Il Profumo delle Foglie di Limone – Clara Sànchez

Sandra è una trentenne in crisi che si rifugia in Costa Bianca, Spagna, per riflettere sulla sua vita e rinascere insieme al bimbo che aspetta da qualche mese. In rotta con i genitori, disoccupata e incerta sull’amore nei confronti del padre di suo figlio, si abbandona alla vita calma e quasi noiosa di un piccolo paesino di mare immerso nel verde e nel profumo dei limoni in fiore. La ricerca di un senso nella vita che sta conducendo la porta a stringere amicizia con una coppia di anziani che vive in una bella villa un po’ isolata.

Friedrik e Karin Christensen sono due amabili vecchietti che rispondono all’ accorato bisogno di affetto di Sandra, la quale si lascia coccolare e viziare rivedendo in loro i nonni che non ha mai avuto. La vita sembra acquisire un sapore nuovo quanto inatteso per la ragazza, fatto di lunghe e riposanti passeggiate al mare, stimolanti chiacchierate in salotto e simpatiche feste che i Christensen amano dare per la comunità di amici tedeschi che risiede in città. E’ proprio ad una di queste ‘rimpatriate’ che Sandra incrocia lo sguardo di Alberto e alla gioia della nuova vita riscoperta si aggiunge una sottile e delicata tinta rosa. Ma la sorpresa è dietro l’angolo!

E l’incontro con Julian, uomo di mezz’età scampato alla tragedia di Mathausen, le fa spalancare gli occhi sull’orrore. Orrore nello scoprire che gli adorabili nonni adottivi nascondono un passato da feroci e compiacenti nazisti e sono alle prese con un utopico piano di ritorno ai fasti antisemiti. Julian fa parte di un’associazione che va alla ricerca dei vecchi nazisti sparsi in tutto il mondo per smascherarli e farli punire. Sandra è l’unica che può aiutarlo e si ritroverà a fare da infiltrata per portare alla luce la comunità nazista. Il libro affronta in maniera originale il tema doloroso della persecuzione antisemita e scorre veloce…fin troppo,secondo me. Sarà che io dinanzi a determinate problematiche come figli in balia di mamme un po’ confuse o nazismo e deportazione, male allo stato puro e gusto nel dolore altrui, mi indurisco e risulto alquanto intransigente, ma nel complesso il mio giudizio non è entusiasmante. Per essere una storia nella quale si intrecciano varie personalità con problematiche differenti la scrittrice, dal mio punto di vista, non approfondisce la psicologia dei personaggi, calandoli in situazioni decisamente troppo paradossali ed irreali. Infatti, al di là dei motivi che spingono da un lato Friedrik, Karin e i loro amici a voler rimettere in piedi un periodo per loro nostalgico fatto di feste, potere e pura follia mista a sadismo e dall’ altro Julian, che impegna i suoi sforzi dopo il campo di concentramento perché il dolore è stato troppo intenso per poter essere dimenticato, io mi chiedo: ma Sandra perché si comporta così?! E’ troppo banale una semplice crisi con i genitori, il lavoro e l’amore per giustificare il totale abbandono della propria vita nelle mani di due sconosciuti.

Banalizziamo un attimo, la prima raccomandazione di una la mamma al proprio bambino è: non accettare caramelle dagli sconosciuti! E invece la nostra Sandra (da adulta!) non solo accetta le caramelle, ma si trasferisce a casa degli sconosciuti giocando a fare la nipotina accudita. Mah….mi sembra un po’ troppo forte la spinta alla storia! Mi sarebbe piaciuto leggere di più del travaglio interiore di una futura mamma che si trova di fronte all’orrore del nazismo letto negli occhi di un ex deportato, perché penso che l’essere incinta porti la donna a guardare al mondo con molte e più articolate sfumature degli altri. Sandra vive la gravidanza come corollario nella sua vita, agli inizi la sopporta quasi con fastidio, aggrappandosi poi nei mesi al figlio non ancora nato per non soccombere al fallimento del quale sente il peso. Insomma, mi è sembrata una lettura un po’ leggera e affrettata riguardo tematiche fin troppo complesse e non approfondite.

