Lincoln – Stephen Spielberg

Un film incentrato su un personaggio famoso, sia esso storico, attore, cantante ecc, è sempre un rischio. È molto difficile saper cogliere le sfaccettature che hanno reso il tal uomo o la tal donna “eterni”, il rischio è quello di non riuscire ad esprimere la vera anima del personaggio o peggio di creare solo un’opera di pura piaggeria. Chi ha letto qualche mia recensione è già al corrente di quanto mi interessi la storia e soprattutto quanto mi appassionino libri e film in merito. Lincoln è stato un invito a nozze per me: uno dei padri fondatori degli stati Uniti, la guerra di secessione sullo sfondo, una delle mie attrici preferite (Sally Field) e un regista con la R maiuscola.

Stephen Spielberg affronta, in circa due ore e mezzo, la storia dell’abolizione della schiavitù a cavallo della fine della guerra di secessione americana. Abraham Lincoln è il 16° presidente degli Stati Uniti d’America, è al suo quinto anno di presidenza e sta cercando di porre fine all’annosa guerra statunitense da un lato e dall’altro di liberare “i neri” dalla schiavitù. Durante il film si ha un posto in prima fila nelle stanze che hanno visto la nascita, assieme al XIII emendamento, di un nuovo giorno per l’America e per il mondo, un giorno in cui gli uomini di colore hanno potuto finalmente godere del naturale diritto alla libertà.

In realtà il film non mi ha convinto molto, anzi! Spielberg, che per una figlia degli anni 80 come me, rappresenta una sicurezza, questa volta mi ha deluso. Mi aspettavo qualcosa in più!

La prima parte del film è molto lenta: si svolge quasi interamente in interni, in stanze tipiche vittoriane con mobili scuri e in assenza di colori spiccati.

Pochissime le scene sottolineate dalla musica. Lunghi dialoghi tra politici d’altri tempi.

Daniel Day Lewis è Lincoln: lo è nel senso che non solo lo interpreta, ma quasi lo incarna (nel vero senso della parola)! Dimentichi che sia un attore: un’interpretazione magistrale che potrebbe garantirgli l’oscar (nomination come miglior attore protagonista agli oscar 2013 che si svolgeranno tra qualche giorno). L’andatura claudicante, le spalle incurvate dal peso dei pensieri ed una mente mai sgombra, sempre concentrata sulla sua nazione e sul suo popolo. Pensieri talmente ingombranti e totalizzanti che non gli permettono di vivere appieno la sua famiglia. Nel film conosciamo anche sua moglie Mary Todd Lincoln (interpretata da un’appassionata Sally Field): una donna lacerata dalla morte di un figlio in tenera età, ma dai forti e saldi principi morali che la portano a sostenere e incoraggiare il suo uomo. Permettetemi di spendere due parole su questa enorme attrice: dotata di un’innata espressività, capace di farti ridere e piangere, emotività allo stato puro, con le sue interpretazioni riesce sempre a toccare la corda giusta.

Nella seconda parte del film la storia si movimenta un po’: Lincoln comincia a giocare un ruolo principale alla ricerca di voti che permettano la vittoria del suo emendamento. Il film getta luce sui giochi politici e di potere, vecchi come il mondo: oggi come ieri è sempre un do ut des!

I dialoghi si fanno più frenetici: è un balletto di alleanze e sgambetti, tiri mancini e accordi segreti, tra i sostenitori di Lincoln ed i suoi avversari. La proclamazione del XIII emendamento è una liberazione, una rinascita che porta un nuovo seme di speranza nel domani per l’intera nazione.

Mi sarei aspettata un film più empatico: nonostante si parli di schiavitù e guerra, i due argomenti sono solo accennati (dal punto di vista delle immagini), è tutto lasciato alle parole e all’immaginazione. Probabilmente l’intento del regista è stato proprio quello di porre sotto una lente di ingrandimento un personaggio calato in un periodo circoscritto della sua esistenza. Conosciamo un Lincoln potente ma solo! Una fredda solitudine che lo contagia anche nella vita di tutti i giorni rendendolo chiuso e schivo ai sentimenti.

Sono convinta che il personaggio sia molto più complesso di come appare nel film ed è stato un peccato non averlo catturato anche sotto altre sfaccettature.

A pellicola terminata rimane l’inevitabile riflessione su quello che un uomo semplice ha potuto rappresentare per il mondo: un nuovo modo di guardare l’altro diverso da noi. La strada è stata lunga e tortuosa a seguito di quell’avvenimento, pur tuttavia Lincoln ha rappresentato l’inizio, l’affermazione di un diritto preciso per un essere umano e la volontà di sancirlo ufficialmente ed inderogabilmente. Rimane la riflessione profonda e dolorosa su un uomo che ha combattuto per i propri valori fino a trovare la morte per essi (Lincoln fu ucciso il 14 aprile 1865 da un simpatizzante sudista); un uomo che ha avuto il coraggio di andare contro corrente e al quale, penso, ognuno di noi possa ispirarsi nella propria quotidianità.

