Firmino – Sam Savage

il

Vedete l’immagine della copertina? Bene, quel sorcio spelacchiato è proprio il protagonista di Firmino, scritto da Sam Savage.
La storia ripercorre la vita nella Boston di fine anni ’50 di un vero topo da biblioteca, in questo caso da libreria, molto sui generis. Nasce, infatti, dotato di uno spiccato intelletto tipicamente umano, racchiuso, però, in un involucro esterno che da subito gli appare come estraneo.

Sebbene uguale ai suoi simili e per certi dettagli ai suoi occhi ancora più sgradevole, Firmino non si sente affatto un topo e vorrebbe non esserlo. A differenza degli altri roditori impegnati nell’unico sforzo fisico della sopravvivenza, Firmino si interessa a tutto ciò che anima Pembroke Books, la libreria che scopre nel suo percorso di risalita dal seminterrato in cui è venuto al mondo.

 

Questo luogo diviene il suo rifugio e da qui ha inizio il rapporto viscerale con i libri che popolano gli scaffali: i libri lo riscaldano, lo nutrono, gli fanno conoscere il mondo, gli tengono compagnia e lo aiutano a sopportare la sua condizione di emarginazione forzata (che per fortuna non sarà totale), alimentando un’immaginazione che lo spingerà verso luoghi sconosciuti.

E’ impossibile non simpatizzare per un personaggio talmente improbabile da sembrare vero, che sente il mondo come un uomo (malinconico, impacciato, dalla sensibilità esagerata), ma che è costretto a viverlo come un ratto, di nascosto e senza potersi esprimere, se non con qualche squittio. Alcuni potrebbero addirittura immedesimarsi… Dal punto di vista narrativo, poi, il testo è molto godibile e, strano ma vero, nonostante sia quasi privo di dialoghi, non si avverte affatto il peso delle lunghe descrizioni, perché sapientemente farcite della serie di rocamboleschi eventi vissuti da questo simpatico topo, eventi che potrete scoprire solo leggendo. Decisamente consigliato!

Editore: Einaudi
ISBN 9788806192587
pp. 184

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4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonio ha detto:

    Mmm…a cavallo tra Kafka e ratatouille :D. Interessante!
    Un po’ figlio del primo e papà del secondo.
    Trovo interessantissime le parabole fantastiose con personaggi altrettanto fantasiosi proiettate al racconto della meno fantasiosa difficoltà del vivere alla ricerca della felicità, alla ricerca della personale realizzazione.
    Mi incuriosisce!
    Grazie Natalia.

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  2. Antonella ha detto:

    Mi intriga l’idea ed effettivamente mi ricorda Ratatouille (che adoro 🙂 ) che esprime tutto il suo ‘non essere topo’ solo attraveso la cucina. In questo caso la valvola di sfogo e di realizzazione sono i libri…e come dargli torto! Un appunto solo per gli occhietti tristi di Firmino in copertina.
    Potremmo adottarlo come mascotte del blog 😉

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  3. Natalia ha detto:

    Gli accostamenti sono davvero calzanti, anche se non si può parlare di vera e propria metamorfosi (lui nasce proprio topo!). Il senso, però, è decisamente quello di cui parli tu, Antonio. Mi riprometto di vedere Ratatuille e sono d’accordo con te, Antonella, per farlo diventare la mascotte del blog!
    Ah! Grazie a Elena per avermi passato il libro 😀

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  4. Elena ha detto:

    Firmino è meraviglioso, impossibile non amarlo, ma mi ha caricato di una tale tristezza !! Lui, imprigionato in quel corpicino !!! 😦

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