Ufficio di Scollocamento – Simone Perotti, Paolo Ermani

Un’aulica e argomentata reprise del nostalgico motto “Si stava meglio quando si stava peggio”. Gli autori di “Ufficio di collocamento” ci mettono in guardia da quello che potrebbe essere (o che quasi sicuramente sarà?) il futuro scenario a cui nessuno potrà sfuggire: crisi, povertà, mancanza di risorse sufficienti a soddisfare il fabbisogno di tutti gli abitanti del pianeta terra.
Sostenitori del downshifting (che si traduce letteralmente come “scalare marcia”) Simone Perotti e Paolo Ermani invitano ad una rifondazione della società umana, a partire dalle sue strutture istituzionali portanti e dalle priorità che come specie e come individui ci vogliamo dare.
I due fautori dello scollocamento hanno fatto di più che scrivere un libro in realtà, hanno cominciato ad aprire all’inizio del 2012 le prime sedi degli uffici di scollocamento, avvalendosi dell’aiuto di piscologi, esperti di lavoro alternativo, avvocati, ma anche e soprattutto lifecoach, scrittori, economisti, esperti di ambiente, per aiutare le persone a mettere in pratica le proprie motivazioni interiori. Perché di questo si tratta: fermarsi e fare ciò che più ci piace, in una prospettiva che tenga conto delle generazioni future e delle risorse di cui anch’esse dovranno disporre: l’unica strada percorribile affinché l’umanità possa continuare a vivere su questo pianeta.
Suggeriscono alcuni cambiamenti che si possono effettuare da subito, anche nella propria vita, senza dover attendere decisioni dall’alto o imposte da una qualsivoglia autorità istituzionale.
Una riduzione dei consumi e la ricerca di una sobrietà rasserenante sono ad esempio dei passi che si possono compiere con non molto sforzo, una volta superato il primo impatto dovuto al risalire la corrente in controtendenza con tutto quello che ci circonda. Ma il resto viene da sé e in maniera piuttosto automatica e del tutto soddisfacente.
Anche “disinserirsi” dal modello economico e sociologico attuale e cioè riorganizzare la propria vita all’insegna del perseguimento dei propri ideali, in un contesto più a misura d’uomo, relazionalmente più umano e meno impattante per l’ambiente è un percorso che può dare grandi risultati. Lo “scollocamento” è possibile attraverso soluzioni di vario tipo, quantificando le proprie risorse di partenza (materiali e culturali) e mettendole in relazione ai propri sogni nel cassetto al fine di individuare la nuova situazione verso cui proiettarsi.
E noi che invece siamo collocatissimi e che misuriamo la nostra felicità anche in base ai cavalli in dotazione della nostra automobile come ci poniamo di fronte a questa rivoluzione suggerita? Voi non lo so, ma io ho un’automobile per nulla dotata che mi sento costretta a dover usare e non lo faccio con piacere, e di fronte a questo verbo diffuso dai due scrittori mi pongo in maniera scettica. La sensazione iniziale è tutto “wow” “cavolo, è verissimo” “sembra avermi letto nel pensiero”. Ma poi ti ritrovi a pagare affitto, bollette e via dicendo, e tutto quello che viene narrato in “Ufficio di scollocamento” mi appare appunto una narrazione, per niente veritiera di come potrebbero svolgersi le cose. Della serie: quando ci sarà da pensare alla mancanza di risorse ci penseremo. Una visione lassista, rassegnata e passiva. Torna a farsi sentire la sopita volontà di riscatto, che mi urla: se tanti ci sono riusciti e altri ci stanno riuscendo puoi farlo anche tu…e tu…e tu…e tu! Insomma: le basi ci sono, i suggerimenti su come fare pure. Adesso tocca a noi prendere il coraggio a due mani e decidere cosa farne. Perché credo si tratti proprio di questo alla fine: coraggio. Chi più ne ha più ne metta.

Edizioni: Chiarelettere
Anno: 2012

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Pecca un po’ di populismo, no?

    Che la nave stia affondando è un dato di fatto, imbarchiamo acqua da anni ormai (ma inspiegabilmente siamo a galla…ancora, c’è chi dice per poco..), che a volte per salvarsi bisogni disobbedire agli ordini del comandante, anche questo è innegabile, ma tutta questa faccenda dell’ufficio di scollocamento mi pare molto utopistica.

    Non nego che se tutti facessimo la nostra parte, potremmo stare meglio di come stiamo. Manca il coraggio a volte, è vero, ma spesso non è possibile distruggere l’incastro in cui si è invischiati,solo perchè si decide di cambiare vita, specialmente quando non si è soli e le nostre decisioni ricadrebbero anche su altri.

    Tutto molto bello, carsharing, cohausing (0_o),servizi, orti, … tutto bello (o quasi) ma spesso impraticabile perchè come dici tu ci sono il mutuo e le bollette.

    E sinceramente oltre che impraticabile mi sembra per alcuni aspetti improponibile perchè anacronistico, il ’68 è passato da quanti ??… 44 anni ?

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    1. Angiolina ha detto:

      Tu lo chiami populismo…io romanticismo, in bilico fra nostalgia ed utopia.

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  2. Natalia ha detto:

    Non ho letto il libro, ma mi verrebbe da premiare l’intenzione. ‘Riduzione dei consumi’ e ‘ricerca di una sobrietà rasserenante’ non mi sembrano suggerimenti così impraticabili… Anzi! Ma se non ho capito male qui si parla proprio di un eventuale stravolgimento della vita individuale in un’ottica che concilierebbe la soddisfazione personale con il benessere generale. E questo mi sembra già molto più complicato…

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  3. Angiolina ha detto:

    Non so se la cosa possa interessarvi ma ve la dico: Perotti sta facendo una trasmissione su Rai5 che si chiama “Un’altra vita”. In pratica in ogni puntata fa vedere alcune storie di gente che si è “scollocata”, in qualche modo. Un buon motivo per guardare la tv secondo me. Ve lo consiglio. Rende tutto più reale e meno utopistico come dicevi tu Ele. Rimane complicato Nat…ma anche meno di quello che sembra.

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