Non avevo capito niente – Diego De Silva

Vi siete mai lasciati trasportare così tanto dalle vicende di un personaggio da sperare che fosse in carne ed ossa? Bene, a me è successo: sono letteralmente stata rapita dal protagonista di questo libro! L’assurdo è non perché abbia delle doti da superuomo, ma, al contrario, perché è incerto, imbranato, autoironico. Se poi ci aggiungete il modo in cui l’autore lo fa parlare, con una fluidità e ricercatezza di linguaggio in certi passaggi davvero invidiabile, alternata ad espressioni colloquiali e uno spiccato senso dell’umorismo, il gioco è fatto!

Il protagonista, Vincenzo Malinconico, cognome scelto ad hoc proprio per accentuarne l’ironia, è un avvocato napoletano sulla quarantina, ancora belloccio con una ex moglie psicologa dalla quale non riesce ad emanciparsi e con due figli, di cui una acquisita. Un lavoro apparente, sempre impegnatissimo in insignificanti cause di ordinaria amministrazione, uno studio con ‘ikeismo dominante’ (dalla poltrona agli scaffali, si riferisce a tutto con la sua denominazione svedese) in un appartamento condiviso con un volpino isterico e società dalla dubbia attività. Nel suo piatto tran tran quotidiano irrompe l’improvvisa assegnazione d’ufficio di una causa penale che deve gioco forza accettare. Gli spetta il compito di difendere un indifendibile, un uomo di cui si sospetta una collaborazione con la camorra. La sua sarà una vittoria di Pirro (sta a voi scoprire il perché), ma basterà a far crescere in lui un po’ di autostima e a fargli comprendere la sua condizione di uomo irrisolto che attende ancora una rivincita nei confronti della vita.

Diego de Silva, con questo testo salito di diritto sul podio dei miei autori preferiti, è riuscito in una delle imprese a mio parere più ardue: scatenare la risata, e mi riferisco proprio a quella piena e densa, non al semplice sorriso, esprimendo qua e là anche concetti di un certo peso. E lo fa attraverso Vincenzo, che ricorda per certi versi gli inetti della grande letteratura, ma in una chiave più ironica, un uomo a metà strada tra Matthew di Occhi di Gatto e Vittorio Sgarbi. Non che abbia un debole per quest’ultimo… E’ il primo esempio che mi è venuto in mente che riassume in modo efficace due tra le caratteristiche preponderanti del nostro avvocato: la proprietà di linguaggio e l’irascibilità.

Mi concentro sul personaggio centrale perché è lui che regge tutta la vicenda, gli altri somigliano quasi a delle comparse e fungono solo da corollario. In questo mondo ‘malinconicocentrico’ è lui che narra la storia in prima persona, si autoanalizza, critica certi suoi atteggiamenti, battibecca con se stesso (creando dei siparietti davvero irresistibili!), descrive gli altri con tono sarcastico. Nonostante spesso ricada in lunghe e divertenti elucubrazioni mentali per considerare le azioni di chi gli sta intorno e le proprie, con tanto di elenco delle opzioni da scegliere, in molti casi ciò che fa non deriva da un’attenta riflessione, ma dalla scelta dettata dal momento. Il buffo, infatti, è vedere come spesso faccia accadere le cose senza una ragione precisa, mosso solo dall’istinto, e come i suoi grovigli mentali si riflettano inevitabilmente anche nei suoi discorsi, generando in certi frangenti frasi sconnesse dal punto di vista sintattico. Ci sono dei passaggi davvero esilaranti che non posso anticiparvi se vi è venuta un po’ di curiosità di leggere questo libro, ma, credetemi, vi ritroverete a dire sorridendo: ‘perché lo sta facendo?!’ …e non saprete davvero darvi una risposta, salvo poi scoprire che, in alcuni casi, questa apparente esaltazione dell’illogico è sintomo di una sorta di meccanismo inconscio di autodifesa, una ‘consapevolezza alogica’, come la definisce lui stesso.

Vi lascio con un ‘Malinconico-pensiero’:
‘Ecco come sono fatto io. Un vero jazzista della complicazione. Datemi una situazione già compromessa, e vedrete che assoli che faccio. Il bello è che m’industrio anche, per complicarmi la vita, nel tentativo quasi sempre fallimentare di facilitarmela. Il fatto è che quando non so cosa fare, imbroglio. Però non truffo. Cerco solo di recuperare.’

Leggetelo e adorerete questo libro, ve l’assicuro!

Editore : Einaudi
ISBN 978-88-06-19767-4
pag. 310

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tiziana ha detto:

    Mi hai convinto!
    Ci sono tanti aspetti che attraggono anche me in questo libro.
    Primo fra tutti un protagonista autoironico. E si sa che incontrare un uomo autoironico e’ frequente quanto ritrovarsi un meteorite in giardino. Io lo so perché vivo con un meteorite da 20 anni.
    Anche le altre due caratteristiche – irascibilità e proprietà di linguaggio- di Malinconico me lo rendono sempre più attraente.
    Un unico dubbio: questo essere ‘malinconicocentrico’ non risulta un po’ compiaciuto (gigionesco)?
    Spero di no e comunque sono già uscita a comprare il libro. Grazie!

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    1. Natalia ha detto:

      Ciao Tiziana! Sono rientrata dalle ferie dopo due settimane senza internet…! Stai già leggendo il libro? Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi. Il tuo dubbio è lecito, ma, a parer mio, Malinconico non gigioneggia, tutt’altro. Solo in alcuni casi si esalta e si compiace, quasi in maniera sospresa, analizzando le inaspettate azioni degli altri nei suoi confronti. ‘Malinconicocentrico’ era più riferito all’impostazione della storia che al personaggio in sè.
      Hai perfettamente ragione: l’autoironia è davvero una dote rara, soprattutto negli uomini (che per definizione alcune volte tendono a prendersi troppo sul serio…). Tu sei stata veramente fortunata ad aver trovato uno dei pochi meteoriti disponibili ‘sulla piazza’ :-D!

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  2. Angiolina ha detto:

    Io lo sto leggendo, e sto ridendo un sacco. Malinconico è proprio simpatico, non è per niente gigionesco Tiziana…ma a quest’ora avrai già il libro tra le mani! Grazie Nat per avermelo prestato, ti sei fatta perdonare. 🙂

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    1. Natalia ha detto:

      Mi sono salvata…. 🙂 Sono contenta che ti stia piacendo! Io sono decisamente ‘andata’ per questo avvocato (comprerò l’altro libro che ha sempre lui come protagonista) e non vorrei essere stata troppo di parte (come quando ti innamori e non vedi i difetti dell’altro). Aspetto anche il tuo parere quando lo avrai finito!

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