copia autografata(ho assistito alla presentazione del libro, era il 2004).

Tra tutti i libri scritti da Faletti, ho scelto questo, ‘Io sono Dio’ del 2009, perché è quello che mi ha colpito di più.

Siamo negli Stati Uniti, paese che Faletti conosce molto bene e descrive sapientemente e in cui preferisce ambientare i suoi racconti perché “Si presta bene”, testuali parole – sono eccezioni i romanzi‘Io uccido’ ambientato a Montecarlo, ‘Appunti di un venditore di donne’ e ‘Tre atti e due tempi’, ambientati in Italia – negli anni successivi al crollo delle Twin Towers e la polizia, nella figura del detective Vivien Light, è alla prese con un pazzo omicida che si diverte a far saltare gli edifici utilizzando bombe confezionate con una miscela di tritolo e Napalm.

E qui sta la chiave delle indagini: nel Napalm. La guerra del Vietnam fa da sfondo a tutto il libro perché è qui che tutto comincia e che prosegue, nonostante sia finita, a spargere odio, morte, dolore e distruzione. E’ lei che ha generato i reduci, ovvero i sopravvissuti: persone che spesso hanno portato con se traumi e/o mutilazioni di notevole entità. Il ritmo del libro è molto serrato e non ti lascia un momento di respiro nemmeno quando Faletti, sapientemente, interrompe o diluisce il pathos con altri momenti narrativi che però portano tutti alla scena da cui aveva distolto l’attenzione. Tutti i libri di Faletti, eccetto l’ultimo e degno di nota ‘Tre atti e due tempi’,ambientato nel mondo del calcio, sono piuttosto voluminosi perché Faletti fa ampio uso della descrizione di luoghi e ambienti ma non lasciatevene ‘spaventare’: sono tutti molto validi e ti tengono incollato fino all’ultima pagina;vuoi sapere cosa succede dopo, lo ‘devi’ sapere e vai avanti quasi divorando le righe una dopo l’altra.

I libri di Faletti hanno avuto grande riscontro e ottime vendite e sono stati tradotti in moltissime lingue. Il noto scrittore Jeffrey Deaver ha definito Faletti ‘Larger than life’. Di ‘Io uccido’, infine, si era parlato di farne un film, ma come talvolta succede, le idee si fermano da qualche parte e non resta che attendere che vengano realizzate.

pp.523
ed. Baldini Castoldi Dalai
ISBN: 9748-886073405-1

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Faletti mi piace, un po’ per campanilismo (è di Asti come me) un po’ perchè adoro i gialli e mi piace il suo stile. Ma devo ammettere che per me i primi restano i migliori. Forse perchè Faletti scrittore era una novità!

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  2. Natalia ha detto:

    Ho letto questo libro (e anche Io uccido) e sono pienamente d’accordo con te: ha un modo di scrivere che ti trascina fino all’ultima pagina. All’inizio ero un pò scettica, mi sembrava che avesse voluto sconfinare in un campo non proprio nelle sue corde (molti si improvvisano ‘scrittori’ dal nulla) e invece mi sono dovuta ricredere.

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