Santa Evita – Tomás Eloy Martínez

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Tra il 1946 ed il 1952 Eva Perón, la moglie del dittatore argentino e fondatore del partito peronista, Juan Perón, riuscì a conquistare il popolo argentino, tanto che la sua popolarità offuscò quella del marito. Ma Santa Evita non è biografia di Eva Duarte Perón, Santa Evita, racconta la storia affascinante della “vita” del suo cadavere.  Il 26 luglio 1952 Evita muore di cancro all’età di 33 anni. Poco prima di andarsene chiede al marito di non essere dimenticata: “Non voglio che la gente mi dimentichi, non permettere che mi dimentichino”. Juan Peron la prende in parola, e mezz’ora dopo la sua morte un anatomista di fama  inizia il processo di imbalsamazione.

Si era deciso di tumulare il cadavere di Evita in un grande mausoleo a lei dedicato, ma prima che il progetto potesse essere completato,  Perón fu rovesciato da un colpo di stato militare. Dopo il colpo di stato, il peronismo fu bandito e anche solo possedere un’immagine di Evita divenne illegale. Così ha inizio la vita dopo la morte, il viaggio di Eva Perón post mortem.

Il governo militare si  chiedeva cosa fare con il corpo. Per la gente era Evita, la Santa, da amare e venerare, per i militari era un pericolo, un simbolo da cancellare. Seppellire il cadavere poteva far unire  i peronisti fedeli e anche le masse che vedevano in Evita un idolo da venerare. Ci sarebbe stato un luogo dove pregare, un luogo di aggregazione. Eva, da morta, era percepita come più pericolosa che da viva.

Furono creati dei manichini, con le sue fattezze, per sviare la popolazione e non far sapere dov’era il corpo della vera Eva. Per oltre un decennio, il cadavere e le sue copie cambiarono mani e luoghi, attraversando l’Argentina e l’Europa. Il vero cadavere su sepolto a  Milano, da dove è stato finalmente recuperato e restituito ai Juan Perón dopo il suo ritorno dall’esilio in Spagna.

Martínez racconta le storie di tutti coloro che per un motivo o per l’altro hanno avuto a che fare con il cadavere. Alcuni sono stati perseguitati fino alla morte,altri hanno avuto incidenti inspiegabili, altri  spiati per tutta la vita.  Le vicissitudini del cadavere sono rocambolesche in un mix perfetto tra finzione e realtà. I fatti storici si intrecciano benissimo con la parte inventata, dando a questo romanzo la parvenza di totale realtà, come se si stesse leggendo effettivamente un resoconto giornalistico e del tutto veritiero dell’accaduto. Si sta in bilico tra un thriller poliziesco, la ricostruzione storica, il reportage giornalistico. E qui sta la grandezza dell’autore.  Il lettore diviene complice in questo viaggio di scoperta, che risulta molto simile ad un mistero in cui il lettore, e l’autore stesso, hanno pochi indizi. Benché sembri molto complicato, questo romanzo è estremamente scorrevole ed intrigante.

Verso la fine del romanzo, due personaggi hanno questo scambio (vado a memoria, non cito esattamente): “Come hai detto, è un romanzo” “Nei romanzi, ciò che è vero è anche falso”. Ed eccovi servita la chiave di lettura dell’intero libro. All’inizio, lo ammetto, ero affascinata dall’idea di leggere un libro con protagonista il cadavere e non Eva stessa. L’idea suonava originale ed affascinante, soprattutto perché non stiamo parlando di un libro fantasy o horror, la protagonista è un personaggio storico molto importante,  tutt’oggi molto amato. Andando avanti nella lettura mi sono resa conto che oltre ad essere una storia ben congegnata, c’è un secondo livello che porta il lettore a chiedersi quali siano le parti vere da quelle inventate,e alla fine, non si riesce a discernere la storia dalla finzione perché gli ingranaggi si incastrato talmente bene che il groviglio di vero e falso è inscindibile e da energia alla storia. Non è anche questo ciò che chiediamo ad un romanzo? Il restare in bilico appesi al filo della narrazione? Dubbio che ti porti dietro anche quando hai terminato di leggere il romanzo e che a distanza di tempo ricordi ancora nitidamente. Ecco, per me Santa Evita è stato tutto questo.

Casa editrice : Guanda
pp. 316
isbn: 88-8246-334-6

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonella ha detto:

    mmmmm…questo libro mi attira, anche se normalmente non mi piace molto non sapere quanto c’è di realtà e quanto di finzione. Sono convinta che magari dopo averlo letto farei una ricerca per approfondire i fatti storici.
    Mi sembra una trama originale, se vogliamo un po’ macabra ma sicuramente inusuale e comunque le vicende della salma di Evita non fanno che aumentare l’aura di straordinarietà che ha sempre avvolto questo personaggio del quale non ho mai saputo molto. Sarà quindi l’occasione buona per saperne un po’ di più 😉

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    1. Elena ha detto:

      Beh sì in effetti raccontato così può sembrare un po’ macabro. In verità, se vogliamo, è la realtà dei fatti fatti storici che lo è. Evita morì il 26 luglio 1952, per un cancro al collo dell’utero. Il suo corpo fu effettivamente imbalsamato ed esposto. Il golpe Militare rovesciò Peron.
      Il corpo passò davvero di mano in mano fino ad arrivare a Milano ed essere interrato in incognito al Cimitero Maggiore (Musocco) nel campo 86, dove ora c’è una lapide commemorativa, col nome fittizio di Maria Maggi de Magistris.

      Il resto però non te lo svelo per non toglierti il gusto di indagare quali siano le parti reali da quelle fittizie perchè è qui che viene il bello.

      Ho Studiato per anni storia e letteratura ispano americana all’università. Ho sviscerato la storia dell’Argentina e del Peronismo, ma ti assicuro che comunque, affrontando la lettura di Santa Evita il dubbio ti viene, perchè, c’è da dire, all’epoca erano bravi a manipolare i fatti, e un po’ di mistero rimane ….

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  2. Elena ha detto:

    L’ha ribloggato su Infinite Voci.

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