I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

i-pesci-non-chiudono-gli-occhi-erri-de-luca-libriSomiglia quasi ad una fiaba questo testo di Erri de Luca.
La dimensione è quella del ricordo dello scrittore sulla sessantina che riflette su un periodo ben definito della sua vita: l’estate dei suoi dieci anni.
Lo sfondo è il mare di una sfavillante isola napoletana.
Il tempo è quello del dopoguerra, alla fine degli anni ’50.
Alcuni di questi aspetti mi sono cari perché mi riportano ai racconti dell’infanzia di mio padre, un’infanzia, almeno nel suo caso, spensierata e che consentiva di essere bambini nel vero senso della parola: i giochi inventati per strada, le riunioni tra vicini per vedere le prime trasmissioni televisive, la possibilità di girovagare liberamente per la città pur rispettando gli orari, il senso della famiglia, il tempo scandito da ritmi più naturali. Essere bambini a quel tempo per molti ha significato esserlo in maniera totale, è una cosa che mi ha sempre affascinato… E’ per questo che amo particolarmente film e libri ambientati in quegli anni, perché mi riportano a questa sensazione piacevole dei ricordi di mio padre.
Lo so, sto decisamente invecchiando se ormai inizio a pensare che si stava meglio quando si stava peggio…! Però è sotto gli occhi di tutti che la maggior parte dei bambini di oggi, figli legittimi di un’era tecnologica, vive costantemente bombardata da stimoli e sta perdendo un po’ la magia di quella condizione. E’ inevitabile che debba esserci un ricambio generazionale che si adatta alle variazioni dei tempi, ma a parer mio quell’epoca ha segnato un equilibrio perfetto tra il nuovo ritrovato benessere e la tradizione. I bambini potevano realmente essere tali nella loro ingenuità e avere il necessario senza troppi limiti.
Questo testo esprime proprio la dimensione ideale dell’infanzia che all’autore, dall’alto dei suoi anni, appare irrimediabilmente troppo lontana. Ne parla infatti con aria nostalgica e allo stesso tempo con il distacco di un uomo maturo che si stupisce di quello che ha vissuto come bambino, dei suoi pensieri, delle sue ipotesi assurde e dell’incomprensibilità di alcune dinamiche del mondo adulto. Ricorda infatti quest’età anche con piglio critico, rendendo evidente la distanza tra il sé narrante e il personaggio nella storia con commenti alle azioni e ai pensieri del piccolo protagonista.
Il racconto è in prima persona e ripercorre la lunga estate di un bambino che ha appena compiuto 10 anni, un bambino diverso dagli altri, amante della lettura, dei giochi enigmistici, della compagnia dei taciturni pescatori dell’isola, che vorrebbe proiettassi nell’età adulta, ma che vive a tutti gli effetti la sua infanzia. L’incontro con una bambina del nord, anche lei in vacanza con la madre, sarà decisivo per fargli intuire cosa vuol dire amare, in modo molto approssimativo, goffo e ad occhi aperti.
Erri De Luca è riuscito a ricostruire questa dimensione anche con l’utilizzo di un linguaggio che definirei addirittura poetico e che si può apprezzare in modo particolare nelle numerose descrizioni dell’ambiente disseminate nel testo. Una per tutte:
‘A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo. A dieci anni potevo vedere i gradini squadrati, tanto da poterli risalire cogli occhi. Oggi mi contento di averli visti e di credere che ci sono ancora. Settembre è il mese delle nozze tra la superficie terrestre e lo spazio di sopra acceso dalla luce’.
Un bella storia per riscoprire il bambino che è in noi.

Genere: Romanzo
Editore: Universale economica Feltrinelli
pag.115
ISBN 978-88-07-72369-8

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