Casa editrice : Garzanti
ISBN 978881168662-0
Visita il sito dell’autrice   www.clarasanchez.com

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Elena ha detto:

    Molto interessante Antonella! 🙂 In effetti mi è capitato più volte di prendere in mano questo libro in libreria, attratta dal titolo e dalla copertina, ma non so perchè c’era qualcosa che non mi convinceva. Ora grazie al tuo articolo ho messo a fuoco essattamente di cosa di trattava.

    …non accettare caramelle dagli sconosciuti! E invece la nostra Sandra (da adulta!) non solo accetta le caramelle, ma si trasferisce a casa degli sconosciuti giocando a fare la nipotina accudita. Mah….mi sembra un po’ troppo forte la spinta alla storia!…

    queste righe racchiudono esattamente il mio scetticismo verso la trama di questo romanzo, tanto da farmi desistere dall’acquisto. Ora tu confermi i miei sospetti analizzando alla perfezione il punto debole della trama. Ti ringrazio, ora so che non lo leggerò 😉

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  2. Antonio ha detto:

    Interessante, soprattutto alla luce delle tante lodi tessute fino ad ora in merito a questo romanzo.
    La costruzione del “caso” da premio non si presenta come nuova nel panorama letterario, tuttavia, a differenza di Elena che giustamente ha trovato il nome ai motivi del suo scetticismo io rimango incuriosito dalla chiave di lettura che ne dai Antonella e mi riprometto di leggerlo e, che ne so, magari di riscriverti per contraddirti. Grazie!

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  3. Antonella ha detto:

    Bhè la costruzione del caso letterario frutto del passaparola fa sempre effetto soprattutto nel lancio di un nuovo scrittore sul mercato, però se ci si sofferma a riflettere sui numeri salta fuori una considerazione abbastanza lampante: ma su ipotetiche tot-mila copie vendute a quanti sarà piaciuto realmente il libro?? Il lettore infatti non ha la possibilità di restituire il libro se non è piaciuto!
    Elena, non ti far convincere subito dal mio giudizio non proprio entusiasmante, la mia è una modestissima quanto personalissima considerazione (ricorda i nostri diversi approcci ad Haruki Murakami 🙂 [cit. After Dark di Haruki Murakami by Elena] ). A tante persone il libro ha lasciato degli spunti di riflessione che magari troveresti anche tu ed anzi sarebbe bello poterci poi confrontare su questo. D’altronde è proprio questo lo spirito che mi muove a scrivere la mia recensione, la possibilità di poter riflettere sulle mie considerazioni rapportate a quelle di altri lettori/lettrici.
    Antonio, mi fa piacere aver contribuito a solleticare il tuo interesse per questo libro e sono curiosa di conoscere la tua opinione che sarà arricchita da un punto di vista maschile ad una storia prevalentemente al femminile. In attesa di essere contraddetta 😉

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    1. Elena ha detto:

      uhm….. Anto.. non hai tutti i torti.. potrei trovare un posticino per questo libro in fondo… ti farò sapere ! 🙂

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  4. Anna ha detto:

    La recensione che mi piace è quella che si arricchisce del parere personale di chi ha letto il libro.
    Forse per il fatto che ci si conosce mi fido del tuo parere, della tua opinione sulla trama o sullo stile di un libro che presenta alcuni nei che tolgono fascino alla lettura. La lettura secondo me è una relazione molto personale tra lettore e libro e ognuno trae i suoi insegnamenti ciascuno deve dunque affrontare personalmente una lettura per trarne un giudizio, eppure la poca realisticità di una storia per me è motivo di scarsa attrattiva che fa crollare l’intero impianto narrativo anche quando questo fosse eccelso.
    Magari lo leggerò anch’io e riconoscerò di essermi arricchita degli spunti che offre di cui parli anche tu, ma il vero buon libro è il mix perfetto di stile,storia,ritmo: si direbbe che qui l’elemento storia sia meno forte ma mai dire mai.

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