Per evitare che i grandi errori della storia siano nuovamente commessi bisogna cercare di ricordare ogni giorno gli eroi, piccoli e grandi, che hanno costruito la storia.

Ogni tanto al mondo viene regalata un’anima nobile ed è scritto, forse nelle stelle, che le sue parole risuonino aldilà della sua morte per secoli e secoli:

« Or sono sedici lustri e sette anni che i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione, concepita nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali. Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione, o ogni altra nazione, così concepita e così votata, possa a lungo perdurare.

Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella nazione potesse vivere. È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest’atto. Ma, in un senso più ampio, noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo.

I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato, ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o portar via alcunché. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano (per nulla); che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo di popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra. »

(discorso di Gettysburg, Abraham Lincoln, 19 novembre 1863).

 
anno 2012
Casa di produzione 20th Century Fox, Imagine Entertainment, Amblin Entertainment, DreamWorks
regia Stephen Spelberg
Durata 150 min

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10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonio ha detto:

    E’, in effetti, assai ardua l’impresa di rappresentare i contorni di un uomo così grande! Talmente ardua da confinare anche il talentuoso Spielberg nei limiti del mero ritratto a inchiostro di china.
    Sono completamente d’accordo con te quando parli di poca empatia della pellicola. Tutto il film è proprio un lento protendersi verso quel finale ma non coinvolge.
    Tutta la passione che fu in seno ad una società in guerra che s’apprestava a cambiare tutto è, come giustamente sottolinei, solo accennata. Come uno sguardo alla finestra. Tutto è confinato nelle stanze di palazzo.
    Purtroppo è un film che non mia ha regalato niente di più e niente di meno del Lincoln conosciuto nei libri o nelle foto (magistrale il trucco e l’interpretazione anche per me). Senza lode e senza infamia.
    Peccato.
    Quanto hai ragione quando parli della necessità di ricordare queste immense anime un po’ più spesso nel nostro quotidiano, anche solo per capire in che direzione muovere i passi, piuttosto che rimanere trincerati, ancora oggi, dietro i muri dell’odio delle diversità, in piccoli mondi inutili.
    Un saluto.

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  2. Antonella ha detto:

    La decisione di dedicare un biopic a personaggi come Lincoln è condivisibile soprattutto se si considera la possibilità di riflessione che un’arte immediata come il cinema sa regalare a tutti .Le immagini “passano” più rapidamente rispetto alle pagine scritte di un libro.
    La storia di Lincoln è la storia di un uomo normale e ritengo che, pur non appartenendo strettamente alla nostra cultura (italiana intendo), dovrebbe farci riflettere. Soprattutto alla luce del particolare momento storico che stiamo affrontando: l’idea che un uomo è tale nei suoi diritti (..e anche nei suoi doveri) solo per la sua condizione di essere umano, che sia bianco, nero, giallo, fuxsia, basso , alto, magro, ricco o povero, è fondamentale! La società può
    evolversi e crescere solo se vengono abbattuti i muri dell’ignoranza e del razzismo (in tutte le sue forme). Inoltre Lincoln insegna che la SCELTA e la PRESA DI POSIZIONE sono un diritto, ma che l’uomo inserito in una comunità, dinanzi a temi e problemi centrali per la sua comunità, ha il dovere di prendere una posizione e fare una scelta! Tutti possiamo essere eroi nel nostro piccolo, ogni giorno: basta non insabbiare la testa come gli struzzi ed avere il coraggio dei propri pensieri e delle proprie azioni.
    Un saluto a te 🙂

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    1. Antonella ha detto:

      Questa notte c’è stata la tanto sospirata cerimonia degli oscar e come da me pronosticato: the oscar goes to … DANIEL DAY LEWIS!!!!
      Un attesissimo riconoscimento per un’interpretazione straordinaria. Simpatico il ringraziamento rivolto anche allo spirito di Abraham Lincoln e molto tenera la commozione dell’attore durante il discorso.
      Il film ha ricevuto anche il premio per la miglior scenografia, ma in generale resta un po’ la delusione per le altre candidature non premiate (su tutte, l’oscar come miglior film vinto da “Argo” di e con Ben Allfleck).
      Vi lascio con le immagini della vittoria (segnalo la presenza sul palco, come premiatrice, dell’attrice che io AMO in assoluto: l’insuperabile Maryl Streep!! 😉 )

      http://video.repubblica.it/dossier/oscar-2013/oscar-2013-daniel-day-lewis-miglior-attore/120508/118991?ref=HRER3-1

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      1. Natalia ha detto:

        Ma la giuria degli Academy Awards ti fa un baffo 🙂
        Devo dire che in questo spezzone, oltre ad essere veramente simpatico, Daniel Day Lewis è identico all’originale in maniera davvero impressionante.
        Considerato che le candidature erano 12, avevo pensato si trattasse di un capolavoro sotto ogni punto di vista. Dopo aver letto la tua recensione so che non devo aspettarmi qualcosa che non c’è. Almeno non rimarrò delusa 🙂
        Grazie!

