Come Dio Comanda – Niccolò Ammaniti

A cinque anni dallo strepitoso successo di Io non ho paura, diventato anche film nel 2003 con la regia di Gabriele Salvatores, Niccolò Ammaniti torna a far parlare di sé con un nuovo romanzo che, oltre a raccontare la storia di un ragazzino e suo padre, ci restituisce anche un ritratto dell’Italia d’oggi, con le sue trasformazioni, le sue contraddizioni, le sue brutture.

In un paesaggio di desolanti periferie, dove si susseguono centri commerciali, capannoni e baracche, dove gli uomini e le donne trascorrono il tempo a imbottirsi di fiction confrontando la realtà con le vicende ideali dei personaggi televisivi, dove l’ignoranza e l’indigenza sfociano nella violenza, si snodano le esistenze di Rino e Cristiano Zena: il loro complicato e tragico rapporto di padre e figlio è il fulcro del romanzo di Ammaniti, da cui si dipanano i rivoli di una vicenda apocalittica in cui convivono orrore e disincantato umorismo. I protagonisti sono figure ai margini, personaggi “estremi”, estremamente violenti, estremamente instabili ma anche, seppur a modo loro, estremamente capaci di amare; annaspano in un mondo in continuo cambiamento, travolti dalle loro paure, dal loro odio per chi è debole e diverso, in primo luogo gli extracomunitari, dal terrore di perdere le loro certezze, il lavoro, gli affetti. Per uscire dal tunnel e dare una svolta alle loro vite, Rino e i suoi due amici, lo squinternato e libidinoso Corrado Rumitz, detto Quattro Formaggi «per un’insana passione per la pizza ai quattro formaggi con cui si era nutrito per gran parte dei suoi trentotto anni», e Danilo Aprea, segnato dalla morte della figlia e dall’abbandono della moglie, decidono di compiere il colpo della vita: svaligiare un bancomat. Nel loro piano si trovano però coinvolte anche la ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina, coppia di adolescenti simbiotiche e un po’ sbandate, a cui nella vita non manca veramente nulla, se non forse dei genitori capaci di costituire in qualche modo un punto di riferimento. Una notte sarà decisiva per le vite di tutti loro: in quella notte la grande tempesta sconvolgerà la pianura sradicando alberi e scoperchiando capannoni industriali e trascinerà tutti i protagonisti della vicenda verso l’occhio del ciclone…
Ammaniti contro tutti: contro l’ipocrisia del pensiero borghese. Contro la televisione che rappresenta un mondo perfetto che non esiste. Contro la vita da piccolo paese, che taglia le ali a chi non ha i mezzi per uscirne ed esalta le differenze sociali. Contro la religione oppio dei popoli. E’ un libro duro, a tratti indigesto. Con la prosa veloce e ulcerata del nostro tempo, disegna un universo scuro, privo di donne, che, se compaiono, sono se non idealizzate, violate, mettendo in scena un destino di sconfitta: comune a personaggi e lettori, spettatori di un’ apocalisse in corso.
Scatta un’istantanea spietata del degrado, che suscita orrore, stupore e lacrime  e lo fa con la solita tecnica dell’incastro certosino delle storie, che travolgono il lettore in un turbine perdifiato che, alla fine delle cinquecento pagine, lascia quasi spossati. Riconoscibilissimo Ammaniti, che però ancora non annoia, a differenza di altri autori che magari hanno un po’ stufato per il loro essere sempre un po’ identici a loro stessi. Anzi, direi che la riconoscibilità dello scrittore può far pensare solo una cosa: per fortuna Ammaniti è tornato a farci inorridire! Ne avevamo avvertito la mancanza.

Ed: Mondadori
pp: 504
ISBN : 9788804579854
Sito ufficiale dell’autore: http://www.niccoloammaniti.it

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