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  3. Antonella ha detto:

    Ahahahaha, magari mi candido per l’anno prossimo 😉
    Effettivamente, su ben 12 candidature, il bottino è stato magro…Mr. Spielberg ci sarà rimasto un pò male!
    Attendo un tuo parere a seguito della visione del film 😀

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    1. Elena ha detto:

      Mr Spielberg ci è abituato!!
      Tenete conto che nella sua lunga carriera, se non erro, ha vinto SOLO tre Oscars per DUE film: Schindler’s List (1993): Miglior Film e Miglior Regia (qui l’Academy non poteva non premiarlo, sarebbe stato un vero delitto) e per Salvate il Soldato Ryan (1998): Miglior regia (sacrilegio, il miglior film era andato a quella boiata di Shakespeare in Love).
      È il destino di un grande snobbato dall’Academy.
      Ogni volta che vedo questi film ..lacrimoni a profusione, ancora di più adesso, dopo aver visitato le coste dello sbarco, Omaha beach e l’American Cemetery. Mamma mia!!!
      Cmq mi riprometto di vedere Lincoln, anche perchè DANIEL DAY LEWIS è il primo attore ad aver vinto un oscar per un film diretto da Spielgerg , nessun attore protagonista di un suo film ha mai vinto prima!! 🙂

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  4. lapinsu ha detto:

    Film palloso, come d’altronde la più parte dei biopic. Per di più infarcito di falsi storici allucinanti al solo scopo di rinfocolare il mito del Patriottismo a stelle e strisce. Questi gonzi si beano di aver abolito la schiavitù a metà ‘800, mentre in Europa non esisteva più da secoli e secoli…
    Vabbè, detto questo, il film si salva solo per un SONTUOSO DD Lewis. A chi può permetterselo, consiglio però di vederlo in lingua originale, perchè il suo doppiatore (Pierfrancesco Favino) è assolutamente orripilante.

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    1. Antonella ha detto:

      Sicuramente il film è lento e non perfettamente riuscito, ed ho fatto fatica a vederlo tutto, ma non sono d’accordo con te quando dici che la maggior parte dei biopic sono pallosi.
      Mi interessano molto invece i falsi storici ai quali fai riferimento, ammetto la mia ignoranza in merito e mi piacerebbe sapere quali sono per capire fin dove arriva effettivamente la vera storia e dove comincia la finzione cinematografica (a parte che, comunque, sono dell’opinione che tutti i film storici sono necessariamente un pò romanzati 😉 ).
      Infine ci tengo a sottolineare che sono una convinta sostenitrice del patriottismo americano! E’ un valore che (nel bene e nel male) noi italiani forse (ma “molto forse”!!) abbiamo solo per il calcio e per la pizza … e non ritengo assolutamente di aver citato un luogo comune! Mi piacerebbe pensare alla mia nazione con fierezza e orgoglio in ogni occasione, purtroppo però non cresciamo con l’educazione alla Patria (basta pensare ai programmi di storia che si studiano a scuola!) e questo è un grosso “baco” nel sistema.

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      1. lapinsu ha detto:

        Il falso storico più clamoroso è che Lincoln era assolutamente favorevole alla schiavitù: vi si oppose solo per opportunità politica e fattori a lui alieni. In pratica Spielberg ha cercato di mitizzare il più possibile la figura di Lincoln.
        Sono d’accordo con te che dagli Americani dovremmo imparare ad essere più patriottici: il problema è che noi lo siamo poco mentre loro lo sono troppo 🙂 e finiscono con il raccontare la loro storia in maniera tutt’altro che obiettiva e veritiera.

        Per quanto riguarda la mia idiosincrasia verso i biopic, bè è una cosa tutta mia: ne ho visti tanti, ma non ne ho mai trovato uno che mi convincesse fino in fondo…

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  5. Antonella ha detto:

    Mi verrebbe da dire :”Oltre al danno la beffa”! Perché a questo punto, non solo è dovuto scendere a compromessi, ma è anche morto per ideali che, in realtà, non condivideva!
    Sinceramente è la prima volta che sento di una teoria del genere, però sicuramente mi hai incuriosito ed è uno spunto per approfondire la mia cultura in merito. 🙂

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